Fratellanza
 
“Da molto tempo, e in particolare in questi ultimi decenni, si è andata consolidando sempre più una situazione di autoreferenzialità specialistica e caduta di ogni orizzonte d’attesa, spesso introiettate e fatte proprie dagli scrittori stessi. Secondo questa logica, lo scrittore deve stare al proprio posto, nella casella che gli è stata assegnata all’interno della macchina mediatico-culturale e delle sue sinergie. Può al massimo venire giocato come griffe estetica o piccolo input mediatico nel gioco giornalistico, pubblicitario e autopubblicitario della “comunicazione” e delle opinioni. Non deve invadere il campo degli altri “specialisti” o, se lo fa, devono essere ben chiari il suo target e la sua gittata. Non deve invadere il campo della “critica”, per esempio. Come i cani nei giardinetti, deve stare al gioco, o a quello che resta del gioco, e porgere elegantemente le terga agli altri cani per la cerimonia sociale dell’annusamento, del riconoscimento e dell’eventuale accettazione e cooptazione.
A me pare invece che gli scrittori dovrebbero prendersi, riprendersi totale libertà e movimento, come d’altronde hanno sempre fatto in passato, senza farsi paralizzare da caste di specialisti e di mediatori, che operano ormai come metastasi nel gioco chiuso e mortuario che domina in ogni campo: la critica ai critici, la letteratura ai letterati, la politica ai politici, il pensiero agli specialisti del pensiero, la religione agli specialisti della religione, la psiche agli specialisti della psiche…
 
E’ inutile – per gli scrittori che non vogliono stare a questo gioco – lamentarsi, lamentare perdite di ruolo, chiedere qualche piccolo aggiustamento o spostamento di canone o maggiore attenzione all’interno di questa macchina e di questo schema. Se la “società” a cui possiamo aspirare è questa e solo questa, cosa ci interessa entrare a far parte di una simile società? Gli scrittori che non vogliono stare al gioco (…) possono solo – qualche volta, se hanno fortuna, per poco o per molto, nel presente oppure nel passato – incontrare altre e diverse solitudini e stabilire con esse rapporti di azzardo e di fratellanza.
A chi è solo non resta che la fratellanza. A chi è solo non resta che l’invasione.”

(Antonio Moresco, L’invasione)

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2 risposte a

  1. aitan ha detto:

    fratellanza d’italia,
    fratellanza internazionale

    sento già risuonare gli inni

  2. mariannaborella ha detto:

    ciao…

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