Si è dibattuto molto, a sinistra, del film di Michael Moore. Purtroppo, il più delle volte, in maniera ributtante.
Su Nazione Indiana c’è uno
splendido pezzo di Andrea Inglese su Fahrenheit 9/11 e sulla sinistra. E un mio modesto contributo alla discussione che ne è nata.
Se volete buttarci un occhio…

(Ah, sono interessanti anche i commenti al pezzo di Inglese: si possono leggere – e volendo si può anche intervenire – accedendo all’archivio di settembre del sito).

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19 risposte a

  1. elos ha detto:

    io attendo acnora mia la mia foruna è che dimentico popo prima( e putroppo anche poco dopo) tuttu ciò che nel fil ccade. Vado proprio com i bimbi novenni, Il che, si, è decismanete un bene.

  2. iuna ha detto:

    non l’ho ancora visto, quindi eviterò i vari commenti…appena il mio occhio, ma soprattuto il mio cervello, si poserà su quella pellicola, ve lo farò sapere, come la penso
    un sorriso e un cicchino!

  3. sedicinove ha detto:

    aderisco come un koala sudato ad ogni singola parola.
    Intanto su radiopopolare fanno un bel microfono aperto sul “fascismo nella vita quotidiana”.
    Mi attendo il prossimo sull’importanza delle guerre puniche nei film di vanzina.

  4. kanji ha detto:

    Ormai è passato quasi un mese da quando ho visto il film di Moore. Una delle prime frasi che ho sussurrato, a chi mi stava accanto è stata: “Documentario da americano per gli americani”. Nulla da obiettare, personalmente lo trovo coerente. Imparassimo a parlare ad alta voce dei fatti ns. alla maniera di Moore! Perché sta di fatto che non abbiamo nemmeno libertà di parola, in questo caso, visto che ha casa ns. di documentari sul genere, non ce ne sono! E’ come chi commenta il lavoro dei volontari e delle ong, chi fa l’esperto, ma il volontario non l’ha mai fatto e la guerra o le sue conseguenze non le ha mai toccate, non ha mai sentito appiccicato su per il naso quell’odore! Mi è spiaciuto che Moore menzionando gli 11.000 soldati americani inviati in Afghanistan non abbia menzionato, per contro, quante morti tra i civili hanno provocato, gli 11.000. Giustamente, Moore non poteva parlare di “tutto”, in un solo documentario. Auguriamoci che voglia proseguire, presto.
    Sta di fatto che, alla fine del documentario, mi sono alzata in piedi, ad applaudire, molto volentieri, molto molto volentieri! Kanji.

  5. sedicinove ha detto:

    OT: la tua mail è sempre la stessa?

  6. anonimo ha detto:

    (quando sono ubriaca sarebbe meglio lasciassi perdere la tastiera…scusami raz)

    ora vado su nazione indiana.

  7. anonimo ha detto:

    ah, elos.

  8. anonimo ha detto:

    Ho letto con molto interesse sia l’articolo d’Inglese che il tuo,
    Raz. Poi sul tema della duplicit della Sinistra (che sfortunatamente mi pare stia diventando pi una sola ,con la bocca troppo grande e le braccia troppo corte) concordo appieno. Solo una cosa molto pratica: come si fa ad accedere ai commenti?

    elos

  9. razgul ha detto:

    Cara Elos, se vai negli archivi mensili del sito (i link li puoi trovare nella home page, in basso a destra) ti compariranno ben incolonnati l’uno sopra l’altro tutti gli articoli comparsi in un determinato mese: in fondo a ogni articolo vedrai il link ai “comments”.

  10. markelouffenwanken ha detto:

    Insomma, schiaccia su settembre e ti cucchi dopo una bella scrollata in basso il pezzo di Razgul. (Scusa Raz, do il mio modesto contributo anche qui, oltre che sulle colonne erculee di Ni).
    Saluti

  11. pippilotte ha detto:

    sono riuscita ad autodistruggermi , non esisti più …. ora vago per il web senza dimora … sigh !

  12. elos ha detto:

    no, pippi, tu davvero mi piaci terribilmente! sei un’esplosione continua,cavolo. Ora però vorrei avere una registrazione di quando dici: miiitico!

  13. pippilotte ha detto:

    cara elos , o “leselos”
    forse sono riuscita a conservare qualche pezzo di me … sono in qualche modo riapparsa

  14. mariannaborella ha detto:

    secondo me è un film che non si commenta. Non si può dire bello o brutto, non puoi dire neanche lo sapevo già, perchè saperlo e vederlo non sono la stessa cosa…
    In ogni caso se lo vai a vedere vuol dire che non lo sai…
    E poi, è un documentario ben confezionato. Quello che ti suscita è solo tuo. Non puoi dare un commento universale.
    “del (meno bello) Bowling a Columbine”…è un parere tuo?a me non è sembrato meno bello.
    un beso como siempre :)

  15. razgul ha detto:

    Sì, è un parere mio. “Bowling…” mi era piaciuto, ma mi è sembrato che – in forza del suo stesso contenuto – quest’altro prendesse dentro tutta la catastrofe mondiale dei nostri tempi.
    Ricambio los besos :)

  16. nike ha detto:

    6. La sinistra è passata dal realismo socialista al suo opposto speculare: l’orfismo radicale privé. GRANDIOSO, DAVVERO GRANDIOSO!

  17. sestoempirico ha detto:

    Un bell’articolo Razgul. Debbo dirlo. E se Sofri ritiene che Moore sia un violento, a me poco importa. Evidentemente da per sconatto che suo padre sia innocente del crimine per cui è tutt’ora agli arresti.

  18. razgul ha detto:

    Gracias, querid*s.

  19. danderbit ha detto:

    Tutto condivisibile, l’articolo di Andrea Inglese nonchè le tue note a margine Razgul. Ti confesso infatti che la prima impressione, uscito dalla visione del film di Michael Moore, è stata di insoddisfazione. Poi ripensandoci un attimo ho capito che quella sensazione nasceva solo dalle mie aspettative troppo elevate e per certi versi dalle preclusioni al patriottismo di Moore. Indubbiamente il merito maggiore del nuovo lavoro di Moore sta nella potenziale divulgazione. Ce ne sarebbe un gran bisogno, in Europa come in tutto il nord America. Tuttavia sono daccorco anche con Errepi che qui sotto riporto.
    Errepi nella recensione di Fahrenheit 9/11 per il mensile Rosso Fiorentino scrive:
    …Ecco la questione: l’effrazione nel complesso del Watergate, che fece nascere il caso, avvenne nella notte tra il 16 e il 17 giugno 1972. E poi? Poi il 27 luglio 1974 l’impeachment di Nixon e le sue dimissioni il successivo 9 agosto. Bene. Tutto torna. Altro esempio: nel marzo del 1978 Camilla Cederna scrisse per Feltrinelli il pamphlet “Giovanni Leone. La carriera di un Presidente.” E poi? Poi il 15 giugno 1978, con un drammatico discorso alla nazione, Leone si dimise a causa dei contenuti del libro della Cederna. Ora, Moore o i nostri Gomez, Travaglio e Barbacetto, dimostrano che non è che non esistano più i Bob Woodward o i Carl Bernstein o le Camilla Cederna. Semplicemente scopriamo che oggi chi ha il coraggio, la forza, gli strumenti ha ancora la libertà di dire, ma il pubblico non ha più la libertà di sapere e quando arrivare a sapere, scopre che il proprio livello di condizionamento (public opinion) è sempre più basso, fino a quasi raggiungere lo zero. Il film di Moore sarà visto da chi già sa o da chi comunque vuole sentirsi dire le cose che Moore dice. E buona notte a tutti.

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