Eppure ho l’impressione che la memoria viva, sentita, sia spacciata proprio dal momento in cui si decide di istituire un giorno all’anno per la celebrazione retorica del suo ricordo.
Il padre di Tristram Shandy, nel grandissimo romanzo di Sterne, dedicava due giorni prestabiliti al mese – sempre e solo quelli, metodicamente – all’espletamento delle due attività per lui più fastidiose (il caricamento dell’orologio e il sesso con la moglie), in modo da non doverci pensare più per il resto del tempo.

Tutto scivolerà piano piano nell’oblio di un ricordo indiretto, analgesico. Tutto sarà piatto e sterilizzato come le pagine dei libri di scuola.
Il revisionismo ha dalla sua il succedersi delle generazioni, il passare del tempo.

***

Un soldato morto da martire per la pace, ucciso da chi è contro la pace. Così si è detto nell’omelia del sacerdote che ha celebrato i funerali del carabiniere ucciso a Nassiriya. Breve esempio di revisionismo spicciolo, in presa diretta sul presente. Si manipola la verità prima che si faccia storia: ci si porta avanti con il lavoro, insomma. Prima si comincia a costruire la menzogna, più l’edificio cresce solido.

Ho provato pena per le lacrime della vedova. Ho provato pena persino per il morto, che nelle foto assomigliava a un ex caramba che abitava nel mio cortile.
Ma è morto da invasore, da soldato di una guerra ingiusta. Nella sua morte non c’è alcuna grandezza. Solo lo schifo infinito e sempiterno della gente comune, ignorante, in buona o cattiva fede, che si trasforma in carne da cannone per gli interessi del potere. Felice di farlo perché le hanno insegnato a baciare il tricolore e a gridare Viva l’Italia.
Salvo poi trasecolare alla notizia che in guerra si muore (finché si ammazza, invece, a quanto pare, va tutto bene).

Se il tricolore significa guerra d’invasione e vassallaggio imperiale, allora mi ci pulisco il culo.

E poi, torno a ripetere: in aprile a Nassiriya i nostri eroici ragazzi quanti civili hanno ammazzato?
Ricordate?

Quando sento i discorsi del presidente della repubblica sulla patria e sulle forze armate, io sputo per terra.
Quando sento il ministro della difesa del regime neofascista italiano blaterare di missione di pace, provo il frustrante desiderio di spedirlo al fronte.
Quando ammazzano un carabiniere, è più forte di me, penso a Carlo e a quella piazza assolata di tre anni e mezzo fa.

***

Esistono poi fatti la cui memoria non va salvaguardata, ma addirittura recuperata, ricreata. Un piccolo esempio, sempre a proposito di amata patria, e tanto per mettere alla prova la celebre leggenda dei soldati italiani brava gente.
Copio e incollo dallo splendido blog del Colportore:

«Nel giugno 1936 Mussolini aveva dato ordine a Rodolfo Graziani, che dirigeva le operazioni militari in Etiopia, di "condurre sistematicamente la politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e le popolazioni complici". Tra il 1935 e il 1939, la resistenza etiopica fu spezzata da una guerra che combinava armi convenzionali e armi chimiche e che provocò la morte di oltre 250.000 "indigeni". L’obiettivo del fascismo consisteva, a lunga scadenza, nell’orientare l’emigrazione italiana verso le colonie africane. Alessandro Lessona, nuovo ministro delle Colonie, sognava una "Etiopia senza etiopici", popolata da italiani e amministrata in regine di apartheid, sulla base di una rigorosa separazione razziale e della segregazione delle popolazioni autoctone. La dimensione antisemita delle leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 fu la più visibile e la più grave per le sue conseguenze in seno alla società italiana, una delle ragioni che erano all’origine di tali misure era legata all’esigenza di "separare" gli italiani dagli "indigeni" nelle colonie africane. Numerosi storici hanno definito genocida questa guerra coloniale del fascismo, e le fotografie che mostrano dei soldati italiani mentre esibiscono la testa mozzata dei resistenti etiopi non hanno nulla da invidiare, in termini di orrore e crudeltà, a quelle, oggi più note, che testimoniano delle atrocità della Wehrmacht in Polonia e in Unione Sovietica».
(Enzo Traverso: «La violenza nazista. Una genealogia», il Mulino, 2002, p. 81.)

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6 risposte a

  1. Persa ha detto:

    io le ho ritrovate in cantina…..miracolosamente salvate dalla fase adolescenzial-distruttiva…e inalando bene mi sa che qualche residuo dell’antico profumo si sente ancora….

  2. aitan ha detto:

    Hai ragione, c’è il rischio che questo esercizio di memoria diventi una cosa episodica, un gesto che facciamo una tantum solo per liberarci la coscienza da tanto odio seminato dai nostri padri e fratelli fino a ieri, fino a oggi.
    Quanto poi al militare morto e fatto eroe, non posso fare a meno di ricordare che questo poveretto aveva scelto di guadagnarsi il pane imbracciando una mitragliatrice. Non so se avete presente. Uno di quegli oggetti che premi un grilletto e puoi spargere intorno decine di morti e feriti. Lo stesso giorno 12 iracheni sono crepati mentre assistevano ad un matrimonio.
    Dentro di me piango per tutti e 13, ma di più per gli stranieri.
    Eppure quante prime pagine per lui, e solo trafiletti per il pompiere che muore salvando i colleghi.

    OT: Vado a dare uno sguardo al gioco di Tereso (ottobre.splinder.com). Ma non considerarmi un esperto. A me gli enigmi mi piace inventarli, non risolverli. Come quelli che scrivono partiture complesse di musica contemporanea, e poi ascoltano solo canzonette da fischiettare al mattino sotto la doccia.

  3. razgul ha detto:

    Anche sulla vicenda del soldato italiano credo che la pensiamo allo stesso modo, Aitan…

  4. anonimo ha detto:

    Winter cityside
    Crystal bits of snowflakes
    all around my head and in the wind

    I had no ilusions
    That I’d ever find a glimps of summer’s heatwaves in your eyes
    You did what you did to me , now it’s story I see
    Here’s my comeback on the road again
    Things will happen while they can
    I will wait here for my man tonight,
    it’s easy when you’re big in Japan

    You’re big in Japan,
    you’re big in Japan,
    you’re big in Japan, inside.
    You’re big in Japan, and
    then i’ll sleep by your side and through the night,
    Big in Japan, it’s easy…

    Neon on naked skin
    Passing silhouettes of strange iluminated mannequins
    Shall I stay here at the zoo
    Or shall I go and cahange my point of view for other ugly scenes
    You did what you did to me, now it’s history I see…
    Things will happen while they can
    I will wait here my man tonight, it’s easy when you’re big in Japan

    I’ll be, you see the way
    too late, too late…
    You’re big in Japan,
    you’re big in Japan,
    you’re big in Japan, inside.
    You’re big in Japan, and
    then i’ll sleep by your side and through the night,
    Big in Japan, it’s easy at night.
    You’re big in Japan, you’re big in Japan, you’re big in Japan, inside…
    …you’re big in Japan…
    …e non aggiungo altro(tfo)

  5. recel ha detto:

    ehi tu, sappi che tendo a credere ai complimenti, fatti da te poi…
    radiohead, emily dickinson e shoah, aggiungerei.
    trovo interessantissima la metodicità del padre di tristram shandy.
    a presto ritrovarti, recel

  6. omicu ha detto:

    Condivido tutto quello che hai scritto Raz! Io penso che la nostra generazione sia comunque fortunata a poter ascoltare dalla viva voce dei protagonisti gli orrori del nazifascismo. Quando i nostri nonni non ci saranno più sarà tutto destinato all’oblio. E come dici tu, con queste cerimonie spesso false e poco sentite, siamo sulla buona strada.
    Di Graziani posso dire che è uno di quegli assassini che poi l’hanno fatta franca… qualche anno di galera e poi libero…

    Il militante

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