Breve ascesa al monte ventoso

Ho raggiunto la cima del monte. Un’ascesa non difficile, solo un po’ ripida.
Soffiava un vento fresco e forte, elettrico. La camicia mi si gonfiava tutta, la mia testa sembrava un fiore di cardo. Il cielo era insolitamente terso – una giornata rara, da quelle parti. Da lassù potevo ruotare su me stesso, far vorticare la corona spinosa dei miei capelli, spaziare tutt’intorno per chilometri e chilometri con lo sguardo. Dicono che ai miopi faccia bene stringere le pupille e tendere l’ago della visione il più possibile verso la lontananza. Davanti, le valli ricoperte di fitti boschi. A sinistra, verso il punto di fuga dell’orizzonte, la cresta mitologica delle Apuane. Dietro, l’Appennino, la lunga teoria gibbosa delle montagne e delle colline in lenta colata verso le pianure dell’Emilia.
La Via Francigena passava da qui. Per questi pendii dovettero arrancare i romei che dai paesi del Nord discesero a Roma per l’Anno Santo 1300. La moltitudine dei pellegrini, l’“essercito molto” che Dante poté osservare coi propri occhi.
Cosa pensavano, come vivevano, cosa si aspettavano dalla vita? E come mangiavano? Il viaggio sarà stato interminabile, massacrante, pericoloso… Chissà che facce avevano, com’erano vestiti, che canzoni cantavano? E chissà che facce aveva allora la gente di qui, di questa terra incastrata tra la Liguria, l’Emilia e la Toscana…
Mi piace pensare che avesse le stesse facce, le stesse espressioni che si possono incrociare anche ora nelle trattorie o lungo le stradine dei paesi. Questa miracolosa accozzaglia fisiognomica di ceffi liguri (mirabile la descrizione che ne diede Diodoro Siculo nel I sec a.C.: «Il continuo esercizio fisico e la sobrietà del nutrimento rendono i loro corpi esili e robusti ad un tempo… Conservano i modi di vita primitivi e lontani da ogni comodità: le donne sono forti e vigorose come gli uomini, gli uomini come le fiere, e si suol dire che nei combattimenti il più corpulento dei Galli la cede ad un gracile Ligure»), latini, etruschi e celtici. Occhi cerulei ereditati da lontani antenati longobardi, incarnati mediorientali, capigliature corvine, quasi violacee, profili meravigliosi di nasi bizantini, improvvisi affioramenti di zigomi ostrogoti…

Lassù, a parte noi tre, nessuno. Solo il rumore del vento. Mi sono sdraiato adesivamente sull’erba, cercando di far combaciare il più possibile la mia carne e la carne tiepida della terra. La schiena gioiosamente posata su una merda di vacca infeltrita, la nuca premuta contro quel ventre enorme, primordiale. E poi, una delle sensazioni più belle che ci sia dato di provare con la nostra pelle indifesa – il vento che ti raffredda la polpa mentre il sole te la riscalda.
Sono rimasto a lungo così, con gli occhi stretti e l’ago della mia visione ficcato nel cielo, in quell’azzurro feroce, accecante, in quello squarcio immenso.
In città non capita spesso di potersene restare soli, con il corpo slogato, in abbandono, in quel silenzio, proprio sotto la spaccatura del mondo.
La montagna è il solo luogo dove io mi sia mai sentito a casa, il solo luogo in cui non mi sento più un estraneo e uno sradicato.

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13 risposte a Breve ascesa al monte ventoso

  1. Violeta ha detto:

    E gli uomini, caro Agostino, non vanno piú ad ammirare gli alti monti e i flutti vasti del mare e i larghi letti dei fiumi e l’immensitá dell’oceano e il corso delle stelle, ma continuano a trascurare se stessi (nello spirito), e gli altri. Sí, quegli “altri” a cui sono legati in tele di ragno, ma come ragni attaccano quando ne restano invischiati.

  2. Violeta ha detto:

    bis

  3. valeska ha detto:

    sotto scrivo mentre posti
    e ti abbraccio anche qua

  4. francifra ha detto:

    c’è molta gente di sinistra che con la sinistra non c’entra proprio nulla… la politica è corrotta, fare i propri interessi ormai -ahimè- è l’imperativo, d’appertutto. E la verità è scomoda, per George, per Silvio, e forse anche per quelli di sinistra. Purtroppo.

  5. perlarara ha detto:

    Si diceva con Viol,bello, proprio bello quello che ha scritto Razgul.Felice di sapere che sei stao bene nella nostra terra.Bacione ,Perla

  6. valeska ha detto:

    si, è così…!

    sono esule di quel lembo di terra
    heimat
    mia

    buonagiornata anche a te, qua fuori c’è il sole…mi devo solo decidere ad andare a fare una passeggiata…

    xxx v

  7. Kabuki ha detto:

    forse dovremmo spostare quell’angolo di occhio che sta fermo oltre le nostre spalle. mi rileggo, ti rileggo, e penso questo.

  8. annabell ha detto:

    ti aspettiamo di nuovo tra noi, tra le apuane…!
    baci.

  9. alderano ha detto:

    torno adesso dalle apuane, quelle al confine tra lunigiana e garfagnana. le montagne sopra vinca, dove un cippo ricorda le genti di quella valle interiore, dove ripararono i profughi dai saraceni, massacrati dai civili barbari nazifascisti. e alle guglie di vinca ho tracciato con le mie estremità i contorni della roccia, tastandone la pelle per salirla, cercando appigli e appoggi anche dove non se ne vedevano, in una ascensione senza meta, ché scalando non conta l’arrivo ma quello stare sulla ‘cosa’ che più di ogni altra si avvicina all’eternità.
    ti abbraccio

  10. alderano ha detto:

    …ripensando ad apuania (forse la sola cosa buona accaduta durante il fascismo, ad opera sua – aver rinominato questa provincia come apuania): i liguri apuani sono un’architraccia, diciamo, oppure un mito acefalo, assente, cui noi possiamo solo dar forma semprenuova… chè è improbabile che siano i discendenti di quel popolo ad abitare queste terre, visto che quel popolo venne deportato dai romani dopo essere stato sterminato… dopo i romani, piuttosto, questa è sempre stata terra di confine, terra di bastardi…

  11. anonimo ha detto:

    mi lancio tra le vostre braccia mi abbandono alle vostre parole come nel gioco della fiducia . Ascolto e vi ammiro .

    apropos tunghi , come è andato il primo giorno di scuola alla tua bimba ?
    pIPPI

  12. razgul ha detto:

    Alderano, a proposito di deportazioni e scomparsa del sostrato etnolinguistico apuano ho trovato questacosa, che mi pare assai interessante:
    “Nel gruppo apuano, che coincide con gran parte della Garfagnana e della Lunigiana orientale, sono state riscontrate, nelle zone montane più relegate, e guarda caso proprio nelle zone dove si hanno le statue stele, caratteristiche fisiche indicative di una popolazione sostanzialmente diversa, per alcuni aspetti, da quelle vicine, si può quindi intravedere una situazione demologica molto antica che dobbiamo ascrivere alla componente mediterranea dell’ ethnos ligure.
    Le campagne romane contro gli Apuani, spesso risoltesi con rovinose fughe dei romani, si conclusero solo verso il 180 a.C., quando i consoli iniziarono la deportazione massiccia delle popolazioni: deportazione prima di 12.000 uomini, poi di 40.000 capifamiglia ed infine di altri 7000 capifamiglia, sfuggiti alle
    precedenti deportazioni e sistemati tutti nell’agro sannita. Ma nonostante queste massicce deportazioni, la vitalità e la persistenza dell’antico nucleo mediterraneo, arroccato tra le asperità delle Alpi Apuane e da queste protetto e difeso, è giunta fino a noi con elementi ancora emergenti e distinti. Sono quegli stessi caratteri che i deportati nel Sannio hanno mantenuto, quasi fino ai giorni nostri, in grande isolamento tra le popolazioni vicine e nei caratteri somatici stranamente coincidenti con quelli delle attuali popolazioni che risiedono nelle prossimità di Castelnuovo Garfagnana e di Fivizzano.” (Gavarini-Pedicone, “Le fornaci a calce di epoca pre-industriale nel territorio della Lunigiana Storica”, Tesi di laurea).

  13. razgul ha detto:

    Ah, Pippi, da non credere: siccome la mia figliola è tanto bellina, non vorrei che a scuola qualche piccolo tamarro in erba le si appiccicasse addosso…

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