Blok # 2 – La casa

 

Nell’agosto del 2001 ero a Pietroburgo (una specie di non-racconto di quel viaggio lo si può trovare su questo blog, gennaio 2004). Una mattina io, Maria e il venerabile Sedicinove siamo andati a visitare la casa-museo di Aleksandr Blok. Ricordo che era una bella giornata di sole. L’aria puzzava felicemente di pirozhki bisunti al ripieno di cavoli. Abbiamo camminato a lungo (nelle grandi città russe, quando dici “sono due fermate di metropolitana, facciamole a piedi” devi mettere in conto almeno cinquanta minuti di sgambata), Via dei Decabristi sembrava infinita e tutto il Kolomenskij Ostrov sembrava preda di un irresistibile dormiveglia. Pochi passanti: anche i pietroburghesi, se appena possono, vanno in vacanza, e i turisti chissà perché sono sempre tutti concentrati sulla Prospettiva Nevskij.
La casa-museo di Blok: come spesso capita, in realtà era un appartamento all’interno di un condominio qualunque. Immaginatevi di abitare – che so? – in via Tal dei tali, in un palazzo come tanti, e che l’appartamento confinante con il vostro, sul vostro stesso pianerottolo, sia la casa-museo – che so? – di Dino Campana (mi rendo conto che il paragone con Campana è poco pertinente).

Siamo entrati. Deserto. C’era solo, come al solito, la vecchia custode ingobbita. Ci siamo infilati le soprascarpe di feltro e siamo stati introdotti nella camera in cui Blok morì, nel 1921. C’erano un letto, un busto del poeta, fiori e candele. Un’atmosfera da cappella funeraria, molto solenne e molto malinconica. Nelle altre stanze, teche e teche di memorabilia. La prima edizione dei Versi sulla Bellissima Dama, qualche fotografia di Blok con la moglie. Riproduzioni di lettere e così via. Oltre la finestra, si poteva vedere il cortile interno. Le nuvole passavano bianche bianche sopra i tetti. Un paio di gatti rachitici sonnecchiavano tramortiti nell’angolo al sole.

Dopo un po’ siamo usciti, abbiamo cazzeggiato per un po’ nel cortiletto, sotto lo sguardo vagamente ebete dei due gattacci. A due passi da lì, superata la Prjazhka, avremmo potuto affacciarci sulla Bol’shaja Neva, guardare sull’altra riva il profilo dell’isola Vasilevskij. Per l’emozione ho fumato un po’ di sigarette puzzolenti, una dietro l’altra. Pareva che il tempo avesse sospeso la corsa e che tutto sarebbe rimasto eternamente immobile in quella pigra ora di mezzo.
Solo dopo che ci siamo allontanati mi sono messo a fare due calcoli e mi sono reso conto con stupore che proprio in quei giorni, forse addirittura quella mattina, cadeva l’ottantesimo anniversario della morte di Blok.

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3 risposte a

  1. sedicinove ha detto:

    è da quando hai pubblicato il precedente post su blok che penso con nostalgia a quei giorni, ed in particolare a quella memorabile scarpinata.
    a volte la mancanza della russia mi provoca un dolore quasi fisico.

  2. iuna ha detto:

    le siragette puzzolenti…le papiroske intendi?
    bozhe moj, brat’!
    skolko ljublju piter! i skuchaju…

  3. mariannaborella ha detto:

    che bellezza…grazie di condividere

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