Il magazzino della memoria

Sempre quand’ero bambino mi ripetevo: questo cielo non tornerà più, questo istante passa e non si ripeterà, questa cosa passerà e non farà più ritorno. Mi dicevo: devo ricordarmene, non devo assolutamente dimenticarmene. Ero ossessionato dalla transitorietà definitiva di ogni cosa.

Conservo vividi nella memoria due interrogatori di allora a mia madre.
Una sera, mentre mi metteva a letto esortandomi a dire le preghierine, le ho chiesto se anche in paradiso avrei avuto il copriletto verde e bianco (a cui ero molto affezionato). Mia madre mi ha risposto di no.  Ricordo con precisione di aver pensato che in un paradiso così, in cui le cose amate nel mondo di qua non sarebbero tornate, proprio non valeva la pena di finire.
Un’altra volta – mi ricordo che era giorno e la cucina era tutta intinta in una luce bianca invernale – le ho domandato, in preda a un’ansia improvvisa, se il dicembre del 1978 (erano evidentemente il mese e l’anno in corso) sarebbe tornato. Mia mamma mi ha risposto così: il 1978 no, perché gli anni sono unici, quando finiscono non torneranno mai più; dicembre invece sì, perché i mesi sono dodici e tornano sempre una volta all’anno.
Ricordo che sono andato via un po’ deluso e amareggiato per quell’apparente pareggio che a me pareva proprio una sconfitta.

Anche adesso, davanti a certi strani cieli gialli, azzurri e rosa, mentre mi sporgo dalla finestra allungandomi nella frescura incerta della notte o affacciato al finestrino del tram guardo l’alluvione del crepuscolo per le vie di Milano, mi succede di pensare la stessa cosa, proprio come da piccolo. “Devo stoccare tutto nel magazzino della memoria, mettergli la data, conservarlo, non dimenticare”.

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14 risposte a Il magazzino della memoria

  1. annabell ha detto:

    ciao Tunga, non dimenticare, stoccare, si, certo, ma anche e forse soprattutto, sporgersi avanti, fuori, alla ricerca di nuovi colori sfumati e nuove frescure…
    ho visto che nel blog della mia amica sorella astrale ti chiedevi quali giorni. 9 giorni che separano la nostra nascita, in una torrida estate anni 70, giorni di luglio.
    ciao!

  2. perlarara ha detto:

    Ciao Razgul,
    a me piace ricordare e devo dire che la mia memoria è abbastanza piena.Anch’io in alcuni momenti desidero fissare le immagini,le sensazioni che mi accadono.Credo che la memoria,sia essa collettiva o personale,abbia una grande dignità.Credo che nel magazzino debbano avere un posto di riguardo gli eventi dolorosi,non per masochismo,ma per permetterci di non illuderci potenti,per richiamare la lacerazione provocata dall’errore .Il tempo ci rende diversi,non per forza ci migliora ma, sicuramente, ci fornisce un bagaglio utile per capire.
    Anche le dolci luci della mia vita sono cullate nel mio cuore con cura e dedizione.

  3. razgul ha detto:

    Perlarara: è vero, la memoria del dolore è altrettanto importante (e del resto io ho sempre pensato che la cosa più nobile e degna fosse prendere dentro tutto, della vita – e con ‘tutto’ intendo proprio ogni cosa). Credo che comunque gli eventi dolorosi abbiano la capacità – ahinoi – di imprimersi nella nostra memoria senza bisogno di alcun sforzo di volontà.Mentre per le “epifanie di luce” di cui parlavo nel post, io ho sempre dovuto sforzarmi, imprimere il ricordo e premermelo forte nel cervello come se fosse uno stampo. Perché la mia memoria è bucata, molte cose le perde per strada.Per Annabell: fortunatamente ho superato la penosa fase del ripiegamento sul passato, che m’ha rovinato la vita per parecchio tempo, anni fa.A proposito di nascite in luglio: mio fratello è proprio un personaggio, ed è nato il 26 luglio.

  4. annabell ha detto:

    Davvero il 26 luglio..?!! è proprio il 26 che sono nata io…! guarda la coincidenza.!
    sarà un bel personaggino si, tuo fratello… noi del 26 luglio siamo “personaggi” non da poco, modestamente…:-).
    ciao AnnaB.

  5. iuna ha detto:

    Amo la fotografia e mi impegno ogni volta per fissare momenti unici, paesaggi bellissimi e risate appassionate….ma poi, sviluppato il rotolino, mi rendo conto che non è per niente come ricordavo…e chissà dove è la ragione, se in ciò che ricordo o in ciò che viene stampato su carta…
    anch’io temo la perdita di memoria, mi infastidisce l’idea che tutto è solo una volta….
    l’idea dell’eterno ritorno: ciò che vive una volta sola non ha valore e adesso cito Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”
    – La vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile all’ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza e che sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quella sua bellezza, non significano nulla…-

  6. razgul ha detto:

    Eh, Iuna, sapessi quante volte ho sfogliato con frustrazione e delusione le foto appena sviluppate che avrebbero dovuto “salvare” le mie epifanie di luce…Io conservo in un angolo del mio cervello agnostico e recidivo alla fede religiosa una visione (o piuttosto un desiderio) terribilmente puerile del paradiso come un luogo in cui si possa eternamente stare con le persone e le cose che si sono amate nel mondo di qua.

  7. razgul ha detto:

    Per Annabell: io adoro i nati il 26 luglio!Tranne Cossiga, beninteso.

  8. annabell ha detto:

    …Cossiga è l’eccezione che conferma la regola degli “adorabili” del 26 luglio, (una caratteristica di noi “leoni” è la modestia, si sa..)
    quanti adorabili del 26 luglio conosci, oltre al tuo fratellino?
    il più grande, a parer mio è C.G. Jung, nella mia vita da molti anni nonchè “oggetto” ( se mai Jung possa divenire oggetto) della mia travagliata e amata tesi di laurea.
    a bientot.

  9. anonimo ha detto:

    Nel 1988 ho visto un libro. Roba femminista, della cugina di mia madre. Tre disegni, a matita. Amore, sesso-amore e amorsesso. Tre posizioni e sei sguardi di piacere, forse quattro e mezzo-che le scrittrici del circolo avevano messo in risalto le lei e non i lui- Disegni ben fatti, a matita.Sfumature precise, accademia dell’arte.
    Ho sette anni ma colgo il Piacere. Non lo capisco , lo colgo e mi graffia qualcosa dentro. “Mamma, perchè in questi disegni le faccie sono COSi’ contente?” –
    “No, Elos, è solo un disegno. Non è vero che è così. E solo un disegno.”
    Torna il padre a casa. Bisbigli. “Elos è rimasta turbata da quei disegni sul libro”. Arrivano, tutti e due, più alti di quasi un metro.E io me ne stavo sulla scala verso la mansarda.Seduta.
    “Vero,X. che Elos ha capito male? Vero che non si prova piacere in quelle cose? Vero che son solo disegni?” “Certo Elos. Disegni. Hanno sbagliato la faccia. Non preoccuparti”.
    E la memoria del negativo resta sempre più vivida.
    Comunque Raz, nonostante l’agnosticismo che ho raccolto per la strada nell’estate dei dieci anni anni, alla faccia di tutti, secondo me tu, il copriletto verde biaco, in paradiso ce lo ritrovi.
    elos

  10. razgul ha detto:

    A volte chi dovrebbe proteggerci fa di tutto per disintegrarci.Io non so se avrò mai un figlio o una figlia. Ma se dovesse accadere, di una cosa sono certo: che non lo strattonerò con voce di ferro sull’uscio dei negozi, che cercherò di non raccontargli balle, che gli farò capire che il piacere e il peccato sono due concetti ben distinti.

  11. razgul ha detto:

    Ma – sai, in fondo alla pattumiera del mio cervello ancora ci spero, di ritrovare il mio copriletto.

  12. mata63 ha detto:

    io penso alla mia vita come ad un libro. Ogni pagina che leggo mi avvince ma non so mai cosa ci sarà scritto nella successiva fino a che non l’avro letta… Un bacio, mio dissipato amico. :*

  13. pippilotte ha detto:

    mi ricordo un film che vidi da bambina , un vecchi film in bianco e nero , un film di paura (da paura!) “La scala a chiocciole” , mi ricordo che negli anni ho sempre pensato che fosse la cosa più terrificante che fosse mai stata fatta , la cosa più paurosa del mondo … e quando vidi la videocassetta a casa di amici li implorai in turco di guardarla , perchè quello era il film più terrifico e raggelante di tutti , era la cosa più paurosa del mondo e io volevo rivivermi quegli attimi di brivido … ma ovviamente rivederlo fu una terribile delusione , e quel sapore non esisteva più , e adesso nella pattumiera del mio cervello c’è un altro ricordo che ha rovinato tutto . Questo mi fa pensare a quella frase che ho sentito dire più volte e che dice “mai conoscere i propri miti”

  14. mata63 ha detto:

    razgul, io sono genitore. Ho tentato di non fare le cose che a me avevano fatto male ma, sono sicura, che i miei figli diranno che in qualcosa ho sbagliato… ed è anche bello così, in fondo sono un essere umano, no? :)

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