8.

 

Il quindici dicembre Pinelli è ancora tutto il giorno in questura. Calabresi lo interroga. Nessuna imputazione gli viene contestata.

 

9.

Sedici dicembre, mezzanotte e tre minuti. Aldo Palumbo, il cronista dell’Unità, sta attraversando il cortile della questura. Sente un tonfo, poi un altro, poi un altro ancora. È Pinelli che, precipitando dal quarto piano, sbatte contro i due cornicioni sottostanti, si schianta a terra e finalmente lascia la questura. Per sempre.

Palumbo si avvicina. Nell’aiuola spelacchiata in cui si arresta la caduta di Pinelli c’è della neve sporca. Il corpo resta immobile a terra, nel buio e nella nebbia.

Arriva un’ambulanza. Con una strana preveggenza, i poliziotti l’hanno chiamata alle 23:58, due minuti e due secondi prima che Pinelli – secondo la loro ricostruzione – compisse quell’atto inconsulto di autolesionismo.

Lo portano di corsa al Fatebenefratelli. Muore intorno alla una e cinquanta senza riprendere conoscenza.

 

10.

 

Alle due e un quarto, in piena notte, appena venti minuti dopo la morte di Pinelli, il questore di Milano Marcello Guida tiene una conferenza stampa. Dice:

“I suoi alibi erano tutti caduti ed era fortemente indiziato. Aveva presentato un alibi per venerdì pomeriggio ma questo alibi era caduto completamente”.

(Il Corriere della sera chioserà così: “E’ successo qualcosa che ha inspiegabilmente spezzato in lui quell’apparente maschera di serenità e di distacco. Si è reso subito conto che gli inquirenti erano venuti a conoscenza di qualcosa che gli premeva tenere nascosto”.)

 

Guida dice anche:

“Nell’ultimo interrogatorio il funzionario dottor Calabresi aveva allora momentaneamente sospeso l’interrogatorio per andare a riferire al capo dell’ufficio politico dottor Allegra. Col Pinelli erano rimasti nella stanza tre sottufficiali di polizia e un ufficiale dei carabinieri che assistevano all’interrogatorio.
“Improvvisamente il Pinelli ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto (…). Lo scatto del Pinelli è stato rapidissimo. L’uomo ha spalancato le ante della finestra e si è lanciato nel vuoto senza che nessuno dei sottufficiali potesse accennare a un qualsiasi tentativo per bloccarlo in tempo.
In pratica, un’auto-accusa”.

 

E Calabresi, seduto vicino a Guida:

“Lo credevamo incapace di violenza… E invece è risultato implicato”.

 

11.

 

Pinelli muore in svariati modi.

La prima versione della polizia segue la falsariga colpevolista fornita dal questore Guida durante la conferenza stampa:

vedendosi scoperto, Pinelli compie un balzo felino, grida “E’ la fine dell’anarchia!” e si getta dalla finestra aperta, gettando al tempo stesso nella costernazione generale gli agenti presenti nella stanza; la finestra è aperta perché nella stanza c’è molto fumo.

 

Quasi subito, tuttavia, si chiarisce al di là di ogni dubbio che l’alibi di Pinelli era validissimo; la polizia elabora quindi una seconda versione:

Pinelli era un bravo ragazzo, sapeva di essere innocente, durante gli interrogatori era tranquillo, ha persino scroccato una sigaretta a uno degli agenti, poco prima di compiere quell’inspiegabile gesto…

 

Ma subito spunta un altro problema. I giornali fanno notare che un uomo che si lanci da una finestra con un balzo felino non scivola giù rasente il muro, al punto da picchiare contro i cornicioni. La polizia elabora quindi una terza versione:

Pinelli era un bravo ragazzo, sapeva di essere innocente, durante gli interrogatori era tranquillo, ha persino scroccato una sigaretta a uno degli agenti… poi, inaspettatamente, è scattato verso al finestra; il brigadiere Panessa Vito con uno scatto a sua volta felino cerca di afferrarlo e di impedirne il suicidio, ma Pinelli sfugge alla presa e al brigadiere Panessa Vito resta in mano soltanto una scarpa.

Purtroppo per la polizia, tutti i giornalisti presenti nel cortile della questura quella notte – Palumbo in primis – ricordano benissimo che Pinelli ai piedi aveva entrambe le scarpe.

 

I casi sono due: o Pinelli teneva una terza scarpa di scorta in tasca o la polizia mente.

Non è vero. Ci sono almeno altre due possibilità. Una sporca e una stravagante.
Secondo quella sporca, Pinelli viene picchiato violentemente; una delle percosse gli è fatale; viene gettato dalla finestra per simulare il suicidio.
Secondo quella stravagante Pinelli muore così, di morte accidentale.

 

La perizia medico-legale sul corpo di Pinelli sceglie la possibilità sporca: sul collo di Pinelli viene rilevata una lesione traumatica (un colpo di karatè?) sicuramente anteriore alla caduta.

La legge sceglierà la possibilità assurda. La sentenza che archivia la morte di Pinelli dice: morte accidentale per malore attivo.

(…)

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11 risposte a

  1. anonimo ha detto:

    Grazie.
    E perdona la mia ignoranza, non sapevo tutta la storia…

    a.

  2. anonimo ha detto:

    ciao ciao raz, fammi una bella lista.

  3. mariannaborella ha detto:

    Hai ragione non c’è che dire…non posso che concordare con te. E’ che è così doloroso anche per me ricordarla…

  4. anonimo ha detto:

    Grazie. la mia memoria non ne aveva bisogno. Il mio cuore sì.

    G.B.

  5. trenofuoriorario ha detto:

    “serenità e distacco”…ecco perchè: prova a sottomettere, a dominare, ad annientare un uomo che ti guarda con “serenità e distacco”…

    un gruppo di bastardi-una finestra-credere di avere il potere di fare ad un uomo ciò che vuoi…

  6. valeska ha detto:

    raz che ricorda
    ed è cosa buona e giusta
    non dimenticare

    un bacio
    v

  7. faronascosto ha detto:

    nemmeno io sapevo tutta la storia e ti ringrazio.

  8. anonimo ha detto:

    “fa caldo stasera ! apri la finestra “
    Ciao Raztung … sei una meraviglia ti voglio bene
    Pippi

  9. mariannaborella ha detto:

    grazie del commento, mi ha fatto mori’…cmq, se hai bisogno di Toscana, sappi che io gioco in casa :)

  10. TirNanOg ha detto:

    …mi unisco all’invito di Mariannaborella…se hai voglia di Toscana, ma io sono in collina, sei il benvenuto!!!

  11. razgul ha detto:

    Seondo un sondaggio autorevole pubbriato ieri sul Tirreno, io sono il lombardo più amato dai toscani!

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