Accordare lo strumento

(Non-appunti per una non-poetica)

 

“E dunque tutto il giorno per quelli fu rissa di guerra
insopportabile; di fatica e sudore, sempre, senza respiro
le ginocchia e i polpacci, e sotto, i piedi d’ognuno,
e le mani e gli occhi dei combattenti, erano sporchi,
intorno al forte scudiero dell’Eacide piede rapido.”
Iliade
 
1.
Mi sono rotto delle storie che cominciano tutte in terza persona, passato remoto, un piccolo incipit che vuol essere fulminante su – mettiamo – lo squallido risveglio dello sfasciato ma figo protagonista in una squallida ma figa mattina in una squallida ma figa abitazione dell’hinterland milanese, della provincia di Bologna o della periferia di Bari, per poi passare al primo dialogo, ovviamente fintoscoppiettante, con esibizione di moderati gergalismi, cinismi e kamasutrismi.
L’eroe è scoppiato ma figo, ascolta le canzoni dei Bgvaf Aasdovk, compare uno spaccia e una tipa un po’ così ma figa, un cane, una canna, una pistola, berlusconi, i disobbedienti, Londra, la madonna, il sangue e in generale si vuol parlare dell’Italia di oggi, della vita che è tanto pesa e del mondo tutto quanto.
Cristo che due palle!
 
2.
Sfuggire al condizionamento mentale dei nessi di causa-effetto.
Nessuna sentenza, nessuna psicoanalisi. Pulirsi bene il culo dello scrivere dal patetico e dal filosofico.
Il peregrino, la agudeza, l’autoironia assolutoria: nel cesso.
Prendersi sul serio sempre, assolutamente. Anche il comico è terribilmente serio.
Il comico e il tragico, gemelli siamesi indocili.
L’ironia, la sorellastra vanesia e prête-à-porter: perfetta per i cacasotto, è facile da usare e non crea problemi. Nel cesso anche lei.
Lo stile – no: diffidare di chiunque dica “l’importante è lo stile”.
La forma e il contenuto: stronzate. La forma è un cane che inforca un cuscino, il contenuto attenua le rughe. Chissenefrega.
La lingua – no, la voce.
Essenzialità, asciuttezza, semplicità. Sfrondare.
La “bella parola”: sputarle addosso.
Bellezza: falso problema. Porselo è fallire in partenza.
Una voce non bella, non brutta.
La perfezione: secondo falso problema. Non la perfezione né l’imperfezione. Non è questo il punto. Perciò, avere una voce come un corpo nudo: non perfetta né imperfetta.
 
3.
Scrivere non per gioco né per passione.
Scrivere solo e semplicemente perché si è stati gettati nel caos senza spiegazioni, l’anima se esiste annega nella poltiglia del nostro corpo a tempo determinato e si ha quella e solo quella voce a disposizione prima di andare.
Scrivere come se a ogni istante il foglio potesse prendere fuoco e cancellare per sempre ogni parola.
 
***
 
“In questo modo lottavano, e ferreo tumulto
giungeva al cielo di bronzo per l’etere instancabile”.
Iliade
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6 risposte a Accordare lo strumento

  1. anonimo ha detto:

    …insomma un’urgenza. sono d’accordo su quasi tutto,caro raz, fuorché questo: l’ironia non è sempre e necessariamente un sistema per pararsi il culo. lo dico nonostante il fatto che quando mi trovo con la penna in mano me ne viene davvero poca (prendersi sul serio sempre…). insomma, non la butterei a priori nel cesso.

  2. cleo77 ha detto:

    ciao raz,come stai?

    betta-vale—–

  3. cleo77 ha detto:

    si che ci siamo già incrociati raz.io ero glasseye,ancora nei tuoi link….do you remember? baci

  4. anonimo ha detto:

    bel pezzo, mi piace tutto.
    lorenz

  5. razgul ha detto:

    Ma vedi, tereso, io non ce l’ho che con ciò che comunemente oggi s’intene per ironia: cioò, come ben sai, l’understatement fasullo e l’incoercibile impulso a prendere le distanze dalla propria scrittura e dalla propria opera… il rifiuto della ‘serietà’. Ma la serietà non vuol mica dire che bisogna essere sempre funerei. Infatti ho cercato, per ragoni igieniche, d separare questo concetto di ironia postmoderna dal ‘comico’ (che può far spaccare dalle risate e nello stesso tempo essere serisssimo: non trovi?)…

  6. razgul ha detto:

    Grazie lorenz.
    E’ una specie di formulario propedeutico per me stesso, in un momento – credo – di passaggio fondamentale.

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