L’impero del caos #2

“L’escalation moderna si dispiega (…) su una scala che va dalla speculazione immobiliare all’operazione di polizia all’angolo della strada, dall’omicidio alla repressione paramilitare più sregolata e alla guerra terroristica attraverso mezzi selettivi o massificati di distruzione totale fondata sulla supremazia aerea, l’osservazione satellitare e l’attacco in tempo reale, ossia articolato, grazie all’elettronica, senza scarti temporali con l’osservazione. Simili attacchi, benché fondati su dispositivi tecnologici ultramoderni, suscitano risposte ‘arcaiche’ come l’attentato suicida di vendetta e il terrorismo artigianale. Il tutto sembra riportarci alle guerre del Medioevo o dell’antichità, per la loro asimmetria, gli orpelli religiosi, le poste in gioco, le tipologie di attori: imperatori, signori di guerre locali, assassini, banchieri, tutti ‘in contatto’ nello spazio virtuale delle telecomunicazioni in rete, che assume il ruolo di ‘mistica’ di riferimento, e separati dalle fortificazioni dell’apartheid che classificano gli abitanti secondo la stratificazione platonica degli ordini medievali.”

(Alain Joxe, L’impero del caos, Sansoni 2003)

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5 risposte a

  1. yorke ha detto:

    ti aspettavo come si aspetta la primavera
    anche io dicevo
    “se viene”…
    e per ora sei tornato, almeno tu.
    baci.

  2. tollina ha detto:

    viene cacchio se viene…se no è davvero l’ora che il caos lo creo io…ciao amico di molte buche come stai?è un milione di spigolosi momenti che non ci sentiamo..

  3. mata63 ha detto:

    Il caos dovrebbe generare un cambiamento… più d’uno ha paura che sia un’involuzione

  4. anonimo ha detto:

    …in clima medievale…

    …tutti pronti per “l’Annunciazione in Tecmicolor”!!!
    (tfo…:-!)

  5. aitan ha detto:

    medioevo prossimo venturo o medioevo già rientrato nel moto pendolare della storia?
    (ma magari nell’età media correva più spirito ed idee e non tutti gli eversori finivano al rogo e nelle pieghe dell’ostracismo più totale. Vabbé, dico per dire, in fondo sono innamorato del tempo in cui vivo e lo sarei di più, se solo lui non mi trattasse da estraneo e mio corrispondesse un po’. E scusami se finisco per buttarla sempre sull’ironia. E’ che non vorrei che si sciogliesse sotto le lacrime il cerone del vecchio pagliaccio)

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