Paesaggi umani pre-atomici

(Outtake 0 from “Pre-atomic Human Landscapes”)

All’improvviso, tutte collegiali.

Le Brigate dei Martiri di Alassio.

Operaie ventenni semi-analfabete che collezionano poster di Costantino nudo.

Il finto ribelle vero qualunquista che scorrazza in moto per la provincia nord e dice “Sono un tipo strano, un randagio”.

Il manierismo del tono scazzato, un  po’ indie rock un po’ aperitivo lounge un po’ “facciamo a gara per vedere chi è più bastardo”.

La cura con cui elaborano i propri avatar fighetti mi dà noia come una mosca con i bubboni rossi sull’addome.

Un padre di famiglia con baffetti stinti scivolava verso casa fuori orario di lavoro sul suo SUV. Faccia triste di chi sente che non gli sarà più data un’altra vita, ma non riesce a formulare chiaramente questo pensiero.

Il ceto impiegatizio in pausa pranzo. Le generazioni si confondono l’una con l’altra. Differenze superficiali: più o meno rughe, capelli grigi o tinti ecc. Nel calore che sale dall’asfalto del parcheggio sembrano tutti figli dello stesso abbiocco culturale. Puliti ma con una punta di sporco. Parlano di scorrettezze tra colleghi, schemi calcistici, cifre esagerate spese da tizio e caio.

I rom accampati nei pressi del centro commerciale ****** di ********* provano come l’uomo possa vivere nell’abbrutimento anche quando è fuori dal crepuscolo quotidiano dell’era tecnologica occidentale.

Quindicenne al ristorante con i genitori. Papà e mamma stanno invecchiando, perciò indossano decorosi golfini beige (lei) e decorose polo verde bottiglia (lui). il figlio è visibilmente succube dell’abuso di seghe e sensi di colpa post-eiaculatori. Ha una pettinatura tale da impedirgli qualsiasi possibilità di contatto con la figa e stringe con aria ispirata per tutto il pranzo un telefonino supermoderno.

Sul treno una famiglia numerosa. Tarchiati, paonazzi. Collo largo. Sudati a qualunque temperatura. Improvvisamente cominciano a circoncidere enormi falli di salame, a infilarsi in bocca certe fettazze lardose piccanti. In una lingua incomprensibile – forse un dialetto lucano – e a voce molto alta discutono di cibo, masticando forte. Infine il pater familias chiama col cellulare certi parenti e si mette a descrivere ciò che sta mangiando.

Il giovane incrociato in metropolitana – doveva avere all’incirca la mia età. La corporatura di Yuri Chechi, la statura di Maradona e la faccia di Dustin Hoffman. I jeans gli inguainavano le gambe come goldoni e finivano in un paio di stivali neri alti fino a metà polpaccio.

Gli sguardi delle impiegate nel terziario, giunte al traguardo dei trenta con un contratto a tempo indeterminato, sono quasi sempre interstiziali.

L’altranno è stato in un villaggio vacanze con la tipa e si sono divertiti un casino.

sono XYU 24 anni milanese studente universitario (odontoiatria) sono fidanzato con la ele mi piace la birra, il fantacalcio, uscire coi miei amici, fare l’amore con la ele. politicamente sono un po’ di destra anzi fascista ma ne vado fiero calcisticamente sheva forever!!!

Essere sempre assenti da sé stessi.
Modi:
palestra. Leggere “Cosmopolitan” al cesso. Fantasie erotiche con un calciaore di serie A, Morgan, Alemanno di AN. Idem con le hostess del Motorshow. Serata in piedi fuori dal Mom. La bamba. Sveltina protetta. Aprire un blog per diffondere la propria competenza acquisita nel campo minato dei pompini. Vendere “Lotta comunista” porta a porta. I manga. Shopping. Essere un/una liceale benestante. Essere belli. Andare a un concerto dei Subsonica. Comprare il libro di Lella Costa. Il metodo Feldenkrais.

Essere sempre cieche macchine desideranti in balia di Qualcos’Altro.

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23 risposte a Paesaggi umani pre-atomici

  1. anonimo ha detto:

    Io questo post lo chiamerei : Entomologia della vita quotidiana.

    -Gabi-

  2. elos ha detto:

    Breviario del secolo assente

  3. markelouffenwanken ha detto:

    Ottimo. Te lo posso “rubare?”

  4. anonimo ha detto:

    Comunque la famiglia lucana, con l’untuosità del salame palpabile anche attraverso l’incorporeità dell’html, è la più sopportabile.

    -Gabi-

  5. razgul ha detto:

    Non c’è dubbio, Gabi. Anzi, a piccole dosi è persino tenera.

  6. elos ha detto:

    Ti ri(e)leggo: “cieche macchine desideranti in balia di qualcos’Altro” E di cosa, appunto se non di un desiderio già macchinato? Il soggetto resta vuoto come un residuo ,è dall’altra parte, accanto alla macchina, sul contorno
    La persona,accessorio della sua maschera.
    notte buona, frère

  7. anonimo ha detto:

    Grande Raz… ma perché non mi deludi mai? : )))
    Splendido pezzo!

    Mia Hoffmann

  8. razgul ha detto:

    E’ solo il culo del principiante!… ;-)

  9. trenofuoriorario ha detto:

    AAAAAHHHHHHAAAAAAHHHHHA!!!
    (;-)) tfo)

  10. sibillacumina ha detto:

    uuuh uh!
    sempre educativo leggerti!:)
    un saluto
    S.

  11. anonimo ha detto:

    La realtà richiede decifrazioni crudeli.
    eccellente come sempre.

  12. faronascosto ha detto:

    Illuminante. Cose che vedo ogni santo giorno ma che descritte da te assumono una forza, no, un’incisività diversa, come più chiara, lampante. Come tanti simboli, icone…
    Un caro saluto

  13. pistorius ha detto:

    Ma è così deleterio un libro di Lella Costa? A me lei non sembra una delle peggiori, anzi. (Mai letti però i libri dei comici)
    Lorenz

  14. militante ha detto:

    illuminanti schegge di contemporaneità però sono indeciso se ridere o piangere.
    però io al concerto dei subsonica ci andrei se potessi…

  15. razgul ha detto:

    Nessuno è perfetto, militante…;-)

    Lorenz, non so se ti è capitato ultimamente di sentire la pubblicità-vasella del libro di Lella Costa su Radio Popolare…

  16. anonimo ha detto:

    sai cos’è, fratellone? la tua capacità di entrare nella merda e di uscirne sempre puro…

  17. pistorius ha detto:

    No, mai sentita quella pubblicità su radio popolare. Io però ascolto radio pop solo al mattino, dalle 7,20 alle 7,55, durante il tragitto in macchina per andare a laurà… in compenso ho sentito molte volte la pubblicità dell’ultimo album di springsteen: devils and dust lasciava ben sperare ma, ahimè, a parte la canzone omonima e altre due, è il suo peggiore album.
    Lorenz

  18. laurezza ha detto:

    Ogni sevolo, o meglio ogni decade ha il suo, pe fortuna si può scegliere…

  19. Sear ha detto:

    Buona.

  20. liseuse ha detto:

    un saluto, razgul, per ricambiare il tuo laconico commento
    non ho ancora letto il tuo blog, ma già dall’esergo capisco un po’ di più cosa intendevi e sono certa che mi illuminerò a mano a mano che leggo :)

  21. anonimo ha detto:

    Minchia… Come sai disprezzare le persone tu nessuno ci riesce… Le tue parole trasudano un complesso di superiorità che mi è fin troppo familiare. Purtroppo sono parole vere… La roba di lotta comunista mi ha divertito. Quasi ogni mattina mi fermano alla mensa o all’ingresso della facoltà. Io sbuffo e dico “cazzo, ancora lotta comunista?!”… e ci rimangono male poveracci…

    sestoempirico

  22. razgul ha detto:

    Disprezzare…non so, a volte penso che è tutta la vita che attraverso la mia vita afflitto da un devastante senso d’inferiorità – come da bambino, da ragazzino, quando ero fermamente convinto di essere una nullità…

  23. anonimo ha detto:

    Ma infatti, sergio, ho scritto che è uno stato d’animo che conosco bene. Del resto, chi è che disprezza se non colui che si sente inferiore? Il complesso di inferiorità è una caratteristica che ci accomuna, se anche tu ce l’hai. Non so dirne la causa, e ora sono stanco per cercarla. Certo è che questo modo sottile di “disprezzare” lo riconosco. è lo stesso mio.

    sestoempirico

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