Ho tanta roba, che potrei buttare sul blog. Pezzi sul riformismo, lettere a vecchie canaglie, confutazioni teologiche, citazioni mazdeiste, sainunzait artigianali, invettive, lamentazioni, pensierini del mattino, preghierine della sera.
Eppure niente, non riesco proprio a postare. Me ne sto davanti al pannello di controllo, con il cursore del mouse sul tasto per la pubblicazione, e ogni volta, all’improvviso, mi coglie un senso di atroce inutilità.

A fine marzo Tunga! Compie due anni. Qualche tempo fa, quando alla percezione dell’inutilità non mi ero ancora assuefatto, avevo addirittura pensato di chiudere baracca proprio il giorno del suo compleanno. Ma mi manca il coraggio, so già che non ce la farò.

***
 
Sul blog
 
Quando ho aperto il mio blog, mi sono ripromesso di evitare il più possibile di parlare di blog. Oggi faccio uno strappo alla regola.
 
L’autoreferenzialità mi ha sempre disgustato. Quelli che sul blog finiscono per scrivere quasi esclusivamente di blog e del blog… Che palle, che claustrofobia! Vien voglia di urlare “guardate che tutt’intorno al vostro template, al di là dei vostri link c’è il mondo! La blogosfera è circondata dal mondo, è nel mondo!”. Ma forse è un problema mio, dato che in effetti non ho mai provato grande interesse per i “discorsi sul metodo”.
Faccio un esempio: razionalmente riesco a comprendere che la discussione se la scrittura dei blog abbia o meno delle caratteristiche sue peculiari non è priva di un certo valore ‘scientifico’; tuttavia istintivamente mi procura spaventosi attacchi di sbadigli.
Diciamo che forse è semplicemente una questione di temperamento: di fatto, per dirne una, amo la letteratura (da lettore e da aspirante scrittore) tanto quanto detesto la critica (fatte salve poche nobilissime eccezioni).
Sarà per questo che stimo il Giuseppe Genna romanziere, mentre il G. G. kritik und kulturträger mi fa cadere i coglioni?
 
Da qualche mese in effetti sono molto occupato, e ho poco tempo – sicuramente meno di prima – da dedicare al blog. Ciò significa che a volte mi perdo certi dibattiti, cui mi piacerebbe partecipare. È che proprio non ce la faccio. Però mi domando una cosa: tutto sommato non sono la persona più occupata del mondo, un po’ di tempo libero mi resta; ma – cazzo – come fa certa gente a intervenire tutti i giorni da mane a tarda sera nei 3d più svariati? Che razza di lavoro fanno? Sono tutti scioperati? Mantenuti? Vivono d’aria? Qual è il segreto? Qualcuno mi insegna come si fa?
Hanno il computer in ufficio? Be’, e non hanno un capoufficio? Possono stare connessi tutto il giorno e nessuno li sgama?
E soprattutto: quando tornano a casa, mentre scalciano via le scarpe in anticamera e posano le chiavi, hanno lo stesso l’ardire di mormorare “Sono a pezzi”?
 
I blog di destra

Quelli dichiaratamente fascisti – i quali forse, nello schifo generale, hanno almeno il pregio della schiettezza; quelli puramente qualunquisti – ieri gironzolando per la Rete ne ho trovato uno che definiva Giuliana Sgrena “stronza bastarda troia” (e confesso che per un attimo ho pensato di passare il link a un amico hacker di vaglia); quelli per me particolarmente ripugnanti che si definiscono “neocon” e si autoeleggono portabandiera di un presunto neoliberalismo illuminato contro la barbarie islamo-noglobal; quelli “terzisti” (per i quali il Foglio e il Riformista costituiscono il corrispettivo degli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola per i gesuiti)… Un sottobosco variegato (anche per il livello intellettuale espresso, è giusto dirlo…) ma parimenti ripugnante, il cui minimo comune denominatore è rappresentato da un anticomunismo tanto isterico quanto anacronistico e da una sindrome da accerchiamento (come se l’Occidente e – nel suo piccolo – l’Italia fossero in mano a un manipolo di spietati marxisti-leninisti) tale da far pensare a un serio disturbo paranoico.
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12 risposte a

  1. alderano ha detto:

    Sarei molto curioso di vedere in questa stanza qualche bella confutazione teologica. Attendo ansiosamente.
    Condivido quanto dici sull’autoreferenzialità dei blog. Per quanto mi riguarda è semplicemente un modo per esporre, per espormi, per incontrare, per essere stimolato. E sicuramente dimentico qualcosa. Ma del blog-in-quanto-blog non me ne frega niente.
    A me capita di esser connesso spesso (anche senza adsl – e infatti pago salatissime bollette). Ma come sai, ciò mi è permesso dalla mia attività musicale e dalla mia intermittente attività d’insegnamento (giusto domani ho una supplenza di due settimane…).
    OT: Ti ho mandato mailz.

  2. razgul ha detto:

    Mah, con le meditazioni teologiche in realtà ho smesso anni fa, altrimenti m’intossicavo e mi veniva un cancro all’anima. Chissà, magari un giorno scartabellando, tra i miei vecchi quaderni…

    Quanto all’autoreferenzialità, ho notato che è una malattia di cui di solito soffrono (in forma grave) le cosiddette blogstar. Poveretti.

    La polemica sui sempreconnessi non è scevra da una certa invidia… ;-)

  3. farolit ha detto:

    Magari il mio Blog finisce (in una tua classifica) tra quelli inutili… credo non mi dispiacerebbe…son brilla del resto… e brindo a questa sua virtuosissima Percezione dell’inutilità…
    Venga a Oz, (Osteria del Cuor Contento alla bisogna) di questo suo talento potremmo farne un mestiere, sa? Ne parlo con l’anarchico e le faccio sapere… venga, mio inconfessato ballerino di kasaciok,… l’aspetta un bicchierino di “buonumor” …

  4. recel ha detto:

    una sola cosa mi sento di dirti: non chiudere.
    attualmente appartengo alla folta schiera dei fortunati che stanno connessi in orario d’ufficio senza essere sgamati. nonchè delle zucche vuote che si perdono troppo spesso nei propri inutili, vacui meandri, senza pensare a ciò che relamente vale la pena.
    passare da te mi serve come elemento riequilibrante, come monito perenne, come pietra di paragone sull’uso buono del cervello.
    quindi, ti prego, non chiudere.

  5. iuna ha detto:

    no fratello non mollarci
    in questa merda idiota e di idiotismi
    non lasciarci fratello da soli
    io ho perso il tempo di starci dietro a tutto e a tutti, da quando lavoro,nonostante che internet e’ sempre andante in questo ufficio bastardo, come ogni altro ufficio, ogni tanto mi concedo pause, senza paura di farmi scoprire, che se mi vedono navigare, che me frega…
    ma anch’io soffro di non avere mai abbastanza tempo.
    Ma quando ce l’ho mi piace leggere, soprattutto i fratelli come te, che scrivono in modo intelligente, e bello, e che cavolo, raz, come aspirante scrittore non sei male, no no, credimi, leggerei ogni tuo libro dalla prima lettera all’ultima
    NON PROVARE A MOLLARCI ANCHE TU
    no.
    Celuju milij brat’

  6. razgul ha detto:

    Basta complimenti, sennò mi monto la testa e mi riempio di spocchia… ;-)

    Non chiudo. E’ solo un periodo di stanca (generale, non solo del blog). Ma mi capita a fasi ricorrenti. Non ci fate troppo caso.

    Infine, ribadisco che la mia “polemica” sui sempreconnessi è dettata dalla più nera invidia. Fortunell*!

  7. mata63 ha detto:

    Ti adoro, razgùl!

    Se vai via tu, potrei pensare seriamente al suicidio. ;o)

  8. mata63 ha detto:

    Ah… dimenticavo. Io all’amico hacker il link lo avrei passato…

  9. aitan ha detto:

    …si vive per raccontarlo, per bloggarlo o perché (per fortuna) non si è ancora fermato il cuore?

  10. aitan ha detto:

    quanto alla tristezza per una tua eventuale chiusura -un’altra indispensabile voce che verrebbe a mancare- (detto stavolta senza alcuna (auto)ironia), beh, già sai…

  11. pistorius ha detto:

    Ieri Bossi ha detto:”Tengo duro”!
    Se riesce ancora a tener duro lui… tu che sei forte e giovane non puoi sottrarti!
    Lorenz

  12. markelouffenwanken ha detto:

    Raz, io ho voglia di chiudere Uffenwanken un giorno si e uno no. Oggi è un giorno “si”. Spesso mi chiedo chi me lo fa fare. Penso di non essere autoreferenziale, se non altro perchè ormai a scriverci, là dentro nel “fabbricone”, sono in maggioranza gli altri. Ma spesso mi chiedo: chi cazzodibudda me lo fa fare? Pubblicità? Non è il caso di parlarne, siamo 4 gatti.
    Voglia di esprimersi? Questo si. Ma spesso dai commenti viene fuori una frustrazione (io la sento come tale) che mi fa pensare. Che cazzo: cos’è un blog? Io non l’ho ancora capito. E se non l’ho capito non mi va di parlare, credo coerentemente, di ciò che non so. Il virtuale puo’ essere pericoloso, me ne accorgo quando le discussioni, chiamiamole così, fanno in sfascio. Certo, se dovessi chiudere lo farei da un momento all’altro, così come quel blog l’ho aperto. Chiudere non sarebbe “mollare”, per quanto mi riguarda. Forse sarebbe una mossa saggia.
    Un abbraccio,
    Franz

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