Certezze I

L’effetto serra è un’invenzione degli ecologisti. I soliti catastrofisti. Lo dice anche Crichton qualcosa di vero ci sarà. L’uomo non c’entra. Sono le scoregge di milioni di milioni di mucche. Non c’è nessun pericolo o è colpa della Cina. La Siberia si squaglia, nube giallognola sul Sud-est asiatico, ma quei comunisti del cazzo non sanno fare altro che dare la colpa all’America. È stato Dio.
 
È stata la CIA. È stato Bin Laden. È stato Allah. È il solito complotto plutogiudaico. Il giorno prima dell’arrivo dell’uragano, venticinquemila ebrei hanno abbandonato all’unisono la Louisiana. Lo dice anche Maurizio Blondet qualcosa di vero ci sarà. Sono stati gli Illuminati. Il Bilderberg. I templari. Sono state le scoregge di milioni di milioni di Al-Zarkawi. È stato mio cuggino.

***
 
Certezze II
 
Si può anche essere critici su tanti aspetti legati alla marcia per la pace Perugia-Assisi (200.000 persone), ma non esistono parole capaci di esprimere tutto il disprezzo e la pena che si meritano i cinquanta omuncoli chiusi nel comune di Assisi con la bandiera a stelle e strisce, impegnati a commemorare le vittime dell’11 settembre 2001 e a ripetere per l’ennesima volta la stucchevole storiella dei pacifisti antiamericani e adoratori di Bin Laden.

***
 
Katrina I
 
A proposito dei presunti saccheggi a New Orleans dopo l’uragano, su Znet-it (nei miei link) un interessante articolo di Brian Dominick spiega come simili notizie, non confermate, gonfiate, inventate o strumentalmente distorte, siano preziose per stornare l’attenzione dell’opinione pubblica dal criminale comportamento delle autorità.

***

 
Katrina II
 
Sempre a proposito del disastro in Louisiana, così dice in un’intervista comparsa sul Manifesto (e reperibile integralmente qui) lo scrittore Gore Vidal:

D: Sembra che abbiano un piano per usare il Pentagono nella repressione di qualsiasi reazione popolare alle loro direttive…

R: Certo, abbiamo tutti visto cosa ha fatto Bush quando a cercato di sottrarre il controllo della Guardia nazionale al governatore della Louisiana: si sarebbe trattato di un duro colpo al controllo delle strade e della popolazione in genere, ma il governatore, che è poi una governatora, non è caduta nella trappola. Questi signori troveranno comunque un'altra via per appropriarsi della Guardia nazionale che gli fornirà così parecchi soldati. Credo proprio al più che probabile emergere di una vera dittatura. Devo anche ammettere che per nostra fortuna i governanti hanno una indiscutibile qualità: sono fottutamente inetti. Non sono in grado di spostare un piede dopo l'altro e qualsiasi loro nefasto complotto ha in sé i germi del fallimento.
(…) Credo che gran parte della gente abbia raggiunto questa conclusione e anche coloro che non l'hanno raggiunta lo faranno tra breve. Andiamo comunque incontro a una grande turbolenza.

D: Ho appena letto in un giornale dell'Utah che i rifugiati di New Orleans vengono chiusi in una base militare circondata da filo spinato. Sono stati caricati sugli aerei senza venire informati della loro destinazione e senza sapere dove fossero andati a finire i loro familiari. Si tratta di incompetenza o di un piano preciso?

R: No, il grande piano è quello originariamente ideato da Oliver North, quel ragazzo tutto d'oro. Quando lavorava nella Casa Bianca di Reagan compilò programmi dettagliati d'emergenza per l'eventualità di una invasione degli Stati uniti, di una rivoluzione o di qualche altro evento estremo: dimostrò un interesse particolare per gli afro-americani da lui destinati ad essere immediatamente rinchiusi. Ho l'impressione che questi piani ancora esistano: non lo so, ma lo sospetto.

 
D: Al di là di una rivolta generalizzata della comunità afro-americana, cos'altro può emergere che possa salvare il paese dal disastro?

R: Madre natura (e ride). Madre natura ci verrà di nuovo in aiuto con più uragani, con un'iradidio di piogge, lampi, terremoti: sembra che tutto sia destinato a sfasciarsi, sul nostro pianeta.

D: Solo così vedremo rinascere dei movimenti progressisti?

R: Non vedo proprio da dove potranno saltare fuori e non mi sembra che internet potrà servire a molto. Internet a livello organizzativo può mettere in connessione individui, folle e movimenti, come ad esempio ha fatto nel febbraio 2003. Anche se molti hanno marciato, chi non ha avuto accesso all'internet ne ha saputo poco o niente perché i grandi mass media non ne hanno parlato.

D: Ma c'è il movimento contro la guerra, e una assunzione di coscienza che si fa sempre più strada: non servirà a niente?

R: Penso che altre cose accadranno. Ci sarà un ammutinamento della truppa, perché ai soldati non piace di essere ammazzati e per di più in una guerra che non ha senso alcuno. E poi vedremo il ritorno al potere della vecchia e più tradizionale dirigenza conservatrice. E' gente a cui non piace vedere il paese devastato: dopotutto si tratta anche del loro denaro. E così ordineranno la cacciata dei bushisti. Saranno proprio loro a guidare la rivoluzione. Sembra incredibile, rappresentano l'elite del «Raquet Club» di New York City, è disperante pensare che siano proprio loro a dire di no. Non so davvero se lei rammenti come la guerra del Vietnam finì solo quando Wall Street scese per strada. Un giorno si alzarono dalle loro scrivanie, uscirono dai grattacieli dell'alta finanza e delle banche per chiedere la fine della guerra e la guerra finì. In un certo senso i governanti di oggi sanno che c'è un altro gruppo di governanti alle porte.

D: Non capisco. Dove è andata a finire negli ultimi anni questa classe di governanti al di sopra di quella attuale?

R: Ha continuato come al solito ad arraffare denaro! Malgrado il cambiamento ai vertici amministrativi i loro interessi sono rimasti immutati. Ora si muoveranno per salvare lo spettacolo. Sanno fin troppo bene che non potranno continuare a curare i propri affari con un debito pubblico così astronomico. Direttamente o indirettamente, sarà questo debito a porre fine alle guerre.

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6 risposte a

  1. anonimo ha detto:

    grazie per i link agli articoli su katrina

  2. anonimo ha detto:

    il pianeta rosso (30-05-2005)
    Le parti saggistiche sono molto buone, quelle narrative meno. Il dialogo telefonico con gli scrittori del passato è irrealistico e volontaristico. Ma il vero problema di questo libro è lo spirito autocelebrativo che lo anima. Moresco si sente un Dio e considera tutti gli altri scrittori, parole sue, delle “larve” manipolate dall’indistria editoriale, eccetto qualche suo ammiratore. Un po’ troppo presuntuosa questa posizione, non trovate?
    Voto: 2 / 5

  3. razgul ha detto:

    Il “commento” 2 è di Pierluigi, un mio ex amico dei tempi dell’università. Ogni tanto mi chiedo cosa l’abbia spinto a superare la soglia oltre la quale si cessa di essere persone normali e si diventa molestatori.

  4. anonimo ha detto:

    Lo Sbrego è un libro “nuovo”, è inutile aspettarsi che non sia accolto con pregiudizi sulle intenzioni dell’autore. D’altra parte basta mettersi nei panni di chi fino a un certo punto ha letto certi libri in un certo modo, e poi di colpo gli vengono presentati quei libri, la letteratura, sotto una luce diversa: la prima reazione è mettersi in guardia (a meno che non sia una persona di larghe vedute e disposto a farsi attraversare dalle idee). Personalmente mi è capitato di rivedere parecchie convinzioni “estetiche” dopo la lettura di Moresco. Molte cose contemporanee che mi facevano impazzire ora mi interessano meno. Se si impara a guardare si possono avere molte sorprese. Faccio un esempio: la macroglossa descritta da Moresco nel secondo Canti del Caos (sono poche righe). Mi sono chiesto se l’ha notata lui o se ha conosciuto qualcuno che si interessa di insetti, e sarà riuscita ad arrivare in qualche vaso di Milano, magari qualcuno tiene della lavanda in terrazza, oppure è apparsa in un documentario in tv. Be’ in tutti i modi è diventata una piccola creatura simbolica. Insomma Moresco ha fatto un cortocircuito dei suoi, realtà – simbolo, usando la realtà (rimossa) della natura, una falena capace, per succhiare il nettare, di fermarsi nell’aria e srotolare un becco lunghissimo che tiene arrotolato in una spirale, tutto in modo iperfebbrile. Se vi capita, state a guardarla, è bellissima.
    http://it.geocities.com/entomologymelchionda/macroglossa.html

    andrea barbieri

  5. razgul ha detto:

    Caro Andrea, sono d’accordo con te (a parte sulla foto della macroglossa, che mi pare vagamente ripugnante: ma è un giudizio, il mio, dettato da una personale repulsione per le grosse falene). Il fatto è che l’ex amico di cui dicevo si è con tutta probabilità limitato a copincollare un commento altrui (credo trovato su IBS). Temo per il gusto (?) di provocarmi (??).

  6. anonimo ha detto:

    Raz, un’altra caratteristica di chi scrive quel tipo di commenti sul lavoro di Moresco è l’incapacità desolante di fare un confronto con le altre arti. Rimangono lì, senza essere toccati dalle parole, si annodano da soli le budella per l’incapacità di vedere qualcosa. Si incazzano per esempio per i cambi di prospettiva, dall’infinitamente piccolo di uno spermatozoo all’infinitamente grande dello spazio. A questi sbudellati bisognerebbe proiettare “2001 odissea nello spazio” in cui Kubrick va in un attimo da una camera da letto a una galassia, dal respiro di un uomo a un pianeta.

    Purtroppo della macroglossa stellatarum non ho un filmatino. Giuro che vederla in azione è sbalorditivo.

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