Ottobre 199*

C’è qualcosa sui binari. Una piccola palla ispida. Mi avvicino. È un piccolo riccio impaurito. Un mozzicone di sigaretta è rimasto infilzato sugli aculei. Le donne lo circondano, cominciano a parlare all’unisono, con voci concitate, nel loro dialetto vomitato. Si forma un capannello di gente. Sono i pendolari dell’ultimo treno – operaie, donne delle pulizie, vecchi trafficoni della provincia pavese, spacciatori di tessere del telefono, puttanieri dal forte odore di tabacco dozzinale. Io me ne resto in disparte, come un essere di altri mondi. Quello con il giubbotto jeans finge di tirargli un calcio. Il riccio resta immobile, le donne scoppiano a ridere. Un altro, quello con la pelata e i capelli lunghi sulla nuca, dice La carne di riccio l’è bona de mangià, ci ha il sapore del porcellino. Risate a gola squarciata, gorgoglii uterini, sussulti di trippe. Io resto nella zona d’ombra, un passo al di là del lampione. Quella tinta color prugna allunga il dito e grida Va’ ch’el gh’ha taccaa ona sigaretta. Scoppi di risa. Il pelato lo stuzzica con la punta del piede. Il riccio ha uno scatto, cerca di accovacciarsi ancora di più, di accartocciarsi su sé stesso. È vivo.

Io resto nell’ombra. Forse sono un po’ ubriaco e mi viene il magone. Non ho guanti per levarti di dosso il mozzicone, per prenderti dolcemente tra le mani unite a coppa, non ho uno scatolone dove posarti per portarti via, non ho parole con cui rassicurarti, consolarti, intrattenerti, raccontarti una storia per far passare il tempo del viaggio, non ho una lingua con cui spiegarmi, dirti che ti voglio bene e voglio che tu mi chiami fratello molliccio, bianco, alto. Al controllore racconterò che tu sei il mio fratello piccolo, aguzzo. Rideremo di soppiatto del suo alito cattivo, dei suoi occhi spalancati. Il treno attraccherà alla mia stazione e non ci sarà nessuno a spiare le nostre mosse,  attraverserò furtivo il parcheggio zigzagando in bicicletta sotto l’allea con lo scatolone posato sul manubrio, pedalerò sempre più veloce lungo il viale alberato verso la periferia, arriveremo a casa, ti adagierò sull’erba soffice del mio giardino tra le more e il rosmarino, oppure – se tu me lo chiederai con la tua vocina sottile e inflessibile – proseguirò per via Ticino fin oltre gli ultimi caseggiati, mi inoltrerò in quel buio pauroso con la sola lucina intermittente del mio fanale. La nebbia nera che vortica sulle rogge e i fossi cancellerà i nostri corpi, riusciremo a scorgere soltanto la riga gialla sul ciglio della strada, poi a un tratto avvisteremo il luccichio lontanissimo di qualche cascina, di qualche finestra oltre la quale qualcuno è ancora sveglio, e ci diremo con emozione Allora non siamo soli, allora esiste qualcuno oltre a noi in questa notte immensa, terribile, in questo buco nero… La condensa mi sgocciolerà via dai baffi sul cartone, mi griderai per scherzo Sta piovendo e io sorriderò, perché proprio in quel momento cominceremo a inoltrarci nel bosco, spiati da tutte quelle piccole crature dagli occhi fosforescenti che vivono aggrappate ai rami più alti, nel tepore del loro respiro… Ti libererò, ti urlerò Vattene, nasconditi, segui il sentiero fino alle marcite, dimenticami, salvati…

A poche decine di metri comincia l’erba e i binari finiscono, ma il piccolo riccio non se n’è accorto e gli umani gli sbarrano il cammino.

È una bella nottata luminosa. Tutt’intorno piano piano si spengono le luci. Milano si prepara a dormire.

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19 risposte a

  1. anonimo ha detto:

    …tutto questo mentre io dormivo beata??? povero riccio… e povero te, l’unico a pensare alla sua sorte cattiva.

  2. iuna ha detto:

    la mia cagnetta ha un amico, il migliore amico che ha
    è un riccio
    che ogni sera lei scruta, lo prende in bocca, lo porta a passeggio, lo lecca (fava, ancora non ha capito che punge)e ogni sera lo riporta poi nella sua tana
    è bello farsi un amico riccio
    dico davvero
    lei sorride
    e lui mi sembra d’accordo!
    :)

  3. sestoempirico ha detto:

    Invece il mio miglior amico è il mio cane… ma solo dopo l’alcool…

  4. omicu ha detto:

    :-) (sorriso triste)

    Il militante

  5. perlarara ha detto:

    Più ti leggo più mi intenerisci.Mah, sarà mai possibile?Che bello sguardo hai!!!Bacioni apuani,Perlina

  6. anonimo ha detto:

    Super OT: io o sabato o domenica mi sparerei un bel Joe Zawinul al Blue Note. Ci ci sta?

  7. anonimo ha detto:

    leggete

  8. alderano ha detto:

    …quest’amore tra uomo e animale (l’uomo che si riconosce nell’animale) è cosa buona (ognuno avrà una specie affine? che tu abbia provato quest’empito proprio per un riccio può non essere casuale…e valeska, qualche giorno fa, ha de.scritto anche me come riccio)…però, lo confesso, mi pareva a un certo punto di leggere il racconto di una fuga d’amore, con conseguenti disdicevoli fantasie erotiche…

  9. anonimo ha detto:

    mi fa sorridere, la tua foto. somigli a un bambino che ho tenuto qualche anno fa, quando come ogni studentessa che si rispetti facevo la baby-sitter di pomeriggio.

    era una peste.

  10. alderano ha detto:

    Pare che Ayad sia stato decapitato. Questo è un giorno triste. Ho scritto qualcosa da me, in proposito.

  11. anonimo ha detto:

    sai, razgul.. ora che ci penso…
    sono convinta che ci sia un’alta concentrazione di figli di puttana forse perchè li incontro tutti io!!!!

  12. aitan ha detto:

    Tenera e appassionata elegia.
    In certi momenti è un sottile piacere rifugiarsi nelle parole.

  13. razgul ha detto:

    G. B.: mi sa che sabato sarò via dalla pazza folla milanese – e di un bel po’…

    (Riusciremo un dì a incontrarci? ma sì, dài.)

  14. razgul ha detto:

    Alderano: sì, non te l’ho mai detto, ma sono zoofilo…;)

    Maquiladora: io non ero una peste, ero un bambino saccente e un po’ cagacazzo…

    Sesto: dopo l’alcool le mie uniche amiche sono le lumache (essendo io da ubriaco posto alla loro stessa altezza da terra).

  15. iuna ha detto:

    ehi raz
    le tue non sono chiacchiere
    sono parole
    che mi piace leggere e ascoltare
    sempre
    come quelle di ogni persona intelligente di cui mi piace leggere le stanze virtuali…
    un sorriso

  16. anonimo ha detto:

    Raz fatti vedere, se puoi, mercoledì. Markelo, zelante, ha dato tutte le indicazioni.

  17. anonimo ha detto:

    tunga caro
    l’altro giorno ho trovato un pipistrello in camera mia
    superato lo schifo e il disagio sono riuscita a portarlo fuori e senza che me ne rendessi conto ho iniziato a provare tenerezza per quell’esserino…che cazzo di cuori teneri!!! un bacio veloce che dovrei essere già uscita!!! ps: alderano l’aveo definito ricciocaldo, anyway… besos tunga siempre! valeska

  18. anonimo ha detto:

    goodmorningtunga!!!

  19. anonimo ha detto:

    A me è accaduto di vedere un gatto in difficoltà, con le zampe posteriori insanguinate, che si avvicinava a noi per chiedere aiuto. In seguito ho pensato che forse era una gatta che aveva appena partorito. Non sapendo cosa fare (so che dovrei dovrei portarmi dietro numeri utili per questi casi, ma me ne dimentico sempre), sono andata in un vicino posto di carabinieri, dove ho spiegato il caso. Non molto convinti, mi hanno dato un numero del comune di Roma da chiamare. Ho chiamato e un uomo ha promesso di intervenire subito, chiedendomi tutti i particolari utili a localizzare il gatto. Sono certa che anche a Milano ci sia qualcosa di simile. Chiamare il 113 non mi sembra esagerato, in mancanza di un numero più idoneo. Per prendere il riccio forse bastava un giornale, un quotidiano. Io avrei fatto un cartoccio, lasciando un pò di passaggio per l’aria.

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