Una lettera a nessuno

Ti scrivo queste righe senza un motivo, forse semplicemente perché non mi conosci e non mi puoi vedere, solo per dirti che sto passabilmente bene (o male, se preferisci), che per i parenti e gli amici è lo stesso, che ci si arrangia tutti come si può. Ci sono giornate amare e pomeriggi lievi, di sera il più delle volte se non sono occupato mi faccio prendere dalla solita nostalgia, come mi è sempre successo fin da bambino. Non mi ci sono mai abituato, eppure è parte radicale di me e non posso letteralmente farne a meno.

Continuo a scrivere, negli scarsi ritagli di tempo, anche se non so se questa vecchissima e mai marcita passione mi porterà da qualche parte, prima o poi. Invecchio, ma per fortuna ancora così lentamente che con un piccolo sforzo posso accantonarne la consapevolezza. Quando imbiancheranno i capelli ecc., ma per ora non si pone il problema. D’altra parte ho più o meno le stesse passioni di dieci, quindici anni fa – il rock, il jazz, la letteratura, uscire a bere qualcosa, parlare di libri, di politica –, persino i miei gusti nel vestire non sono cambiati: pantaloni militari, felpa nera col cappuccio.

È tornato il freddo e tra poco più di un mese sarà di nuovo natale. La velocità con cui quest’anno è trascorso ha qualcosa di inverosimile, non mi era mai successo prima di attraversare il tempo così rapidamente. Questa è in assoluto la prima volta che non riesco ad attribuire più di due, tre mesi allo spazio tra l’inverno passato e quello in arrivo.

A gennaio ho cambiato posto di lavoro, adesso mi pagano regolarmente ogni mese e ho persino diritto alla tredicesima. Per il resto, volente o nolente, faccio mia l’esortazione di DeLillo: “non si prosegua l’azione secondo un piano”. O meglio: strategie e progetti a lungo termine, certo, ma intanto si procede per tentativi e svolte casuali. Senza mappe. E la tattica cambia di continuo. Alla precarietà posso opporre la sola imprevedibilità.

XXXXX sta bene, ha trovato un lavoretto che le piace e io sono felice per lei. Prima, un po’ di tempo fa, sembrava impossibile uscire dal pantano e si era costretti persino a centellinare i soldi. Adesso va meglio e ce ne freghiamo, spendiamo solo per l’indispensabile e per il dilettevole. Tutto il resto lo lasciamo ai drogati della merce. Abbiamo la casa invasa dai libri, non abbiamo scaffali a sufficienza dove stiparli, perciò ogni tanto ne infilo un po’ nei sacchetti della spesa e li lascio in corridoio a prendere polvere. Vorremmo ricominciare ad andare al cinema un po’ più spesso: una volta lo facevamo anche due volte la settimana.

Non ti parlo della guerra, della politica, del dolore atroce che provo nell’annusare tutta quest’aria di smobilitazione nel movimento. Puoi immaginare cosa penso e cosa provo. Di sicuro il senso d’impotenza mi provoca un accumulo malsano di rabbia e frustrazione. Non so davvero come farò a dargli sfogo.

Che altro? Sono sempre indolente, sempre pigro, sempre incapace di darmi un contegno mondano. Non che la cosa mi preoccupi più di tanto – solo quando sono costretto alla mondanità. Per fortuna capita di rado.

Di solito quando di sera resto a casa mi siedo davanti al computer e scrivo; ogni tanto faccio una pausa, apro la finestra e mi sporgo a fumare (cosa che farò non appena avrò finito di scriverti). Capita che il cielo nel rettangolo del mio cortile assuma i colori più impensati: arancione, malva, blu cobalto… viene il buio e l’aria si riempie di odori di bruciato o minestra. E poi le finestre gialle illuminate: sai, sono sempre state la mia ossessione. Come quella volta tredici anni fa, in estate, quando a Parigi sono finito all’ottavo piano di un enorme dormitorio in periferia. Dividevo la stanza con un commesso viaggiatore zoppo che somigliava vagamente a Kirk Douglas. Sopra il letto c’era una finestrella. Una sera dopo l’imbrunire mi sono sporto a guardare e davanti ai miei occhi si è dispiegato tutto il fantasmagorico spettacolo dei palazzoni di Clichy, stagliati scuri contro il nero, con le loro lucine giallognole – proprio come teschi pieni di fiammelle. O come due anni dopo a Mosca, quando dopo cena scendevamo a fumare nel parchetto spelacchiato davanti al pensionato e tutt’intorno si incendiavano i riquadri delle case. E guardavamo le sagome nere attraversare il campo di luce e giocavamo a reinventarne le vite, per riscattarle e redimerci da tutta quella dolorosa malinconia.

Ti saluto, adesso. A presto,
S.

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37 risposte a Una lettera a nessuno

  1. iuna ha detto:

    è bello sentirti così vero, sergio, come solo tu sai fare.
    Voglio quella dannata bottiglia di russkij standard, se capito a mosca, mi fermerò dalle tue parti, lo prometto.
    un bacio

  2. omicu ha detto:

    Sono passato e ho letto…

    Il militante

  3. farolit ha detto:

    Courage mon ami enconnu… la resistenza dello scrivere aiuta, ma la sopravvivenza vera, quella che salva, paradossalmente, è nell’ascolto, merce rara e salvifica di questi tempi.
    Se si ascolta bene sotto i rumori inevitabili e riconosciuti delle giornata amare spuntano
    i pomeriggi lievi,
    il tempo che passa e quello che si fa cogliere,
    la bellezza, la perenne bellezza che è nelle cose a patto che prima sia negli occhi buoni per guardare,

    Invecchiare ci avvantaggia di mille generosità che l’avara giovinezza ignorava e di cui poteva godere… le stesse passioni d’un tempo diventano meno fanatiche, più familiari e domestiche; i soldi poi … non servono più a fare, ad avere ma ad essere… servono all’essenziale.
    Caro sconosciuto ti scrivo… così mi distraggo un pò, perchè anch’io ho una passione per le “finestre gialle illuminate”, soprattutto nella variante “viste da un treno che rallenta ad una stazione a cui non scenderò”. La conosco e la capisco tutta questa passione; a Milano mi ha consolato quella serie di finestre gialle davanti al mio triste pensionato di studentessa emigrata dal sud, erano il mio cinema.
    Ma, confesso, la mia vera passione sono i portoni, quelli che alludono ad un cortile (senza portieri guardiani) mi ci infilo sempre senz’altro motivo che trovarmi in mezzo a quella vita.
    Tra un mesetto sarà Natale anche qui, non va bene e non va male… e tu scrivimi scrivimi se ti viene la voglia….

  4. anonimo ha detto:

    Ogni merda sognata è letame fertile. Sole anche se non si dice.

  5. francescamazzucato ha detto:

    quanta dolcezza e quanta lenta nostalgia, e commozione anche.. per chiunque fosse questo breve scritto, è arrivato sottopelle. è arrivato molto vicino.

  6. anonimo ha detto:

    Belle queste righe Raz, m’ha fatto tanto piacere conoscervi l’altra sera e in questo scritto ritrovo la persona con cui ho parlato a lungo. Il tuo essere vero che traspare.
    Un abbraccio a tutte e due.

  7. alderano ha detto:

    Ciao S. Io ti conosco. Stasera sono tornato a casa. E ti trovo. Malinconico, anche, ma con una volontà di essere che scuote.

  8. babette ha detto:

    Se i tuoi occhi di adesso sono gli stessi di quel ragazzino là sopra posso dire di conoscerti, anche se non ti ho visto mai.

  9. Eskimogirl ha detto:

    Ma che bello questo blog! :D Ci ripasserò, bye bye

  10. anonimo ha detto:

    tanta intensità il lunedi mattina si amplifica e rimbomba in testa insieme al sonno che non t’abbandona.

  11. DolceGrido ha detto:

    Ogni frammento di queste righe sembra essere lo specchio di un ricordo… e fra le righe posso quasi intravedere la tua trasparenza e sincerità…
    Siamo quello che siamo stati, tutti.
    Ti bacio

  12. TirNanOg ha detto:

    …vita che accoglie solo l’essenziale…te la invidio un po’…benevolmente…baci.

  13. perlarara ha detto:

    E di nuovo ti guardo gli occhi e ti conosco, mi riconosco.
    Ciao. A presto.

  14. annabell ha detto:

    passata, letto, emozionata.
    abbraccio

  15. razgul ha detto:

    Grazie.
    Era una specie di lettera a nessuno, lo scritta di getto prima di postarla.
    Però dal vivo sono anche un simpaticone, giuro.

  16. anonimo ha detto:

    VERO!

  17. alderano ha detto:

    confermo anch’io. e questo riporta, ancora una volta, alla sconnessione tra il vivente e il parlante…

  18. anonimo ha detto:

    sto tirando fuori il pugnale…ci vuole tempo…ma sono tornata! valeska

  19. mata63 ha detto:

    sei un dolcissimo ragazzo/uomo razgul… rimani sempre così, con i tuoi sbalzi di umore e le tue inquietudini. Ti voglio bene. M.

  20. faronascosto ha detto:

    Uh! quanti complimenti.Te li meriti tutti Razgul.

    Per quanto mi riguarda, credo di essermi resa conto di vivere di più (e meglio) nei sogni e nella nostalgia che nella vita reale.
    E non so se questo va bene.
    Un bacino da Trieste

  21. anonimo ha detto:

    tu, carissimo Razgul, sei sempre infinitamente gentile con me, davvero!

    MARCO CONIDI

  22. markelouffenwanken ha detto:

    Molto bella questa lettera, Sergio, veramente molto bella.
    Ciao,
    Franz

  23. razgul ha detto:

    Ehi, il primo commento non-spam del (falso) marcoconidi! E’ già un bel progresso!

  24. anonimo ha detto:

    marco conidi? ma non è un cantante conidi?

  25. afrodea ha detto:

    E dietro lo strusciare discreto della nostalgia un fruscio di carta, sotto il palmo umido; condensa d’uomo sul quaderno del tempo.

  26. anonimo ha detto:

    “”La storia non è teleologica, il progresso è una menzogna “”

    e poi

    “”Ehi, il primo commento non-spam del (falso) marcoconidi! E’ già un bel progresso!””

    parola di Razgul,
    che aggiunge:

    “”Niente di ciò che accade è già accaduto, tutto accade per la prima e unica volta””

    e allora, – ti chiede questo falso marcoconidi, – come fai a tener fermo da una parte il vero e dall’altra il falso marconidi? se tutto accade per la prima ed unica volta niente si ripete e allora ogni distinzione cade perché impossibile. Il fatto è che tu hai di fronte un vero ed un falso marcoconidi (il che è verissimo); le altre sono ‘tue’ (e che siano ‘tue’ è falso) fantasticherie.

    Bisognerà concedere che a Razgul non manca la protervia, e anche un’ombra d’improntitudine, anche perché si nasconde sotto vere identità, e questa è la cosa più seccante. Infatti così ogni possibile ipotetico colloquio finisce per iniziare sotto auspici pessimi- sempre ammesso che lo si possa o lo si voglia cominciare.

    MARCO CONIDI

  27. aitan ha detto:

    Ti saluto in un paio di righe senza un motivo anch’io, forse semplicemente perché mi va di farlo e tante volte mi sento vicino al tuo sentire.

  28. razgul ha detto:

    “Marco Conidi”, francamente non capisco proprio il senso del tuo commento. O forse il senso sta tutto nel suo tono aggressivo. Non so.

    Detto cio’:
    io non so se tu sia Marco Conidi o un’altra persona, ne’ sinceramente m’interessa. Se sei tu a spammare ripetutamente i blog, be’, sappi che subire lo spamming non piace a nessuno: la cancellazione dei commenti e qualche (peraltro innocuo) insulto li devi pur mettere in conto.
    Comunque sia sia (e qualunque sia la tua identità), se decidi di passare di qua perche’ t’interessa (in positivo o in negativo) quello che scrivo, io non ho nulla da eccepire: questo mio luogo virtuale è libero e libertario. L’unica cosa che pretendo (da me e dagli altri) è la correttezza, e le uniche cose su cui non transigo sono gli insulti e le minacce anonime/gratuite, lo spam, i messaggi pedopornografici, razzisti o sessisti, l’apologia di nazifascismo.
    Se invece hai altre intenzioni – per quanto non si capisca quali altre intenzioni potresti avere, visto che non ti conosco, non mi conosci e non ti ho fatto nulla – ti chiedo con fermezza di lasciarmi in pace.

  29. Eskimogirl ha detto:

    Grazie per essere passato da me! ^_^

  30. alderano ha detto:

    Marco Conidi è Raul Montanari.
    O forse no, questo mi pare più sottile.

  31. danderbit ha detto:

    Malinconico Razgul, forse neanche più di tanto. C’è molta fierezza nelle tue parole.

  32. anonimo ha detto:

    Dimentica questo falso Marco Conidi che ti sta ora scrivendo. Ti lascio quello vero che nulla sa di questo suo falso. Sii indulgente con lui: di tutto ciò non sa nulla e non saprà mai nulla fino all’ultimo dei suoi – quelli sì irripetibili e per sempre perduti – giorni. Non sa che c’è chi parla per lui.

    Guardo la tua fotografia e mi sei simpatico. Leggo quello che scrivi e mi dai il voltastomaco. Ma basta! Ti lascio subito in pace, ti lascio proseguire questa tua pubblica scrittura, non ti scriverò più nulla (non posso però rispondere delle azioni del vero Marco Conidi!). Voglio salutare il Razgul della fotografia (e solo quello): ciao.

    MARCO CONIDI

  33. anonimo ha detto:

    Vero o falso: hai rotto le palle!

  34. danderbit ha detto:

    Roba da matti questo tipo.

  35. razgul ha detto:

    Senti, non cancellerò questo tuo nauseabondo commento, ma ti chiedo per l’ultima volta: se questo è il tenore, lasciami in pace. Ed evita gli insulti, perché quello sì, è un modo di fare da verme miserabile.

  36. razgul ha detto:

    Anzi, lo cancello sì, eccome; oltretutto avevo correttamente specificato che non tollero insulti anonimi e gratuiti a me o a terzi.

  37. anonimo ha detto:

    Capisco la soppressione fisica del mio commento: non sei in grado di replicare all’interno del discorso; puoi solo cancellare con la mano, come fanno gli impotenti che tentano di cacciare le ombre. Non mi sorprende affatto.
    Ma l’abolizione della tua foto è un atto che riempie di tristezza: l’ennesima sconfitta di chi…… basta così, lasciamo in sospeso.
    Buona fortuna

    (il falso) MARCO CONIDI

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