L’inferno più tardi, ora soltanto promesse (2)

La stazione di Bergamo. Settembre. Le due del pomeriggio. Nuvole. Una donna con i calcagni ruvidi. Il pianto di una bambina che ha paura di chiudersi nel cesso e rinuncia a pisciare.
Speranze disattese, nessuna strada davanti. Ho trentun’anni, una notevole immaturità, sedici pagine di tesi. Nient’altro da leggere, lo stomaco vuoto, le sigarette fumate una dietro l’altra.
Mia madre al telefono reclama una discendenza. Un nipotino, una nipotina. Possibilmente biondi.
Non sono pronto a nulla, ho le spalle al muro. La posizione migliore, dice Antonio, perché si può solo andare avanti.

Mentre l’altoparlante annuncia il treno, mi tramortisce l’assoluta certezza che l’inferno non sarà dissimile. Un eterno pomeriggio nuvoloso, binari che si perdono nel vuoto, passanti casuali e singhiozzi infantili.

Va bene, vado avanti –

“…Attraverserò la catastrofe luminosa dell’aria tutta piena di corpi cavi in sofferenza, in ebbrezza. Il rostro del mio ca­scomaschera si coprirà di microrganismi investiti con violenza, sfon­dati, carcasse alate, creature unicellulari vaganti nell’aria, piumate, addormentate, venute da chissà quale parte del cosmo attraverso le polveri dello spazio e le onde abrasive delle sue luci in viaggio ster­minato e senza ritorno attraverso questa bolla d’aria vivente che si è formata chissà perché, chissà dove, chissà dentro dove o fuori da do­ve, come sopra la chiglia di una nave ricoperta di microrganismi in­termittenti se­miasfissiati, alghe alate, creature impensate, ossigenate, avanzi lace­rati di masticazioni sottomarine segrete e di nuovo in ri­generazione, mentre vado a occupare il posto che mi spetta in battaglia o in qual­siasi altra cosa che mi aspetti o che ci aspetti tutti quanti, qui dentro.”

 

(Un frammento dal Canto di Grazia, da A. Moresco, Canti del caos. Seconda parte)

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13 risposte a

  1. elos ha detto:

    ch’ui là, frère. con le stesse spalle al muro e lo stesso pomeriggio nuvoloso. E i binari, quelli di ieri e quelli che domani condurranno alla carne.
    ora t’abbraccio

  2. perlarara ha detto:

    Quando non si ha più nulla da perdere,perchè non hai più niente,non l’hai mai avuto.

  3. pippilotte ha detto:

    Caro Tunghi ,
    intanto grazie per il supporto morale alla mi ampresa don chichottesca … non è mica facile acudire 2 yankees sensa avere travasi di bile … , … poi a 31 anni si è giovani … poi … ascoltare il meno possibile i genitori … a presto pippi

  4. GabiMarian ha detto:

    Bambini biondi…
    Oppure mori tinti…

    Mia madre non ha ancora osato farmi una simile richiesta. Ti fanno sentere più vecchio/a di un’era geologica certe richieste.

  5. markelouffenwanken ha detto:

    E’ proprio così: con le spalle al muro. Lo siamo tutti, volenti o nolenti. Raz, fa passare qualche anno e poi tua madre si accontenterà di un nipotino dai capelli castani. Ciao.

  6. alderano ha detto:

    e se la risposta fosse nel post che pippi ha esposto oggidì?

    fottersi le madri e le ascendenze, la colpa sarà sempre loro. ai figli le responsabilità.

    e se la risposta fosse nel post che pippi ha esposto oggidì?

  7. valeska ha detto:

    dalla nebbia appare valeska per urlare -pur con voce sempre roca- “en avant!”

    xxx

  8. iuna ha detto:

    non si può perdere niente se, niente in fondo s’è mai avuto…

    vinicio capossela

    sono di ritorno
    con mille sorrisi pronti a sorreggerti
    :)
    ecco il primo

  9. giowanni ha detto:

    Magari li avessi io 31 anni! Col tempo scoprirai che la mamma ha ragione, e allora sarai davvero libero di fare quel cazzo che ti pare.

  10. razgul ha detto:

    I vostri commenti meriterebbero un bacio sulla bocca (uno per ciascuno)…;)

  11. sifossifoco ha detto:

    :-))

  12. razgul ha detto:

    A’ rivaffanculo.

  13. sbiadita ha detto:

    un bacio delicato, così, passando in silenzio da queste parti..

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