Ya basta # 1 – AMERIKA

 
Adesso basta. Rompete le gabbie. Rompete le righe.
“L’America” non esiste.

Più di tutto odio le semplificazioni.
Tutte quelle bandierine a stelle e strisce esibite come fossero i colori della propria squadra dicalcio. Ma il mondo non è uno scherzo, non è una partita!
O con noi o contro di noi? Ma chi l’ha detto!
Uscite dalla gabbia!

E poi, cos’è “l’America”?
I petrolieri texani? L’imperialismo statunitense? Il militarismo ipertecnologico accoppiato a un cristianesimo integralista tanto pericoloso quanto dozzinale? Le corporations? La paccottiglia musicale multimiliardaria? Il disprezzo per ogni trattato e tribunale internazionale? L’obbrobrio totale di Guantanamo? Il rifiuto di ratificare il già misero Trattato di Kyoto? L’appoggio ai peggiori regimi dell’America Latina?

Non erano, non sono l’America anche John Coltrane, Bob Dylan, i Wheatermen, il Black Panther Party, i manifestanti massacrati di botte dalla polizia durante gli scontri di Chicago nel 1967, Martin Luther King, i Grateful Dead, Allen Ginsberg, Billie Holiday, Theodore Sturgeon, i Wobblies, gli studenti universitari che stilarono nel 1961 il “Manifesto di Port Huron” (in cui si legge tra l’altro: “The American political system is not the democratic model of which its glorifiers speak. In actuality it frustrates democracy by confusing the individual citizen, paralyzing policy discussion, and consolidating the irresponsible power of military and business interests”), gli hoboes, Kurt Vonnegut, Sam Peckimpah, David Lynch, DeLillo, Kerouac, Philip K. Dick, Faulkner, Jimi Hendrix, Ornette Coleman, Noam Chomsky?

Allen Ginsberg – poeta, ebreo, omosessuale, americano – scriveva:

“America I’ve given you all and now I’m nothing.
America two dollars and twenty-seven cents January 17, 1956.
I can’t stand my own mind.
America when will we end the human war?
Go fuck yourself with your atom bomb
I don’t feel good don’t bother me.
I won’t write my poem till I’m in my right mind.
America when will you be angelic?
When will you take off your clothes?
When will you look at yourself through the grave?
When will you be worthy of your million Trotskyites?
America why are your libraries full of tears?
America when will you send your eggs to India?
I’m sick of your insane demands.
When can I go into the supermarket and buy what I need with my good looks?
America after all it is you and I who are perfect not the next world.
Your machinery is too much for me.
You made me want to be a saint.
(…)
America you don’re really want to go to war.
America it’s them bad Russians.
Them Russians them Russians and them Chinamen. And them Russians.
The Russia wants to eat us alive. The Russia’s power mad. She wants to take
our cars from out our garages.
Her wants to grab Chicago. Her needs a Red Reader’s Digest. her wants our
auto plants in Siberia. Him big bureaucracy running our fillingstations.
That no good. Ugh. Him makes Indians learn read. Him need big black niggers.
Hah. Her make us all work sixteen hours a day. Help.
America this is quite serious.
America this is the impression I get from looking in the television set.
America is this correct?”
 
Io ho sempre amato moltissimo la mia America.
L’America dei neocons e dei loro servi pidocchiosi è un mostro a una dimensione, un’idea liofilizzata, una violenza alla realtà. Ogni volta che si riduce la complessità e la contraddittorietà per piegarle all’angusta misura della propria gabbia concettuale, si commette violenza sulla realtà.
 
Nell’introduzione a un vecchio numero di “Carmilla”, poco meno di un paio d’anni fa, Valerio Evangelisti diceva (l’articolo s’intitolava “Il giardino degli antiamericani suicidi”):

“Il dilagare dell’antiamericanismo, a cui assistiamo ultimamente, è un fenomeno davvero inquietante. Certa gente, ingrata, si scorda il debito che abbiamo tutti nei confronti degli Stati Uniti, del loro popolo, della loro cultura. Un debito enorme, difficile da estinguere. Eppure c’è chi si dedica al facile sport della denigrazione, o a quello, non meno grave, dell’oblio.
Vogliamo fare i nomi? Facciamoli. Giuliano Ferrara, Oriana Fallaci, Fiamma Nierenstein, Maria Giovanna Maglie, Gianni Riotta, Vittorio Feltri e decine e decine di altri… Il peggio è che tutti costoro si sono convertiti all’antiamericanismo viscerale subito dopo l’11 settembre, e cioè nel momento stesso in cui gli Stati Uniti non dovevano essere lasciati soli.

…Gli antiamericani di professione non sanno certamente nulla degli scioperi durante la guerra di secessione, dell’organizzazione degli Knights of Labor, dell’epopea dinamitarda dei Molly Maguires, dell’anarchismo di Johann Most. Non hanno mai udito parlare delle lotte multietniche di Lawrence e Paterson, dello sterminio pianificato e sistematico degli Industrial Workers of the World. Conoscono Arlo Guthrie per qualche vecchio film, ma ignorano Woody. La nascita della CIO li lascia indifferenti (a loro preme solo la CIA).

Interpellati su tutto ciò e su altro ancora, risponderebbero che si tratta di fenomeni marginali. Un punto di vista del tutto identico a quello di Bin Laden. Ma è marginale il fatto che, negli Stati Uniti, il movimento studentesco degli anni Sessanta sia riuscito a bloccare la guerra nel Vietnam? E’ marginale che si sia saldato con la disaffezione dei soldati e il rigetto dei veterani, capaci di disfarsi di medaglie e nas
trini in impressionanti riti collettivi?

Marginale un accidente. Esiste, ed è sempre esistita, un’America non inquadrata nelle scelte delle élites al potere. Capace, all’occorrenza, di rovesciarle, malgrado una repressione senza riscontri al mondo, per volontà di annientamento. Da Joe Hill a Wesley Everest, castrato e impiccato dall’American Legion, da Sacco e Vanzetti ai Rosenberg, da Fred Hampton a Mumia Abu-Jamal a Silvia Baraldini, il capitale statunitense si è sempre liberato senza troppe cerimonie degli elementi perturbatori. In linea con la politica condotta sul piano internazionale, priva di scrupoli nel sostenere regimi inverecondi e nell’abbatterne altri solo indocili, con totale disprezzo per la loro sovranità.


Non è mai riuscito, però, né a sintetizzare l’anima del paese, né a cancellarne completamente i sussulti libertari. In piena “era Reagan”, quando in America Centrale governi votati al genocidio erano proposti a modello e i militanti delle squadre della morte venivano promossi eroi, negli USA operavano oltre 2000 comitati di sostegno al Salvador. Attori di fama come Christopher Walken, Martin Sheen, Ed Harris si mettevano in marcia verso il Nicaragua minacciato da bande mercenarie. Si faccia un parallelo con i Sordi e i Villaggio che, patetici su un palco, agitano uno straccetto a stelle e strisce. L’America era la prima. La seconda è la sua miserevole caricatura. Anzi, diciamo pure che ne è l’antitesi…”

L’America di Bush, Cheney e Rumsfeld. L’America del neo-fondamentalismo cristiano – Dio, il fucile e a morte i froci. L’America dei soldati-robot, delle torture, delle multinazionali killer.
Ecco, di quest’America io mi auguro la completa rovina. Che venga presto e che sia definitiva.

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9 risposte a

  1. cristhina ha detto:

    ciao

  2. Cazzarella ha detto:

    ..già .. bellissimo post!!

  3. recel ha detto:

    quando dici di picchiare duro, tu… bel post.
    Ginsberg diceva pure: ‘sanity a trick of agreement’.
    meglio la pazzia, se la sanità mentale porta certe contemporanee aberrazioni…
    stai bene

  4. omicu ha detto:

    Ottimo post Raz! Grazie per averci ricordato il meglio che questo popolo ha saputo offrirci nel tempo.
    Naturalmente faccio mio il tuo augurio finale del post…

    Il militante
    p.s. e ot: per l’educazione politica del pargolo non ci saranno gli errori commessi con il nipotino… ;-)

  5. mata63 ha detto:

    Concordo, razgul. Son finiti i tempi in cui America era sinonimo di liberta. Siamo stanchi di essere colonizzati e dover dire anche grazie per averci rubato le radici, il modo di vivere, l’anima…

  6. perlarara ha detto:

    Ecco, l’America che pulsa dal suo interno…non l’immagine congelata di uno sguardo paralizzato.
    Ciao

  7. faronascosto ha detto:

    finalmente qualcosa lontano dai soliti polarismi bianco/nero, Bene/Male…eccetera.
    la realtà è fatta da miliardi di uomini, non ce ne sono due uguali, nemmeno a cercarli per tutta la vita.
    Un caro saluto da TRST

  8. sedicinove ha detto:

    OT: caro se’, dopo secoli di ricerche ho finalmente trovato il video di “poesd v ogne”. La qualità audio/video non è il massimo ma… vabbè… ci siamo capiti. :-)
    Io non so che connessione hai, però sappi che, apposta per te, l’ho messo qui.

  9. sedicinove ha detto:

    ok non va il link… riprova con il copia incolla…
    http://www.italiarussia.org/kasillo/Akvarium – Poezd v ognje.AVI

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