Della lettura delle poesie di Macello che Ivano Ferrari ha fatto ieri al Teatro i ha già parlato egregiamente il venerabile Tereso. Aggiungo perciò solo un paio di considerazioni.
In un altro mondo possibile, Macello sarebbe naturalmente una di quelle opere poetiche memorabili, che entrano come coltelli nella carne viva della letteratura e ne cambiano definitivamente le fisionomia. Non è successo, per ora, ma per il futuro non si può mai dire. A volte il tempo porta giustizia. A volte.

Ma forse è meglio così. Ma sì, permettiamoci questa piccola botta di snobismo: i milioni di ciula che si sono pippati i gialli di Faletti hanno ciò che si meritano – la merda.
Stando alla battuta che gira più di frequente nel beau monde dei letterati nostrani, in Italia tutti scrivono poesie e nessuno legge poesia. Sarà anche vero, ma è pur vero che effettivamente tra quei tutti c’è chi ne scrive di eccezionali. Che sia inedito o meno. Ivano Ferrari pubblica, ma siccome non ama (grazie al cielo) atteggiarsi a poeta laureato o barone della cultura, il suo nome è poco noto.
Però secondo me vale davvero la pena di rompere un po’ i coglioni ai librai. Le sue raccolte – Macello, appunto, e La franca sostanza del degrado – sono uscite nella collana bianca di poesia dell’Einaudi.
 
Qui di seguito riporto una manciata di poesie tratte da Macello.
Ivano Ferrari ha una voce aspra, asciutta. Le parole essenziali, e solo quelle: fulminanti, persino atroci – come accade sempre quando l’orrore si veste di bellezza. La massima semplicità, la massima raffinatezza.  Nessun bellettrismo, nessun onanismo tardo-avanguardista. Nessun facile granguignol iperletterario, nessun gusto dell’orrido. Nessun ammiccamento al lettore, nessun compiacimento. Nei suoi versi asciutti e abrasivi si trovano dolore, smarrimento, orrore, dolcezza, pietas – persino innocenza.
Prende dentro tutto –  il sangue, la merda, la bestialità (in tutti i sensi), la catastrofe della carne, la catastrofe della vita, il mattatoio di Mantova, le Auschwitz, Beslan, Falluja del passato e del presente… Si fa esperienza d’ognuno senza rinunciare a un’oncia della propria irriducibile individualità. Macello è la storia personale di Ivano Ferrari; Macello è la storia della tragedia umana.

***

 

Tutti in fila
nudi
appena sporchi di letame
attendono la perfezione
balbettando proteste
il più intraprendente sodomizza il compagno davanti
l’urlo che si alza è solo un anticipo
la rivoltella a pressione frena lo scandalo
ci sono vacche olandesi
torelli
e qualche cavallo.

Poche parole
i pentimenti discorsivi danneggiano i coltelli
è il tacito accordo che ci unisce
quando lo stivale di un addetto
schiaccia l’utero strappato a una bovina matura.
Né ci salva il successivo e scontato
rutto di imbarazzo.

Li chiamano ribelli
sono i pensieri che valicano
i confini delle pulizie pomeridiane
li chiamano ribelli
perché rifiutano i sepolcri
in cui i desideri sono allineati
con lo scarto (grasso, ossa, uteri)
che va  a riempire le trincee
dietro cui i veterinari si difendono.

Sventrate intere famiglie
oggi
lunedì di intensa macellazione.
Una vacca ha partorito un vitello
negli occhi la paura di nascere
il foro in mezzo il nostro contributo
a tranquillizzarlo.

Con le mani nel ventre
di una puledra zoppa,
dentro la sua merda ci sono tenie
fili d’erba cipollina
chicchi purpurei di bacche
e un pezzetto di vetro screziato,
in quel caldo silenzio di melma
c’è superbia.

Non solo
anzi
è quasi un angelo
ciò che degenera
senza risparmio
spiandomi dall’alto di un gancio
malfermo, anche, per via del peso.

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25 risposte a

  1. faronascosto ha detto:

    crudo… sublime.
    senza parole.

  2. mariannaborella ha detto:

    ciao…per capire certe cose aspetto che mi tolgano il pennarello che mi si è conficcato su per il naso. Intanto passo di qui e guardo le figure…baci.

  3. alderano ha detto:

    Come ho già promesso al venerabile, acquisirò il Macello, prima o poi…

  4. anonimo ha detto:

    Sì, è così come dite tu e il “venerabile”: ho ascoltato la bella voce di Ivano a occhi chiusi, avevo letto Macello già tre volte, eppure, ancora ho i brividi per l’altra sera…

  5. yorke ha detto:

    Tu sei come una terra
    che nessuno ha mai detto.
    Tu non attendi nulla
    se non la parola
    che sgorgherà dal fondo
    come un frutto tra i rami.
    C’è un vento che ti giunge.
    Cose secche e rimorte
    t’ingombrano e vanno nel vento.
    Membra e parole antiche.
    Tu tremi nell’estate.

    -pavese-

  6. recel ha detto:

    cavolo, questa ultima è proprio bella.
    ci sto provando, sai?, ad allontanare il dolore. a guarire. a tenere duro, comunque. mi dici di provare con leopardi?
    intanto ti linko, ma se non ti va non hai che da dirlo.
    buondì

  7. sisternet ha detto:

    bella serata davvero. i testi di Ferrari sembrano un dipinto di Bacon. Carne, flesh crudezza… ci vediamo al Verdi… con Moresco. Un gennaio che parte bene questo.

  8. recel ha detto:

    emily! grazie, provvedo. e tu, diletti te stesso componendo? a presto.

  9. markelouffenwanken ha detto:

    Da brividi. L’ultima, poi, ti mette al tappeto. Grande!

  10. Persa ha detto:

    crude…ma bellissime…è anche per questo che son diventata vegetariana (tendente vegana…)

  11. Impertinelli ha detto:

    eccezionale! ti ringrazio, tunga, mai abbastanza, per avermi presentato il grande ferrari.

  12. kanji ha detto:

    Le stesse parole, partorite da mani fresche di manicure, non avrebbero sfondato alcun muro (credo). Mi piace, la verità nuda e cruda offerta da questo spirito nudo e crudo.

    Bravo Raz.
    Kanji.

  13. valeska ha detto:

    *************
    abbraccio te

  14. anonimo ha detto:

    …è stano sperare di trovarsi almeno “nei panni” di quella “vacca risparmiata perchè ormai sono pieni tutti i paranchi”…è strano…ma è così…è terribile ma è propio così
    (trenofuoriorario)

  15. anonimo ha detto:

    …però voglio aspettare il mio turno vestita così:

  16. anonimo ha detto:
  17. anonimo ha detto:

    …scusa ma al primo tentativo la “bacchetta magica” aveva fatto cilecca…e poi si è scatenata!!! :->

  18. anonimo ha detto:

    E’ cosa rara ma c’è sempre c’è la possibilità d’essere bovini selvatici
    e di leccare il proprio sangue tra l’erba alta,
    trafitti della vecchiaia, schiacciati dal peso della leonessa.
    Oppure vacche sacre ornate di ghirlande che offrono alla morte corpi vergini da schiavitù umana.

    Macello non l’ho ancora letto. Deve essere una raccolta da ingoiare in un sol fiato.
    Le piccole antologie non mi sembra che rendano giustizia a questo tipo di poesia.
    L’anno scorso ho letto una recensione tunghiana e quei versi mi erano sembrati quasi brutti.
    Poi ne ho letti altri brani citati da Moresco e mi sono parsi bellissimi.
    Il venerabile Tereso ne ha citati altri ancora più belli.

    Io di solito cito solo me stessa.

  19. anonimo ha detto:

    raz, stai creando un mostro. il venerabile tereso.

  20. anonimo ha detto:

    Oh sì, venerabile Tereso, chè se lo sapevo che c’eri pure tu, chiedevo a Raz di presentarci… mica per altro, che insieme a Raz e Alderano siete delle gran belle teste pensanti!
    ossequi

  21. anonimo ha detto:

    dimenticai di siglarmi:
    gabriella

  22. anonimo ha detto:

    cara gabriella, sarà per la prossima volta, se il buon raz non si dimentica…

  23. recel ha detto:

    di venerabile, qui, c’è senzaltro il linkato tereso. ma non è solo. col mio nuovo fardello di coraggio augurato, subisco mio malgrado il fascino del ‘chè’ (non che, proprio chè…). grazie

  24. TirNanOg ha detto:

    …ottima scelta…baci.

  25. francescamazzucato ha detto:

    ti lascio un link, provvisorio, che secondo me ti può anche divertire

    http://epistolariofacci.blog.excite.it

    nella sua malinconia

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