Niente più De Filippi

Le righe che seguono erano nate come risposta ai due commenti di Francesca al mio post del 17 novembre. Come tali, sarebbero dovute entrare nello spazio riservato ai commenti. Invece ne è venuto fuori qualcosa di più sostanzioso e troppo ingombrante, se non altro per dimensioni. Allora mi prendo la libertà di metterlo qui, come un post vero e proprio.

Cara Francesca, ti rispondo partendo dal fondo.

1. Francamente non capisco a cosa tu alluda con l’espressione “accondiscendenti problematiche”.
Non capisco nemmeno perché una cosa scritta per me non potrebbe finire sul mio blog. È una cosa nata come summa di riflessioni mie e promemoria personale, esattamente come tante altre cose che ho postato qui.
Non ambisco a raffinate letture, anzi, trovo sommamente irritante l’aggettivo “raffinato” e che mi si attribuisca ambizioni “raffinate”. Nemmeno ambisco a raffinati commenti, anche se i commenti che mostrano interesse (anche critico) per il merito di ciò che scrivo mi fanno naturalmente piacere.

2. Scusa la sincerità: che cazzo c’entra Marianna e perché interpreti aprioristicamente il mio agire? Perché senza alcuna reale conoscenza della mia persona si fa l’esegesi delle mie azioni (o, come in questo caso, delle mie mancate azioni) e si stabilisce che agisco in un certo modo per snobismo, perché l’altro “non è abbastanza alternativo”? Viene da rispondere: ma che cazzo ne sapete voi, di me, per giungere a questa conclusione travestita da domanda retorica? È questo il giudizio – l’abusatissima, stucchevole taccia dell’intellettualino alternativo snobbettino?
Poi, detto solo en passant, perché non voglio uscire dal seminato – sarà pure un mio diritto rispondere o no a un commento senza dovere spiegazioni! Ma scherziamo?

3. Vengo al merito, vediamo se riesco a scagionarmi dall’accusa di essere un intellettuale elitario, autocompiaciuto e separato dalla vita reale.
Sì, te lo dico sinceramente: ne ho pieni i coglioni di Maria De Filippi e Simona Ventura – o meglio, di tutto ciò che queste due signore (due nomi casuali, fra i tanti che si possono fare) esemplificano. Dunque, io nella vita oltre a questo blog – cui sono molto affezionato ma che rappresenta in termini di impegno mentale-cronologico-temporale una porzione limitata della mia esistenza – lavoro. Lavoro in un’azienda inquadrata come categoria nell’industria metalmeccanica; perciò, anche se non faccio propriamente un lavoro da officina, sono un operaio. Per la precisione lavoro su uno scanner: il mio compito sostanzialmente si riduce all’introduzione di migliaia di fogli al giorno nello scanner, alla loro scansione e archiviazione, alla sorveglianza del buon funzionamento della macchina e alla rapida correzione di eventuali anomalie ed errori. A volte mi fanno spostare i bancali con le risme o gli scatoloni pieni di pratiche assicurative, ma in genere il lavoro non è fisicamente così sfiancante. Molto monotono e faticoso per gli occhi – questo sì. Il mio modesto record personale è di 24.700 pratiche scannerizzate in 8 ore.
Anche i miei colleghi, dunque, sono operai. Anzi, farei meglio a dire colleghe, perché per il 90 per cento sono donne. Dai 18 ai 50 anni e passa. Non sono il lattoniere che tu assurgi a rappresentante della vita reale, ma credo che possiamo considerarle più o meno alla sua stregua. Da poco c’è anche qualche studente, ex-studente e – come si vedrà – qualche extracomunitario.
Le mie colleghe chiacchierano, in pausa pranzo o, a volte, anche in reparto – se il clima è più disteso o la caporeparto si allontana. Parlano di quanto è figo Costantino, di quanto è troia la Lecciso, del grande fratello, dell’isola dei famosi e così via. Parlano solo di quello. Siccome per la quasi totalità votano Berlusconi, Fini e – una – Rauti, io per loro sono (simpaticamente, per carità) il comunista.
Mediamente non sono persone cattive. Cioè, non sono più cattive della media. Sicuramente sono persone che hanno studiato poco, ma questo non significa nulla: mio nonnno aveva la seconda elementare, eppure da operaio di fonderia ed ex contadino immigrato qual era, conosceva la politica, s’interessava a ciò che accadeva intorno a lui nel mondo, leggeva il giornale (sillabando le parole a bassa voce), era iscritto al partito socialista. Quindi non è questione di istruzione alta o bassa. Ho in mente certi professori di liceo che voi umani… e conosco l’ambiente accademico a sufficienza per poter tranquillamente affermare che la vivacità intellettuale non ha alcun reale rapporto con il grado d’istruzione.
Quando ti dico che le mie colleghe non parlano d’altro che non sia il mondo delle defilippi e degli ipermercati, lo dico in senso letterale. Sono totalmente impermeabili a ciò che accade. Un esempio: nei giorni della tragedia di Beslan – argomento che pure aveva suscitato un orgasmo mediatico incredibile – NON UNA PAROLA ho sentito da loro, su quei fatti: nemmeno il commento più becero, più qualunquista. Il nulla.
C’è una guerra in atto: ebbene, sai qual è stata l’unica cosa che in un anno ho sentito dir loro su quest’argomento? “Se fosse per me butterei una bella bomba atomica (sottinteso: sui paesi arabi) e chiusa lì”. Risatine, dopodiché sotto di nuovo a commentare “Hai visto ieri dalla defilippi quella lì…?” “Ah, l’ho vista! Ma che troia…”.
Con una sola eccezione: la cronaca nera più trucida.
Chi è più nell’altrove e chi più nella vita reale? Sei sicura che io non ho cognizione di ciò che pensa e di come vive la vicina sessantenne con la permanente? E soprattutto, in nome di dio (e scusami se ti ho fraintesa), perché mai lei farebbe più parte di me della vita reale?

Tu dici che vuoi costruire ponti con il lattoniere, con il pensionato e con la gente che sta in strada e non ha soldi: io ci vivo già in mezzo. In base a cosa decidi che io sono un corpo separato da loro? E poi, se anche esistesse questa separazione, perché non potrebbero essere loro, quelli separati dalla vita reale?
Guarda che – te lo dico perché ne faccio quotidianamente esperienza – “la gente che impoverisce, giorno dopo giorno, che abolisce le spese culturali, non compra libri, guarda il grande fratello perché ha solo quello” è un’astrazione, una generalizzazione. Certi miei colleghi non hanno abolito le spese culturali semplicemente perché non le hanno mai avute, perché non gli è mai interessato non dico leggere un libro, ma sfogliare un quotidiano. Altri navigano in oggettive difficoltà economiche, ma hanno la casa piena di elettrodomestici: dal cellulare cambiato ogni due anni al dvd e tre televisori.
Altri ancora guardano il grande fratello non perché hanno solo quello, ma forse perché sono lobotomizzati dalla nascita, perché non gli interessa altro e sono ormai troppo incalliti per riuscire a immaginare un’altra vita, altri interessi (dall’uncinetto alla filatelia).
Altri ancora sono messi davvero male: per esempio Y., il mio collega venuto dal Pakistan, un ragazzo laureato in storia che è arrivato in Italia da clandestino, ha lavorato in nero per un po’ in una fabbrichetta di suole di scarpe dove non lo pagavano e anche adesso che ha (per fortuna) un contratto regolare si fa 10-11 ore di lavoro al giorno per riuscire a mandare qualcosa a Rawalpindi, alla famiglia (tolti i soldi dell’affitto e del mangiare gli resterebbe ben poco, altrimenti). Lavora alla scrivania di fianco alla mia. Per mesi sono stato l’unico dipendente a rivolgergli la parola (gli altri all’inizio diffidavano perché, nonostante il suo buon carattere, è scuro di pelle ed è un musulmano molto devoto: i musulmani sono piuttosto detestati, dai miei colleghi, anche se stranamente prima di Y. non avevano avuto nessun contatto diretto con alcun musulmano).
Devi scusarmi, perciò, se quando mi si mette in guardia dal pericolo dell’autocompiacimento elitario la mia reazione fluttua dall’ira funesta alla frana delle palle e della mandibola. Io vivo immerso per otto ore al giorno in un piccolo universo di soubrette, mamme di cogne, tariconi, emiliofedi, partite di campionato e scarpette nike. A volte quando torno a casa mi viene persino voglia di urlare: “Dove sono gli intellettuali alternativi elitari??? Datemene uno, almeno per un quarto d’ora! Vi preeeego, custodi del Parnaso!!!”.
Poi, per fortuna, faccio anche altro, e ciò mi permette di sopravvivere senza sentirmi un alienato totale. Del resto anche il mio scritto parla d’altro, alla società dello spettacolo e alla merce riserva una riga. Curiosamente ti sei focalizzata quasi del tutto su quel passaggio: ma a rileggerlo non vedo da dove tu possa aver dedotto il mio disprezzo per le cassiere dell’esselunga.
Anzi, a dire il vero quando parlo di “gabbie spettacolaristiche” (una definizione che non mi piace per niente, tra l’altro) intendo qualcosa di diverso e molto più vasto che non il piccolo cortocircuito televisivo dell’Italietta berlusconiana.

4. Ho scritto “coltivare l’odio”. Non è mia, a dire il vero: l’ho presa dal subcomandante Marcos. Che per la precisione dice:
“…Cercare di cambiare davvero ed essere migliori ogni giorno… Accumulare con pazienza odio e amore. Coltivare il fiero albero dell’odio contro l’oppressore con l’amore che combatte e libera. Coltivare il potente albero dell’amore che è vento che pulisce e risana, non l’amore piccolo ed egoista, ma quello grande, quello che rende migliori e più grandi. Coltivare in noi l’albero dell’odio e dell’amore, l’albero del dovere”.
Si tratta di un brano tratto della risposta che Marcos spedì a un bambino messicano, che gli aveva fatto pervenire una letterina di sostegno e domande.
In effetti, la mia frase completa è “Coltivare la pietas amorosa e l’odio”.

5. Il mondo mi pare effettivamente pieno di merda. Il fatto è che ci vivo dentro, ci siamo dentro tutti. Io ho scritto “evadere altrove”, ma anche che questo altrove è qui. Che l’altrove dobbiamo trovarlo incessantemente in noi stessi e nel caos del mondo in cui siamo gettati. Semplicemente, si può vivere con la testa ficcata nella merda, magari felicemente convinti che sia una cosa schifosetta ma inevitabile, un mal comune e perciò foriero di lieve gaudio; oppure, con uno sforzo muscolare, cercare di tenere almeno la testa sollevata.

6. Torno al primo punto e poi smetto.
Da ormai un anno sto attraversando un periodo particolare, anche difficile e pieno di meditazioni. Sarà che, arrivato all’età sommamente stupida du trentun’anni, ho sentito la necessità di una revisione spietata della mia vita. Non so. Quello che so, è che a questo punto dell’auto-esame, sono nati in me l’esigenza di un’autodisciplina igienica e il bisogno di un certo rigore – che non chiamerò ascetico, ma che sicuramente reca con sé necessariamente un aspetto di austerità purificatrice.
È un po’ come cercare di spogliarsi da tutto ciò che a un cerrto punto si sente come una zavorra, come dannoso, avvilente, dispersivo, poco dignitoso o anche solo superfluo.
Da questa riflessione e questa esigenza (che è intima e insieme “artistica” – che io scriva non è un segreto – e politica), precisamente, è nato quello che tu definisci manifesto-progetto.
Ancora non capisco perché una cosa nata da una riflessione interiore non possa essere condivisa in questo spazio che, se è pubblico, è pur sempre anche uno spazio personale.

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20 risposte a

  1. redskingirl ha detto:

    visita il mio sito e fallo guardare a ki puoi!

  2. mata63 ha detto:

    Ognuno legge tra le righe dei blog quello che vuole… ognuno è libero di essere o fingere sul blog. Il blog è uno spazio nostro che decidiamo di condividere con gli altri ma non per questo deve diventare un modo per compiacerli. Avremo meno audience forse, ma saremo in pace con noi stessi…
    Ti stringo forte la mano, razgul.

  3. aitan ha detto:

    Stringo la mano di mata63 che stringe la tua, poi la libero e l’unisco all’altra in un applauso forte e chiaro.

  4. alderano ha detto:

    Si arriva sempre, si deve arrivare, a iscriversi su carta dei comandamenti. da enunciare, e poi trasgredire, e trasgredirli perchè possano ancora essere enunciati. ci si arriva, e poi si deve ripartire, per arrivare a enunciarne altri. senza fine.
    ‘ricordati di te’ mi ero scritto anni fa quando abitavo nel bosco, lo avevo stampato e appiccicato al muro. veniva da un libretto azzurro, targato rené daumal. non è che sempre riuscivo a ricordarmi di me. ma fa bene dirselo, gridarselo, gridarlo.

    non si tagliano i ponti col bancario o con la commessa. se mi sorridono – e il sorriso lo vedo e lo sento – io gli sorrido. ma oltre quel sorriso, quell’avanzo d’anima a cui non posso non legarmi, cè un mondo avvizzito, rinsecchito come un frutto lasciato all’aria per anni – come quelli che un mio amico che non vedo da secoli teneva come trofeo del tempo che passa, orologio da rote, sullo scaffale di cucina – e sotto, un panetto d’hashish. sento il sorriso, ma sento pure quel rinsecchimento. non sono io a tagliare i ponti – magari potessi farlo, a volte mi illudo di poterlo fare. poi, quando sprofondo nella vita vera, allora scopro – contro ogni mio pervicace e incrollabile filantropismo – la morte cerebrale, l’ignavia diffusa, il vomito che non verrà mai vomitato dalla bocca. cazzo, lo potessi vomitare, allora. ma ci scendo a patti, ci rido, e finisce che il fascista lo abbraccio, perfino, perchè è una brava persona. ma per una somma di brave persone che s’inculano il mondo il mondo è inculato.

    se ci fosse dio, mi sentieri legittimato allo sterminio. è il mio ateismo che mi salva.

  5. alderano ha detto:

    mi sentirei legittimato, dicevo. ma credo che il concetto si sia capito.

  6. TirNanOg ha detto:

    …rimasta ipnotizzata sul tuo flusso di coscienza…

  7. anonimo ha detto:

    Torno adesso sui blog e leggo la tua risposta al commento che, se volessi polemizzare ti direi che poteva stare all’inizio del post, per chiarezza. Sembra che abbia fatto l’esaltazione della De Filippi o altri consimili. Non mi piacciono per niente, sia chiaro. Ma non importa.
    Mi sembrano chiariti i punti che avevo fatto presente, che non mi convincevano, che continuano a non farlo, ma che non intendevano certo procurarti rabbia o ire, o altro. Io percepivo un certo distacco e autocompiacimento elitario in quel post, e la sua forma mi ha particolarmente colpito per la violenza che comunicava(a me, una percezione tutta mia, lettrice occasionale e interessata ) Mi ha colpito per il senso di “solidità” di chi parla nei confronti del mondo esterno: una persona separata, che si pone separata, solida e giudicante. E, forse per via del percorso che sto intraprendendo, (figurati, cerca di insegnare che tutti gli esseri umani sono stati “mie madri” e sono dotati di amorevole gentilezza, oppure lo stare nelle situazioni senza giudicarle) l’ho recepito con particolare forza. E’ dipeso tutto da me, nulla di oggettivo Allora ho commentato con un istinto polemico che a volte ho, che viene fuori, che si è spinto, vero, a occuparsi di cose che non mi riguardano minimamente. Nella mia idea pensavo che quel commento potesse essere lo stimolo per uno scambio d’opinioni. Ho valutato male. Il fatto che ti abbia creato fastidio, irritazione e altro mi dispiace moltissimo.

  8. anonimo ha detto:

    Ho anche riletto il commento. Non c’era nessuna accusa da cui scagionarsi e nessun bisogno di elencare così meticolosamente delle credenziali sul tuo lavoro, sul contatto quotidiano con gente, persone, discorsi più o meno futili. Non volevo ASSOLUTAMENTE un elenco di credenziali. Perchè non c’era nessuna accusa, appunto, ma solo parole, forse incaute se ti hanno dato fastidio.Chissà perchè così tanto fastidio e così tanto sulla difensiva. Sono solo chiacchiere da blog.

  9. razgul ha detto:

    Cara Francesca, nella speranza che tu ripassi di qui un giorno o l’altro, te lo scrivo chiaramente.
    Non ho mai pensato che nel tuo commento tu facessi il panegirico della De Filippi.
    E poi, più che irritazione (quella è rimasta confinata alla parola “raffinata”), mi hai suscitato la voglia di controbattere, di spiegarmi meglio e di rintuzzare quelli che mi sembravano errori d’interpretazione. Non è forse anche questo una risposta allo stimolo per uno scambio d’opinioni?
    Dici che hai valutato male e che pensavi potesse nascere una discussione: dalle tue parole sembrerebbe quindi che con la mia risposta io ne abbia ucciso la possibilità. Il che non mi sembra vero. Per quanto il mio tono possa essere o sembrare perentorio. Ma io sono di quelli che quando discute si scalda, non resta freddo come una mozzarella del banco latticini…

  10. razgul ha detto:

    Francesca, non so cosa pensare: credevo che della mia risposta, oltre alla veemenza, potesse giungerti anche il desiderio di essere corretto e di discutere il merito.
    Ora, dalle tue reazioni sembra che ti sia fatto l’idea di me come di una persona furente e permalosissima che percuote la propria tastiera con furia scrivendo una lettera virulenta.
    Ma non è così!
    Se ti è parso così è stato un fraintendimento!

    Se ho messo così in evidenza sul blog la mia risposta, è stato perché mi sembrava che nello scriverla lo sguardo si fosse allargato su questioni un po’ più generali che non le eventuali spiegzioni personali tra me e te. Per dirne una: dove tu hai visto un elenco di futili credenziali io ci ho visto una descrizione della mia piccola fetta di mondo, la porzione di società italiana che posso esperire dalla mia postazione.
    Mi spiacerebbe davvero se tutto questo non si capisse, se nelle mie parole si avvertissero solo presunzione e arroganza.

    E poi, scusa, io ho scritto delle cose nate da un piccolo tormento interiore. Potranno essere opinabili – anzi, opinabilissime -, scritte male, persino sembrare ridicole e suscitare il riso. Ma per me NON sono chiacchiere da blog!

  11. mariannaborella ha detto:

    Già che ci sono apro bocca anch’io.
    Ciao Francesca, è vero che non mi conosci, ma se vuoi puoi passare dal blog. In ogni caso, non lavoro a mediaset, ma faccio la fame barcamenandomi tra l’università e la mia materia. L’arte.
    Ho finito ora di lavorare a una mostra che rimarrà aperta una settimana qui a Lucca su Niccola Farnesi, incisore della seconda metà dell’800. Il catalogo è uscito ora e stavo giusto autocompiacendomi…non capisco che male ci sia nel farlo!
    In ogni caso i miei appelli a razgul (che per altro non sono mai stati ascoltati…cicchetto!) sono perchè io passo da lui e gli scrivo molto più di quanto lui non faccia, con ciò: A)è una libera scelta passare da chi e come uno vuole; B)io mi consolo pensando che forse lavora più di me e non ha tempo (razgul, fammelo sapere e nel caso fingi! :))
    In ogni modo, io trovo che lui ti abbia dato la possibilità di capire meglio cosa intendesse e aprire con te un dialogo. Ma queste sono parole mie e me ne prendo tutta la responsabilità.
    Comunque non amo mediaset e tutto ciò che di BEN PIU’ GROSSO CI STA DIETRO…a buon intenditor…
    Mi permetto di abbracciare fortemente sergio che mi sembra, per usare un espressione chic, si sia smazzato anche troppo per questa diatriba.
    Saluti anche a te, o Francesca.

  12. anonimo ha detto:

    Ma io passo qui spesso e molto volentieri, perché dici “un giorno o l’altro? “perchè abbiamo avuto un acceso scambio di idee adesso non vengo più a leggerti? Ma figurati.
    Mi hai commosso, emozionato, fatto pensare spesso. Mi piace tanto venire qui. Mi piace anche la tua rabbia, è piena di energia. La tua indignazione. Proprio per questo mi sono permessa. Ok ritiro “raffinato” e intendevo le mie, chiacchiere da blog. Solo le mie, un po’ oziose, un po’ influenzate, come ti dicevo da un certo percorso(che ho tirato fuori, esibendo le mie brave credenziali, pseudo- filosofiche, orientalistiche, buoniste)ci ho pensato mentre uscivo, per andare a pranzo.O.T è il mio compleanno, 39. Tempo di riflessioni e ripensamenti. Perchè di impulso, di istinto, di pelle e di viscere io sottoscriverei ogni riga di quello che tu scrivi. Poi viene fuori tutto il percorso mentale, mi blocca, la mia testa si affolla di pensieri, di elaborazioni variamente politicamente corrette, e via.
    A volte il mezzo(internet) è potente, a volte porta al fraintendimento. Davvero. Si vede che sei uno che si scalda, e mi piace, mi piace la passione nelle discussioni e negli scambi accesi. Odio chi resta freddo tipo mozzarella. Ma forse, scritte, le parole sembrano più perentorie, anche più polemiche.(le mie). Se ci si vede, se si sta davanti, il corpo, le facce parlano, penso che sia più facile, e anche più bello. Non ti penso permalosissimo. Penso che mi piacerebbe un giorno conoscerti personalmente, e che ripasserò, come al solito, spesso e volentieri.

  13. anonimo ha detto:

    Raz, se passi dà un occhio a NI. pensavo a te.

    :-) G.B.

  14. anonimo ha detto:

    capperi… volevo farti un saluto ma aspetto la quiete…
    baci. maqui.

  15. elos ha detto:

    (e Se rubo a prestito la tua casa bianca non è caso, frère. Fuori c’è vento.Salgo.Perdonami)

    Inciampa il Topico e risale retto – come la talpa al sole- con l’A di donna, per una TopicA fuori da questo stare a tinte ferme, solo per
    un calcio in culo
    al mio
    e un bacio sterrato
    al vostro
    il mio primo
    labbro
    e terzo nervo.
    E anche se ho già letto ogni parola, dal commento al ricommento, dalla lampada all’incendio, ora ho solo voglia di sussurare: Salut, fratello di vento, a presto, carne di dOnna, a presto vecchio Pagliaccio , a presto sposo de l’astri, a presto soeur, a presto Ottobre che ancora tingi l’umido di dicembre, a presto Paolo s-graziato, a presto,o(r)ssa rossa e Iuna cara e filo teso, a bien tot zaRITmAc – ch’è nome e cristallo- un inchino, all’ Amara lingua dell’Immaginario, un saluto al sesto di lettura, al barman pronotalmudico, a chi sfonda le finestre, a chi l’impiccagione, a chi i nomi cari di nonna e gli avventi, a chi l’evento, a chi la ri volta, a chi ha nome che add-esca, a chi è raro e bianco, ad ogni passante, agli indiani di poco più in là, ai nuovi suoni, ai mormorii, all’albeggiare, alla notte matrigna, alla notte a raffica, ai muri. Solo quelli alle spalle.

    Je m’en vais.
    Vi abbrBacio.
    Tutti.
    elos

  16. anonimo ha detto:

    Posso fare una serena e sincera autocritica(ne ho fatta una anche sul mio blog se ti può interessare, più generale, ma questo scambio con te mi ha influenzato)nel senso che non hai mica tutti i torti, altro che elitarismo!! Un saluto. Francesca

  17. mariannaborella ha detto:

    ho raggiunto la trasparenza!!!

  18. faronascosto ha detto:

    Ti leggo.
    Ma non oso commentare per non sollevare ulteriori diatribe con le dame qui presenti…
    le diatribe di questo genere mi intimidiscono. Faro pappamolla.

  19. anonimo ha detto:

    Grazie. Per tutto. davvero. Grazie.

  20. alecani ha detto:

    tutto ciò è molto triste. perchè la situazione da te descritta è la norma. i miei colleghi non sono da meno. stiamo diventando una nazione di elettroencefalogrammi sintonizzati su quelle trasmissioni di merda. e nel mentre non ci accorgiamo delle cose importanti. mah….

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