Le bombe e l’idiozia

Non sopporto quelli che adesso disquisiscono con freddezza di possibili obiettivi e quasi giocano al totoboom. “Succederà a Milano?”, “Quale stazione del metrò è meglio?”, “È più strategica Duomo, Centrale o Loreto?”. “E Cascina Gobba? Vuoi mettere Cascina Gobba?”.
Sarà perché ci viaggio anch’io, in metrò, perché mio papà lo prende tutti i giorni allora di punta. Perché lo usano quotidianamente i miei cari, i miei amici… Sarà semplicemente per questo: semplice, egoistico e naturale.
E non mi piace l’atteggiamento di chi, mentre ancora il sangue sgocciola dai corpi martoriati e la polvere alzata dalle esplosioni non si è posata, si riempie la bocca di analisi intelligenti e ragionamenti illuminati.
 
Le ‘responsabilità politiche’… proprio come è successo quattro anni fa con gli attentati in America. Il giorno dopo sui giornali e nelle conversazioni era tutto un fiorire di cinici sapienti engagé – e mi ci metto dentro io per primo­: “la colpa è della finanza globale”, “la colpa è dell’imperialismo”, “la colpa è del sistema”…
Ma in questo sistema solare di colpe, esistono anche il dirottatore e chi ha deciso e organizzato il dirottamento o no?
 
Si riesce sempre e solo a vedere una parte del problema, e solo quella che rientra nei nostri schemi mentali preconcetti.
Semplificazioni funzionali su entrambi i fronti.
A destra si vede esclusivamente il ritorno delle orde sanguinarie, i diavoli anticristiani, lo scontro di civiltà – anzi, lo scontro tra la civiltà e la barbarie, la guerra dell’impero del Male e dell’odio contro il reame fatato del Bene e del progresso. Ignoranza totale e in malafede dei mostruosi crimini di cui l’Occidente neoliberista continua a macchiarsi. A destra, la predazione neocolonialista necessaria ad anabolizzare il nostro stile di vita non esiste o è una cosa buona e giusta.
 
A sinistra si fa lo stesso discorso, ma rovesciato. “Noi” (“noi” generici, in quanto cittadini del primo mondo: mai che ci si pensi individualmente e personalmente coinvolti: “noi” concreti per carità siamo sempre estranei al delitto!) li distruggiamo. È ovvio che loro ci ripaghino con la stessa moneta: chi semina vento raccoglie tempesta. Con una manciata di proverbi della nonna si giustifica il rimpiattino di morti incolpevoli.
 
Gli attentati di Londra hanno riprodotto le stesse meccaniche di reazione e di ragionamento. È come se si fosse tutti quanti dei cani di Pavlov.
 
Guerra all’Europa!
Libertà contro tenebra
Ce la pagherete
Non esiste un Islam moderato
La responsabilità è tutta nostra
È stata la CIA
Il Mossad sapeva
Strage di Stato
All’armi popol cristiano contro il tartaro invasor
 
È vero che i londinesi “hanno semplicemente vissuto per un giorno come si vive tutti i giorni a Baghdad”. L’ho detto anch’io. Vorrei vedermi, se fossi stato su quel cazzo di autobus a due piani. Chissà se sarei stato capace di tanto distacco e tanta lucidità.
 
Io vorrei che a sinistra smettessimo di considerare il terrorismo internazionale solo e semplicemente come una escrescenza acefala dei misfatti occidentali.
 
Per ciò che si dice a destra mi è impossibile vincere la ripugnanza. Un ammasso fecale di malafede, razzismo, ipocrisia e voglia di fascismo. Tutto ridotto a una lotta del bene contro il male. Cecità assoluta (e criminale) sulle corresponsabilità dell’Occidente nel caos mondiale. Xenofobia e nostalgia delle crociate: una cosa da levare il fiato. E non si vede perché “siamo tutti londinesi” (o newyorkesi o madrileni), ma nessuno h sentito il bisogno o l’istinto di dire “siamo tutti abitanti di Falluja”. Sono adepti fanatizzati dell’imperialismo e ci vorrebbero tutti arruolati ad ogni costo: o con loro o contro di loro. O difensori della civiltà o fiancheggiatori della barbarie.
 
Polarizzazione, appiattimento, monolitismo. Ogni dissenso finisce schiacciato in questa tenaglia. Tanto più se è interiormente fiaccato da opposti ma identici schematismi, da analoghe semplificazioni ideologiche.
 

Dire “né con loro né con voi” mi sembra una cosa debole, sciocca e poco onorevole. Credo invece che la diserzione dagli uni e dagli altri dovrebbe piuttosto trasformarsi, pur nei limiti sempre più angusti del nostro spazio d’azione, in una lotta contro gli uni e gli altri. Se anche l’unico modo di lotta fosse confinato sul piano dell’idea e del pensiero, bisognerebbe sforzarsi di fare tutto il possibile su quel piano: denunciare lo schifo del nostro sistema, predatorio e distruttivo, senza rinunciare al più radicale disgusto per il contropotere speculare del terrore. E senza cedere alla comoda scorciatoia di pensare il secondo come pura conseguenza del primo.

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5 risposte a

  1. mata63 ha detto:

    Il bisogno di semplificare le nostre vite induce a schierarsi dall’una o dall’altra parte… Essere obiettivi costa fatica perchè ci si deve guardare dentro con lucidità e tu sai meglio di me ( perchè lo fai sistematicamente ) che alla fine questo esercizio lascia sfiancati. Un abbraccio, Razgul caro.

  2. pistorius ha detto:

    Io incappo di certo in quelli che tu definisci (giustamente) gli errori della Sinistra. E’ vero che il terrororismo non è solo una reazione: cause ed effetti si rincorrono in quella che il Manifesto definisce la guerra civile globalizzata. Noi siamo sul fronte occidentale e scriviamo da questo fronte (hmmm….)
    Ma in questo fronte c’è una pubblica opinione che mette in bocca a chiunque il “siamo tutti londinesi”, e allora io mi incazzo.
    E ricordo che, comunque la si metta, siamo stati noi italiani ad andare in Iraq, non invitati.
    E in Iraq non sono stati i terroristi a versare sangue per primi. E per me, questo conta ancora molto.
    Lorenz

  3. ArabianPhoenix ha detto:

    Sì, non il distacco, l’inattività, l’indifferenza, ma l’attività contro gli uni e gli altri… Concordo. In pieno.

  4. aitan ha detto:

    Mi trovo da un paio di settimane a convivere in un ambiente internazionale con una gruppo di una cinquantina di mussulmani (molti di loro praticanti convinti); tutti, ne sono certo, conviderebbero dalla prima all’ultima parola il tuo testo. Lo so che è ovvio. Ma giù da noi quanti lo sanno?

    (Spero che non ti suoni a spiacevole pompino il fatto che qui in questa parentesi io ora mi compiaccia del fatto che posso tornare a leggerti, ogni tanto).

  5. Uriele ha detto:

    l’ho sempre detto… non mi importa dei motivi ideologici chiunque faccia una strage sia esercito o sia terrorista non ha scusanti e dire alle armi alle armi, non è certo una valida soluzione, in inghilterra a Burningam due giorni dopo l’attentato un gruppo di inglesi a preso di mira per “vendetta” un centro islamico.
    Il fatto è che un terrorismo (inteso come qualsiasi atto volto a provocare morte o sofferenza per imporre un predominio, come può essere anche una guerra con torture e omicidi fra i civili) non può essere sconfitto con le armi nuove morti provocano solo nuova gente arrabbiata pronta a prender le armi e a quel punto non importa chi o cosa ha fatto cosa, ma solo l’ammazzare per primo.
    Non si può cercare di combattere con le armi e neanche con le semplici manifestazioni e girotondi, bisogna creare cultura (che non è necessariamente la cultura occidentale come molti erroneamente voglion fare credere, la letteratura mediorientale tanto denigrata in alcuni testi ha portato a capolavori incommensurabili sia nel periodo pre che post maomettano) e sicurezza alla gente. Fatto ciò guerre e terrorimo non avrebbero più senso di esistere.

    PS: non credo assolutamente di avere una verità assoluta, questa è solo una mia visione (piccola del mondo) e so anche che non si può realizzare facilmente un azione del genere,ma come ci hanno insegnato IRA, BR e tutte le ultime guerre da prima del Golfo con la violenza si può solo disperdere un sentimento di odio e malcontento che è destinato a riemergere di nuovo

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