Breviario del secolo presente

Dogmi e credenze

 
La radicalità è fanatismo.
 
“Ogni cosa dunque può avere il suo posto nel mondo, purché rinunci alla propria radicalità. Ogni diversità è accettata purché perda ogni alterità” (Carla Benedetti).
 
“È già stato detto/scritto/fatto/suonato tutto” (Trad.).
 
Se non sei un teologo, non puoi giudicare la Chiesa.
 
Se non sei uno scienziato, non puoi giudicare gli scienziati.
 
Fìdati, loro sanno quello che fanno.
 
Madre Teresa di Calcutta era una santa. Era IL BENE incarnato.
 
L’importante è lo stile, la buona creanza. Il bon ton.
 
Nelle discussioni – pacatezza (ne frattempo le nostre truppe sparano sui civili, ma questo accade molto lontano, quasi come in un sogno).
 
Understatement. Distanziarsi ironicamente dalle proprie opinioni.
 
Inelegante. Aggressivo.
 
Chi alza la voce è in torto.
 
Se il contenuto è pericoloso, attaccare la forma.
 
Modera i toni. Sii tollerante. Non dare l’idea che tu creda fino in fondo a quello che dici.
La tua radicalità fa di te un fanatico. La radicalità è inammissibile.
 
“In fondo non siamo così diversi”.
 
Ogni conflittualità è violenza e ogni violenza è socialmente pericolosa e moralmente inaccettabile, TRANNE la violenza istituzionale. La repressione violenta di ogni ribellione da parte dell’ordine costituito è legittima.
 
Ne discende che:
ogni conflitto, a partire da quello verbale per finire agli scontri di piazza, è una manifestazione di violenza; come tale è intollerabile: la repressione da parte delle autorità è necessaria e auspicabile.
Il pacifismo, volgarizzato e manipolato, si fa cavallo di Troia per l’instaurazione di un regime sociale di pacificazione.
 
Giovanni Paolo II in Messico, 1990: le rivendicazioni di maggior giustizia NON DIVENTINO MAI lotta di classe.

Al padrone se è una giornata buona il servo chieda gentilmente di poter avere un’oncia in più di zuppa.

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10 risposte a Breviario del secolo presente

  1. pistorius ha detto:

    Il post non dice (dà per scontato, suppongo) che al potere vi è una precisa radicalità di pensiero. Questo in Italia, e anche negli USA, è del tutto evidente: chi invoca la moderazione, l’abbassamento dei toni e l’annullamento di ogni conflitto sociale è un governo estremista che nelle parole è molto violento, essendo formato da affaristi, razzisti e integralisti religiosi. Si tratta di capire perché questa radicalità ha successo e le altre no. Perché una ciurma di persone senza il senso dello stato e con un programma al limite dell’eversione convinca gran parte dei ceti medi del paese. Il controllo dei media spiega solo in parte. Secondo me ciò che manca alla Sinistra, sia quella parlamentare che extraparlamentare, è proprio il controllo della forma, o meglio la capacità di comunicare. Nessun contenuto radicale è di per sé proibito, si tratta di saperlo “vendere” bene e, uso apposta questo verbo urtante. Certo, la Sinistra parte svantaggiata per il non possesso dei media di cui dicevo e per il fatto che (quella radicale) dopo la caduta del muro vive nel mondo del pensiero (capitalistico) unico cui non sa opporre un altro pensiero altrettanto ben definito (ma solo che un mondo diverso è possibile)
    Lorenz
    PS: non ho capito la critica agli scienziati PPS: che la violenza sia socialmente pericolosa e che lo stato solo possa esprimere la violenza legittima è intrinseco alla realtà delle cose, a meno che tu voglia parlare degli abusi della violenza ‘istituzionale’.

  2. alderano ha detto:

    Sono d’accordo con le tue affermazioni. Ma le affermazioni generali – le credenze radicali – non dovrebbero diventare bandiere, nè clavi da brandire. E lo sai che mi sto riferendo – come ti sei riferito tu, per quanto senza esplicitarlo – al dibattito su Nazione Indiana. E lì, che c’entra la radicalità? Chi l’ha detto che per essere radicali bisogna per forza alzare la voce? Chi l’ha detto che l’alternativa all’urlo è l’understatement ironico? Si possono esprimere posizioni radicali anche con toni pacati: altrimenti introietti la logica del VERO nemico, per cui la radicalità coesiste necessariamente con la violenza, riservando al potere la pace e la pacatezza. Bisogna essere flessibili. Il secondo punto di disaccordo – che per quanto mi riguarda ho trovato intollerabile nell’argomentazione della Benedetti – è il suo marchiare in quanto nemico un Caliceti che pure è una persona che agisce, fa, produce. Io credo che occorra sempre essere consapevoli che il mondo è complesso, non è una realtà in bianco e nero. Senza dimenticare che se uno scaglia la prima pietra dovrebbe essere senza peccato.

  3. alderano ha detto:

    Rileggendo: nè clave…

  4. razgul ha detto:

    Pistorius:

    Proprio così: la pacificazione e la violenza del potere sono strettamente legare. Non è che io volessi scrivere cose originali, mi limito a constatare ciò che mi sembra evidente, e cioè che la pacificazione e il tabù della radicalità (cui viene associata strumentalmente la violenza e altrettanto strumentalmente contrapposta una “non-violenza” involgarita e distorta) è una strategia funzionale del potere. Che infatti esprime una violenza e uno spirito di predazione senza pari. Anche il discorso sul “monopolio legittimo della violenza” (che non appartiene allo Stato in sé, ma a qualsiasi forma istituzionale del potere) è un dato di fatto, l’ho citato solo parlando appunto della strategia di inoculamento della “non-violenza” strumentale.
    Quanto al perché qeusto accada, forse bisogna anche tener presente che ogni società è composta di una maggioranza di per sé (cioè anche a prescindere dal condizionamento mediatico) pavida, conservatrice, terrorizzata dalla possibilità di un cambiamento, geneticamente portata all’obbedienza. E, come tale, ricettiva al condizionamento.

    Quanto alla sinistra, il discorso è troppo lungo e complesso. Perciò dico solo un paio di cose. La sinistra non è fuori da questo discorso, anzi, ha un’enorme responsabilità, per quanto riguarda la creaziobne e la diffusione del dogma sociale della moderazione. L’ha promosso anche e innanzitutto in campo culturale: il postmodernismo, il politically correct, gli eccessi del multiculturalismo sono i pilastri su cui il potere ha costruito la propria strategia di pacificazione.

    Quanto alla sinistra radicale – o a parte di essa (ché vi sono differenze tali, al suo interno, da rendere assai problematica questa denominazione comune), penso francamente che tu, involontariamente, cada vittima della banalizzazione artatamente costruita ad uso dell’opinione pubblica dagli scherani dell’ordine costituito. Perché al di là dello slogan sul mondo migliore, e pur tra enormi lacune e zavorre, in questi anni ha prodotto e sta producendo idee numerose e concrete. ha rivoluzionato “copernicanamente” il modo d’intendere la lotta politica e sociale (gli zapatisti), portato alla ribalta il problema della dittatura della merce e proposto strade alternative al consumismo dissennato, ha proposto con forza la necessità del rigore e dell’igiene morale anche nella dimensione di cittadini privilegiati del primo mondo, ha portato milioni di persone nelle piazze per protestare contro una guerra vergognosa, elaborato nuove forme di partecipazione alla vita della res publica… Ora, si può certo dire che si tratta di spunti embrionali, si può anche soottolineare la confusione delle idee. Ma, Dio bono, il movimento dei movimenti è esploso solo sei anni fa! Pensa al periodo secolare d’incubazione dei movimenti socialisti: sarebbe come se si fosse rimproverato – che so? Robespierre per non essere approdato subito all’invenzione del sindacalismo e delle camere del lavoro! Cazzo, dateci il tempo!

    La critica non vuole essere agli scienziati in toto, ma al ragionamento cortocircuitante che fanno i militanti in malafede della nuova religione scientista. E’ sotto gli occhi di tutti, mi pare, che oggi esista un grosso problema riguardo a un certo tipo di ricerca scientifica, peraltro strettamente funzionale alle logiche di profitto del capitale globale. La percezione diffusa della sua tendenza a non porsi limiti e a rifiutare ogni forma di riflessione etica… Biotecnologia, cibernetica applicata all’industria bellica… Sono realtà che entrano ed entreranno sempre di più in maniera onnipervasiva nelle nostre vite. Eppure: “Nessuno,” dice chi ha interessi in questi campi (gli scienziati e i loro “mecenati”, i ricercatori e le imprese biotech), “che non abbia competenza in materia, può seriamente pensare di avere gli strumenti tali da poter giudicare ed eventualmente criticare ciò che stiamo facendo”. Capisci che è un circolo vizioso: “Solo noi possiamo essere i controllori di noi stessi”. Questo va bene in una fabbrica di penne a sfera, non certo per quanto riguarda la biotecnologia.

  5. razgul ha detto:

    Alderano:

    E’ però legittimo, anzi, direi proprio doveroso, brandire la clava se si viene attaccati. Scherzi a parte, non mi sembra di aver minimamente espresso l’idea per cui radicalità e voce alta coesistono necessariamente, contro la pacatezza e l’understatemente ironico.
    Il problema è un altro: che ogni presa di posizione forte tende ad essere vista in sé come aggressiva, e ogni attitudine combattiva come violenta e condannabile.

    Questo, come tu sai, vale ben al di là di quanto successo in questi giorni su Nazione Indiana: il che ha soltanto confermato quanto si dice da tempo. Non mi riferisco tanto ai battibecchi tra Moresco, Caliceti, Montanari, Benedetti, Mozzi… tanto più che si sa benissimo, tra letterati in polemica, da sempre volano i coltelli (voglio dire, Dante e Cavalcanti ne hanno dette di tutti i colori ai vari Bonaggiunta e Jacopone…). Perciò può anche capitare di sbagliare tono o di accanirsi contro la goccia che ha fatto traboccare il vaso, anche se magari non era nemmeno la goccia più grossa. Ma la sostanza del dibattito (o del litigio) c’era eccome.
    Senonché, in un modo per me incredibile, vecchie signore con la bocca professorale a culo di gallina commentano “Capito qui per caso e – oh, mio Dio qual ira funesta, qual immonda crudeltà! Ah, voi ch’avete scarsa nozion del Galateo…”. Gente nota per non costruire mai un argine alle cazzate che spara in tutta libertà diventa improvvisamente arbiter elegantiarum… qualche aspirante kulturtrager da blog va nei thread dei commenti della Lipperini (dove peraltro gli insulti volano, e non di rado) a dire “Quelli di N.I. mammamia quanto sono stronzi, qui si sta molto meglio…”, dimostrando così 2 cose: che non ha capito un cazzo (se vuol fare il critico e occuparsi di letteratura, dovrebbe leccarsi le dita, a leggere una polemica così ulcerante, e non essere una mammoletta) e che in sostanza si comporta da patetico leccalulo.
    Carla avrà i suoi difetti, i suoi errori e le sue incoerenze, d’accordo. Ma è anche vero che DA ANNI SISTEMATICAMENTE viene attaccata in generosa valanga ogni volta che si occupa dei mecanismi di potere interni alla macchina culturale. Opponendo sempre a questi attacchi un tentativo di risposta argomentativa – radicale quanto pacata, dato che Carla è una persona molto pacata – che cozza inesorabilmente con quello che è, di fatto, l’intento principale dei suoi contestatori: demolirla sul piano umano. Tant’è vero che, in chi le risponde (una volta capitava sui giornali, adesso anche in Rete), fioriscono gli insulti sottilmente sessisti. Quando non arrivano – com’è successo – le denunce con conseguente richiesta di risarcimento ultramilionario.

    In passato un altro indiano – per fare un esempio – s’è brutalmente scazzato su N.I. con altra gente. Sono volati gli insulti, ma nessuno di noi si è sognato di dirgli “Oh, ma come parli, svergognato! Rispetta i tuoi interlocutori”. Si è anche lamentato perché nessun indiano era accorso in sua difesa. Dov’è la differenza con quanto successo in questi giorni?
    1) allora c’era molto meno sugo, forse, soprattutto quando la discussione ha preso una piega filologica da gara di secchioni;
    2) il tutto non nasceva nel contesto di un’iniziativa che N.I. stava preparando; non sfugga il fatto che invece la “Restaurazione” è una definizione discussa e approvata in riunione, nonché soprattutto l’argomento di un dibattito che N.I. sta organizzando e che si terrà al Salone del Libro di Torino a maggio. Perciò fa ridere che uno come Mozzi intervenga a dire che – di fatto – la “Restaurazione” di Moresco è una stronzata: legittimo, per carità, se non fosse che, come dovrebbe ben sapere, il pezzo suddetto è la sintesi di una discussione tenutasi in sede di riunione… gli si vorrebbe dire allora “Be’, ogni tanto potresti pigliare il treno e venire alla riunione…”;
    3) la lamentela perché nessun indiano è intervenuto a difesa allora è stata fatta privatamente, stavolta invece è stata fatta sul sito, con una mossa discutibile quanto si vuole, ma comunque viscerale ed emotivamente forte. E con qualche ragione in più, visto che la discussione sulla Resataurazione – come ho detto – costituisce la premessa dii un’iniziativa concreta decisa e organizzata dagli indiani stessi.

    Caliceti probabilmente non si meritava tanta furia. Secondo me l’intervento di La Porta era ben più intossicante (e insultante, nonostante – o meglio – proprio attraverso il suo tono fintamente pacato). Però, accidenti, quanto scriveva costituiva ESATTAMENTE ciò contro cui N.I. combatte, il pensiero unico mortuario per contrastare il quale N.I. è nata. Ora, capisci anche tu che non puoi presentarti a un circolo comunista e fare un intervento sulla necessità della proprietà privata, e poi stupirti se qualcuno ti manda affanculo.

    (Giovedì, quando mi hai telefonato, ero molto confuso e frastornato, non solo per queste cose. In questi giorni, con un minimo di calma in più, ci ho riflettuto e mi sono chiarito le idee.)

  6. alderano ha detto:

    Dalla tua risposta mi pare emerga un punto che a me sfuggiva: la riunione assembleare. Ora, certo credo che qui si tratterebbe di chiarire la natura di questa NI – che se fa riunioni e prende posizioni condivise non è più solo una casa ma un’appartenenza. E forse è a questo, mi viene da dire, che bisogna guardare per capire la polemica, ben più che ai contenuti.
    Per il resto, continuo a credere che quella della Benedetti sia stata furia censoria e moralistica.

  7. alderano ha detto:

    Vedo che stamani la Bendetti deve averci ripensato e passa dal tono della scomunica a quello dell’argomentazione, concedendo che la sua è un’interpretazione delle parole di Caliceti e non lo accusa di essere un nemico del popolo. E’ già un passo avanti.

  8. pistorius ha detto:

    Razgul, credo che gran parte delle nostre divergenze dipendano dal fatto che non ci conosciamo, anche se forse ci siamo visti al teatro i per Giornalismo e verità (io sono venuto con kanji).
    Dico questo perchè son d’accordo al 100% con il tuo commento in risposta al mio: non credo che le proposte del social forum siano astratte e di poca consistenza, credo siano vere, concrete e notevoli. Dicevo solo che sfugge ancora la visione di insieme della società che si prospetta e questo, se sfugge a noi, sfugge ancor di più a chi “cada vittima della banalizzazione artatamente costruita ad uso dell’opinione pubblica dagli scherani dell’ordine costituito” (scusa, eh, ma io mi tolgo da questo gruppo: le informazioni le prendo dai link al mio blog, tra cui il tuo, quindi, vedi un po’ te…!)
    Lorenz
    Lorenz

  9. razgul ha detto:

    Ok, Lorenz, in effetti mi faceva strano che tu potessi fare quel discorso (i tuoi link li ho ben visti!)…

  10. laurezza ha detto:

    I paesaggi umani pre-atomici fanno meno paura, non è ancora impossibile vivere in un’intercapedine vuota tra un paesaggio e l’altro. Questo breviario “dogmi e credenze” mi ha un po’ intristita ma tant’è e condivido quello che hai scritto.

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