Genova quattro anni dopo

Questo breve testo e la poesia che lo chiude sono stati letti il diciotto giugno di quest’anno durante l’inaugurazione del circolo di Rifondazione Comunista “Carlo Giuliani” di Secugnago (LO).
Della poesia qualcuno forse si ricorderà, perché l’ho già postata qui, agli albori di questo blog.
Sui fatti di quel G8 e più in generale sul movimento antiliberista si potrebbe discutere molto a lungo, e sarebbero per lo più discorsi dolorosi. Non oggi, però. Oggi bisogna
tenere presente quanto è successo durante le Quattro Giornate di Genova.

…Quella notte, tornando a casa dalla stazione, sono passato davanti all’Hollywood. Per farlo ho dovuto fendere un gruppetto di avventori che si erano assiepati sul marciapiede davanti all’ingresso. Parevano molto allegri, su di giri, un po’ cocainizzati. Ridevano, chiacchieravano. Gli sono passato in mezzo col ghiaccio in petto, per tutto quello che era successo in quei due giorni in riva al mare. Ho provato un senso atroce di estraneità.
Eppure sembrava proprio un sabato sera di luglio come tanti altri: la strada, i binari, i palazzi con le finestre illuminate. Sono salito sul tram, mi sono seduto zitto zitto. Ho pensato: “Domani comincia una nuova storia.”

La poesia che segue mi è scivolata dalle dita molti mesi dopo, in una mattina di tristezza e forte disgusto, dopo aver letto l’ennesima reprimenda moralistica contro i manifestanti del G8, o forse l’ennesima dichiarazione di morte dei movimenti.
Cosa non si è detto e scritto, in quel periodo? Una massa di travisamenti e volgarità tale da far pensare che le autorità e i loro servili banditori avessero una voragine ustionante, laddove di solito pulsa la coscienza. Scioccamente, non avevo capito che non possedevano alcuna coscienza.
Hanno detto che eravamo faine della condiscendenza, nuovi mafiosi in tuta nera, padri disgraziati, psicologie fragili, utili idioti. Che eravamo ignoranti, velleitari, che avevamo poche e sbagliate idee, che se i nostri intenti si fossero tradotti in fatti, per il terzo mondo sarebbe stata la rovina; che eravamo antioccidentali, antimodernisti, fiancheggiatori morali del terrorismo, brodo di coltura della sovversione, figli e nipotini plagiabili dei cattivi maestri. Che, in definitiva, eravamo stupidi, manovrabili, pericolosi e delinquenti.
Eppure, di quelle giornate, io mi ricordo tutt’altro: corpi, sudore, abbracci, canti, rabbia, paura, lutto. Il bruciore del gas CS sulla pelle, gli occhi gonfi, la gola chiusa. Il sibilo dei candelotti, le mani alzate. Un’ambulanza dai vetri spaccati e un uomo con il sangue sulla faccia.
Mi ricordo le espressioni sconce di quegli otto omuncoli, impettiti davanti alle telecamere nei loro completi scuri. Mi ricordo di aver irresistibilmente pensato che, con tutto quel caldo, i loro piedi dovevano per forza imputridire dentro quelle scarpette eleganti da statisti di vaglia.
Mi ricordo di aver pensato che il nostro sudore era tanto dolce e zuccherato, quanto il loro era aspro e cagliato.
Mi ricordo le braccia sottili di un ragazzo di fronte a una pistola.
Non lo conoscevo, ma era come un fratello.

***

Sopra le teste dei tritoni

(A Carlo)

Otto bocche tagliate di sbieco
ottanta dita a macerare
dentro sedici mocassini
sedici fori glassati di muco
e il mare tutto un luccichio

Se ci diranno che abbiamo sbagliato
risponderò Era sbagliata ogni cosa
tranne il nostro respiro
i nostri corpi di zucchero
e il luccichio del mare.

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5 risposte a Genova quattro anni dopo

  1. pistorius ha detto:

    anch’io ho ricordato quel giorno oggi.
    tu con le parole, io sul mio blog con le immagini.
    lorenz

  2. militante ha detto:

    non dimenticheremo mai Carlo…
    grazie raz!

  3. kanji ha detto:

    Caro Raz, sono felice di rileggerti così, proprio come ti ho conosciuto: armato fino ai denti!
    Mi sei mancato, e questo mio aprirmi non ha nulla a che vedere con teatrini e pompini.

    Un abbraccio forte,
    e fraterno,
    Mia H.

  4. anonimo ha detto:

    Avanti così, Raz.

    G.B.

  5. steu ha detto:

    Se ci diranno che abbiamo sbagliato…
    Allora preferisco sbagliare.
    Grazie Raz, il ricordo è importante quanto il sudore di quei giorni.

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