Splendori della Chiesa Cattolica #3
 
Il terzo e ultimo ritaglio di giornale risale al 2001. Il Giubileo è appena finito e il 6 gennaio, sull’ultima pagina del Manifesto, Sandro Portelli ricorda una pagina poco o per nulla conosciuta della storia della Chiesa e del Risorgimento italiano. La riassumo qui brevemente, ma per chi volesse leggersi tutto l’articolo (e lo consiglio vivamente), lo può trovare qui.
 
Perugia, 14 giugno del 1859: mentre al Nord si combatte la guerra d’indipendenza, tra le acclamazioni della folla, un gruppo di liberali (decisamente diversi dai liberal forzitalioti di Adornato) comunica al delegato apostolico – Perugia è allora parte dello Stato della Chiesa – che la città “voleva essere italiana e che si sarebbe staccata dal Papa qualora questi non intendesse aiutare Vittorio Emanuele e Napoleone III a cacciare gli austriaci dalla penisola”.
 
Il delegato apostolico lascia la città. La reazione della Curia romana è immediata: papa Pio IX e il suo segretario di Stato, il cardinale Antonelli ordinano alle truppe svizzere – com’è noto, il braccio armato del Vaticano – di marciare su Perugia. Duemila soldati al comando dlcolonnello Schmidt partono. Cinque giorni di marcia.
Perugia si prepara a resistere. Gli svizzeri sono raggianti. Per rinfocolare il loro entusiasmo, Schmidt promette loro il saccheggio della città.
 
Il 20 giugno insorti e soldati si affrontano. Cedo la parola a Portelli:
<<Gli insorti sono poco più di un migliaio, hanno archibugi da caccia e 400 fucili, in parte inservibili, arrivati da Arezzo (…). Resistono sulle mura e sulle porte, poi nelle strade strette, nelle case, sui tetti. Ci sono i primi morti. Il contingente pontificio infine entra in città, "inferocito per la imprevista resistenza dei perugini e imbaldanzito dalla vittoria" (Luciano Radi, 20 giugno 1859). Piove furiosamente, le strade sono deserte, c'è il rischio dei cecchini; i saccheggiatori hanno fretta. I soldati del Papa irrompono nel Monastero di San Pietro, non trovano bottino e si sfogano devastando l'archivio e la biblioteca. Invadono i negozi e le case, la gente gli tira tegole dei tetti e qualche colpo di fucile, loro sparano indiscriminatamente alle finestre, ci sono altri morti e feriti, "per lo più donne". "I soldati cominciarono ad assaltare i portoni delle case rimasti chiusi ed, entrati, fecero scempio di cose e persone. Alcuni che coraggiosamente si opposero alle rapine degli oggetti più preziosi e cari, furono selvaggiamente aggrediti ed uccisi. Visto che i negozi degli artigiani e dei commercianti non erano in grado di arricchire il loro bottino, passarono ad incendiarli. Fu il finimondo".
Un episodio fra tanti: "la casa del fabbro Mauro Passerini, cittadino di eccellente reputazione, fu saccheggiata, e Passerini stesso e sua moglie Carolina, furono barbaramente assassinati, come pure Candida, cognata del Passerini, che abitava là vicino" (H. Nelson Gay, in Archivio Storico del Risorgimento Umbro, 1907). L'ambasciatore degli Stati Uniti in Vaticano, Stockton, scrisse al suo governo: "Una soldatesca brutale e mercenaria fu sguinzagliata contro gli abitanti che non facevano resistenza; quando fu finito quel poco di resistenza che era stata fatta, persone inermi e indifese, senza riguardo a età o sesso, furono, violando l'uso delle nazioni civili, fucilate a sangue freddo". Il cappellano delle truppe pontificie riferì "con entusiasmo" che "i nostri soldati massacravano quanto trovavano in queste case". Giuseppe Porta, segretario del comune, va per negoziare sventolando una bandiera bianca, ed è abbattuto a fucilate. Alla fine, il conto dei cittadini uccisi è di ventisei. I feriti sono innumerevoli, i danni incalcolabili.>>
 
Mi permetto di segnalare la reazione dei rappresentanti di Cristo in terra:
 
"Il sentimento [del cardinale] Antonelli alla prima notizia della repressione dell'incipiente rivoluzione in Perugia, era stato di pura e semplice contentezza. Il Papa, 'onde manifestare la somma sua soddisfazione' aveva immediatamente promosso il colonnello Schmidt, che comandava gli svizzeri pontifici vincitori, al grado di generale di brigata" (Nelson Gay).
 
Un episodio minore, ‘soltanto’ ventisei morti’, eccessi condannabili ma sporadici ecc.? I successori di Antonelli oggi parlano di dovere morale dell’ingerenza negli affari dello stato italiano. Oggi si chiamano Ruini e se non possono mandare un colonnello Schmidt a chiudere con il fuoco d’artiglieria la bocca ai dissenzienti e ai pervertiti, temo sia soprattutto per merito delle circostanze storiche. Sarò accecato dall’anticlericalismo, cosa volete farci.
Infine vorrei ricordare – come fa Portelli – a chi dovesse pensare che si tratta di cose passate, inattuali, che Pio IX, dopo aver promosso il macellaio Schmidt, è stato a sua volta promosso beato da Wojtyla proprio nel 2000.
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Una risposta a

  1. anonimo ha detto:

    Letture interessanti e documentate, tanto che mi sono permesso di linkarle in un brevissimo post da me. Se ti disturba, fammelo sapere e lo tolgo.
    Ciao!
    Stefano

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