Quando sto male e il mondo fa schifo finisco sempre per rifugiarmi nei classici.
In questi giorni sono tornato a Leopardi. Siccome oggi sono di poche parole, lascio che parli lui per me.

“Sovente in queste rive,
che, desolate, a bruno
veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
seggo la notte; e su la mesta landa
in purissimo azzurro
veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
cui di lontan fa specchio
il mare, e tutto di scintille in giro
per lo vòto seren brillare il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
ch’a lor sembrano un punto,
e sono immense, in guisa
che un punto a petto a lor son terra e mare
veracemente; a cui
l’uomo non pur, ma questo
globo ove l’uomo è nulla,
sconosciuto è del tutto; e quando miro
quegli ancor più senz’alcun fin remoti
nodi quasi di stelle,
ch’a noi paion qual nebbia, a cui non l’uomo
e non la terra sol, ma tutte in uno,
del numero infinite e della mole,
con l’aureo sole insiem, le nostre stelle
o sono ignote, o così paion come
essi alla terra, un punto
di luce nebulosa; al pensier mio
che sembri allora, o prole
dell’uomo?..”

Come mi sarebbe piaciuto conoscerlo, parlare con lui (ma so per certo che non ne avrei avuto il coraggio, che avrei provato la solita, invincibile soggezione)… I miei rapporti affettivi con la letteratura conoscono quasi soltanto due dimensioni: quella filiale e quella fraterna. Leopardi è per me come un fratello maggiore infinitamente più saggio e immensamente venerato.

***

Mi sono anche regalato un libro bellissimo, Alce Nero parla. È il racconto autobiografico di un vecchio sciamano sioux, raccolto e trascritto negli anni ’30. L’ho letto molti anni fa, ma non ne avevo una copia personale – e io in questo sono un maniaco possessivo, non dormo la notte se ripenso a tutti i bei libri che ho preso in prestito in biblioteca dai dodici ai diciotto anni e che perciò non posso mettere al sicuro dalle grinfie altrui sui miei scaffali.
Così si conclude il racconto che Alce Nero fa del massacro di Wounded Knee (29 dicembre 1890):
“Era una bella giornata d’inverno, quando accadde questo. Il sole splendeva. Ma quando i soldati se ne andarono, dopo questo infame macello, cominciò a nevicare forte. Poi di notte si alzò il vento. Ci fu una grossa tormenta di neve, e cominciò a fare molto freddo. La neve veniva spazzata dal vento, in quantità, dal burrone che era diventato una sola, lunga tomba di donne e fanciulli e bambini piccoli macellati: i quali non avevano fatto mai male a nessuno e soltanto volevano fuggire”.

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12 risposte a

  1. faronascosto ha detto:

    mi viene in mente una certa canzone di De Andrè…
    Ciao Raz.
    Leopardi, comunque, nonstante tutta la sua saggezza, credo che sarebbe stato anche umano e felice di parlare con te. Altro che soggezione!

  2. iuna ha detto:

    Un bacio fratello,
    silenzioso,
    in ascolto attento
    occhio vigile…
    ti sorrido

  3. anonimo ha detto:

    bentornato.
    il dolore dev’ essere forte o continuo? l’uomo collabora con lui e soffre non quanto sente ma quanto ha deciso di soffrire. – seneca, le consolazioni –
    maqui.

  4. mata63 ha detto:

    Sai Razgul, io penso che  se Leopardi avesse avuto la fortuna di conoscere uno come te, forse le sue poesie non sarebbero state così belle ma sicuramente la sua vita più piena. Un bacio. M.

  5. anonimo ha detto:

    … se passi a roma prima o poi, ti porto in giro sulla mia scopa magica. fammelo sapere prima, ‘che mi faccio prestare il cilindro!!! maqui.

  6. anonimo ha detto:

    il finale di alce nero…mi ha fatto di nuovo pensare a beslan

  7. aitan ha detto:

    solo per dirti che condivido l’ammirazione per Leopardi

  8. zaritmac ha detto:

    Un brivido, raz; e temo che non sia per la neve…Ho fatto della Ginestra una traccia e non l’ho mai lasciata.

  9. razgul ha detto:

    E’ bello trovare dei compagni, in questa passione… Leopardi è uno dei più alti ingegni che l’Italia abbia generato. Eppure a scuola ce lo servono imbalsamato, espropriato, liofilizzato e banalizzato in modo semplicemente criminale. E tra studenti si finisce il più delle volte per fare a gara tra chi fa la faccia più scoglionata, quando lo si affronta.
    Doppio delitto.

    Viva ser Giacomo Leopardi, fratello e maestro!

  10. anonimo ha detto:

    ecco. un uomo che si rifugia in leopardi oggi, che lascia parlare lui quando ha poche parole.
    io ne ho trovati pochi, di uomini così. forse è per questo che mi sono dilaniata nel perderli. o nel capire di non poterli avere. come sta accadendo adesso. abbraccio solidale. r

  11. razgul ha detto:

    Accidenti!

  12. anonimo ha detto:

    l’ “accidenti!” era per me? ho postato anche più sopra, stavolta non in anonimo. se ti va di venire a trovarmi… tanto di cappello.r

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