DURA MADRE NOSTRA # 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maggio 2003. Marco si vergogna di me, Silvia stranamente sorride, Dado si sta svegliando dopo aver dormito in piedi, io tento un’imitazione di Tony Manero.

 

Nel novembre del 2000, una sera in macchina mentre andavamo a suonare, Mario ci disse che non sarebbe più riuscito a suonare con noi. Che, avendo vinto un dottorato a Genova, sarebbe stato costretto a un pendolarismo continuo e al sacrificio di molto tempo libero. Senza contare il suo impegno pregresso con l’altro suo gruppo. Come si vede, l’emorragia di batteristi è sempre stata la nostra specialità.

Allora ci è andata bene, ché trovammo subito il sostituto. Dado: batterista di grandissimo talento e meraviglioso imitatore del papa infermo (leggendari i suoi “discorsi dal balcone di San Pietro” à la Wojtyla, pieni di bestemmie e oscenità, tutte rigorosamente pronunciate con accento polacco e voce affaticata). Cioè, in altre parole, un musicista della madonna e un simpatico cazzone. L’uomo perfetto per noi.

Poi è successo questo. Abbiamo vinto un paio di concorsi, qua e là. Abbiamo registrato quattro pezzi in una sala d’incisione professionale, nell’estate del 2001, proprio prima di partire per il G8. Abbiamo suonato qua e là, raggranellato un po’ di soldi. Abbiamo vinto un concorso piuttosto importante, da queste parti.

La vittoria ci ha di nuovo spalancato le porte della sala d’incisione. Tre giorni di registrazione e missaggio gratuiti. Settantadue ore. “Sono poche”. “Facciamocele bastare”.

 

Il risultato s’intitola La città sommersa. Nove pezzi, incisi perlopiù in fretta e perciò inevitabilmente migliorabili, non definitivi. Eppure l’asciuttezza degli arrangiamenti non mi dispiace. D’altra parte anche dal vivo siamo sempre stati piuttosto essenziali: bouzouki, basso, batteria, una voce e un violino carico di riverbero e dissonante che s’inserisce qua e là come un’incognita imprevedibile. Di solito – visto che nei programmini dei locali di solito scrivono che facciamo musica etnica – tutti si aspettano uno di quei grupponi delicati e un po’ new age, arpe celtiche, atmosfere da mille e una notte e un po’ di melodie cartolinesche. Invece col cazzo: pestiamo di brutto, le canzoni ci vengono fuori cariche di tensione, irruenti (una volta dopo un’esibizione un tipo del pubblico mi ha detto “non avrei mai immaginato che potesse esistere un gruppo etno-punk”).

Questa cosa in fondo in fondo si avverte e si sente anche nel cd. I pezzi poi sono più maturi, c’è meno varietà stilistica ma più coesione. Perlomeno non si può dire che non abbiamo raggiunto uno stile personale, “à la duramère”. Il bouzouki la fa da padrone: da anni Marco lo ha sostituito alla chitarra come strumento principale. E poi ci sono io che canto in un paio di pezzi, nonostante sia da sempre convinto di avere una voce sgradevole. C’è un solo pezzo elettrico, decisamente eccentrico rispetto alle sonorità del lavoro; ci sono solo e tassativamente testi in italiano; c’è un omaggio agli Area che sfiora il plagio (eh, sì). C’è una canzone nata dopo il disastro del G8 e che è dedicata a Carlo Giuliani. Visto che ci avviciniamo al terzo anniversario, io la metto qui, per qualche giorno. Se volete scaricarla, potete cliccare sul link col tastino destro del mouse e selezionare l’opzione “salva oggetto con nome” (vi sconsiglio invece – data la mia abissale imperizia informatica – di cliccarci sopra col sinistro).

Il pezzo s’intitola “Promemoria”. Io ci ho messo la musica, le parole, il basso e la voce solista.

(…)

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8 risposte a

  1. elos ha detto:

    devo imparare a parlare in silenzio…

  2. Violeta ha detto:

    vado, vado…
    chissá che tra poco, caro compagno, non ci sia una rinascita (per te-voi e per me-noi)!
    até breve, Vio

  3. Violeta ha detto:

    Beh, che dire, ascolto due, tre, quattro volte. Un pezzo nuovo deve entrare dentro. Testo forte, bel bouzouki, bel basso, e anche bella la voce (decisamente da in.canto ferrettiano). Filtra piano..e spacca. ¡Bene Raz!

  4. mata63 ha detto:

    raz comprendo perchè considerino i vostri pezzi etnici… le sonorità sono molto maghrebine. Bello davvero, il pezzo, mi piace. Comunque secondo me voi sareste perfetti per il “Paleariza”, perchè non ti metti incontatto con Ettore Castagna che è l’organizzatore? oppure, meglio ancora, scendi giù per il campeggio contro il ponte sullo stretto. Ci sono degli spazi dedicati ai gruppi emergenti. Se sei interessato avvisami che ci sentiamo via mail. Bacio.M.

  5. iuna ha detto:

    la tua voce…adesso capisco il sorriso sghembo, lo vedo di già.
    —penso di farti un comlimento e spero, dicendoti che sembra giovanni lindo, con una grinta diversa, ma è la stessa sonorità—
    è facile davvero andare in frantumi
    grazie
    in silenzio

  6. iuna ha detto:

    grazie per le tue parole razgul, serve sempre anche se uno già sa… serve.
    grazie

  7. mata63 ha detto:

    razgul, appena inizierà il Paleariza vedrò Ettore Castagna e gli parlerò del tuo gruppo. Non mi assumo però responsabilità sulle sue decisioni, non ho un’importanza tale da poter influire sulle sue scelte… Bacio. M.

  8. danderbit ha detto:

    Mi piace. Non posso che salire sul carro dei commenti positivi, paragone con Ferretti compreso.

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