SONO GLI ANARCHICI # 2

 

Si aspetta il concerto de LES ANARCHISTES come Aleksandr Blok aspettava la Venuta della Bellissima Dama/Hagia Sophia, la sera finalmente arriva, addirittura si viene cooptati per fare il servizio d’ordine sotto il palco, finalmente – facendo violenza alla propria invincibile timidezza – si riesce ad avvicinare l’illuminista psichedelico baciato dalla grazia della notte in corpo e voce…

Ma:

 

1. ha senso mettere insieme, sullo stesso palco e nella stessa serata, quattro complessini di livello pre-ginnasiale, una band di fighetti (detto con affetto) e il miglior gruppo rock* oggi in circolazione in Italia (da quando i vecchi e compianti CSI si sono sciolti)?

Ovviamente no. Invece l’organizzazione della Festa di Liberazione ce l’ha messa tutta per mandare ogni cosa in vacca.

Si sa, l’impegno maggiore lo riservano ai vip della canzonetta alternativa, a quelli che portano gente e soldini, che cantano roba facile e a-problematica – adelantecompagneroslambruscoepugnochiuso, elchemarcoscubalibre, cherobacontessalagiustiziaproletariabellaciao. D’altra parte è anche er pubblico de sinistra, a volere i propri festivalbar.

 

2. Ha senso far suonare alle dieci e mezza un gruppetto che ti fa la (orrida) cover dei Litfiba (“El diablo”, oltretutto, una delle peggiori schifezze da essi mai partorite) e relegare LES ANARCHISTES all’oretta tra la mezzanotte e dieci e l’una?

 

3. Memorabile la velocità con cui l’organizzazione ha segato la corrente sul palco allo scattare dell’ora X, microfoni compresi. Ma vaffanculo, va’.

 

Quanto agli ANARCHISTI, loro son sempre magnifici. Roba che uno non sa se augurare loro una strameritata fama o sperare che restino un segreto per pochi intimi e iniziati.

Il loro problema è che fanno musica sul serio.

Prima li ho definiti un ‘gruppo rock’, ma il termine in verità non è per niente adeguato.

Hanno una sezione di fiati (trombone, sax e flauto) da brivido, ma non come te l’aspetteresti – che so – in una band ska. No, qui siamo dalle parti di Ornette Coleman e io – per capirci – sono uno che conosce a memoria ogni nota di “Free Jazz”.

Hanno una sezione ritmica poderosa e impeccabile (nonché un batterista che apparentemente non si è mai cambiato d’abito dal concerto milanese del settembre scorso). Hanno una chitarrista di gran gusto, capace di creare un tappeto sonoro compatto, corposo e ricco di riverbero, come di accelerazioni improvvise e vagamente psichedeliche (come piace a me). Usano l’elettronica in modo discreto e molto intelligente, senza sbavature (cioè non ci si aspetti pompamenti techno e altre amenità sborone alla Subsonica).

Hanno due voci meravigliose, di cui è purtroppo impossibile parlare e che si possono soltanto esperire.

Infine, hanno un repertorio di livello quasi inarrivabile, sia che si tratti di brani di Léo Ferré (l’immensa versione di “La The Nana”, imperdonabilmente esclusa dal CD), di canti (divinamente riarrangiati, per l’appunto, tra jazz d’avanguardia, elettronica e rock) della tradizione anarchica e popolare (“O Gorizia tu sei maledetta”, assolutamente commovente) o di pezzi originali del gruppo (la sfuriata vocale-elettrica de “Il maggio di Belgrado”).

 

Giuro che non mi hanno pagato per scrivere queste cose.

 

Dopo il concerto siamo andati a bere l’ennesima birra al baretto dei giovani comunisti, abbiamo tirato le due e mezza abbondanti.

Una menzione speciale all’ottimo kebab dei kurdi (quattro ceffi irresistibili, inclini alla chiacchiera, con l’inevitabile bandiera di Ocalan e la maglietta con il Che).

 

Uscendo dall’area della festa, l’ultima sorpresa. Un gruppetto ai tavolini e l’Interrogatorio di Caserio intonato dall’illuminista psichedelico. A cui, quando mi sono avvicinato per salutarlo un’ultima volta, sarò forse sembrato un semidecerebrato balbuziente.

Alderano, quando mi emoziono divento uno scemo senza speranza.

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15 risposte a

  1. anonimo ha detto:

    …poverini i gruppetti di ragazzini. avranno leccato culi per mesi per qs data… sì, lo so, rovinano l’atmosfera… ma poverini….

  2. razgul ha detto:

    Eh, be’, io non ho niente contro di loro, davvero, per me possono esistere tutti quanti, dagli Einsturzende al Dj Kakkola. Ma se mi mettono un’imitazione approssimativa di Renoir (pittore sopravvalutatissimo, à mon avis) di fianco a un autentico Van Gogh un po’ mi gira il culo…

  3. mariannaborella ha detto:

    non ti si può che dar ragione…tristezza.

  4. sedicinove ha detto:

    wow, corrente tagliata all’improvviso, come al concerto dei Kino in memoria di Bashlacev al palasport luzhniki nell’autunno del 1988.
    Location simile e (ironia della sorte) organizzatori con le stesse bandiere.
    Curioso no?

    un caro saluto al ritmo di “liberi tutti… liberi tutti…” :-)

  5. toschina ha detto:

    …ci credo che non ti hanno pagato..xchè è la stessa cosa anche x me: tu hai fatto il post, io sto tentando di organizzare un concerto nel reggiano (e non mi occupo nè di musica nè di spettacoli..). E’ per entusiasmo xchè da quando ho sentito il cd (figli di origine oscura) mi sono rimasti dentro….dal vivo non li ho ancora ascoltati…sob! BO.

  6. elos ha detto:

    Oggi, in treno ,un omino capelli-neri-occhi-liquidi d’improvviso ha cominciato a suonare.
    Organetto francese. Richiami balcanici. Terra baganata e sfondo grigio ferro.

    E lo stronzo di turno che passa, chiede il biglietto, lo riceve, non si accontenta e comanda Silenzio.

    Il vuoto torna vuoto e si fa rumoroso.

    Perchè lo stronzo aveva orecchie sorde.
    Forse tutti gli stronzi hanno orecchie sorde.

    E scusatemi per lo sfogo.
    Ma i tempi rubati alla buona musica, che venga da un palco o sia accovacciata a terra, poco importa, mi fanno sempre incazzare.

  7. harmonia ha detto:

    Meraviglia dell’entusiasmo e dell’emozione. Bravo! harmonia

  8. alderano ha detto:

    …caro raz, mi fai arrossire… ma evidentemente ami esagerare – nel bene (sulla nostra valentia) e nel male (non ho notato balbuzie di sorta, se mai una nobile e onorevole riservatezza…). anzi, se posso dirlo qui, sono felice di averti finalmente incontrato (queste frequentazioni di parole creano un’intimità – magari non come quella proustiana di chi si mena, ma pur sempre un’intimità;)…), e spero che quando scendi a licciana tu ti faccia vivo (visto che abbiamo mancato la bevuta assieme)…
    peraltro non sai quanto ci abbiano fatto girare i coglioni anche a noi i gruppi che ci hanno preceduto… non certo per essere snob (anch’io ho suonato in gruppi del genere), ma per far bene il proprio lavoro, diciamo…
    speriamo che a ottobre, quando verremo a presentare il disco nuovo, non ci piazzino il coro dell’armata rossa…
    a presto, compa’

  9. danderbit ha detto:

    Les anarchistes li ho visti in concerto una sola volta. Firenze, periodo social forum, in una flog semideserta stranamente silenziosa e attendista. La sensazione che ho avuto è simile alla tua Razgul, anche se non da intenditore della loro musica come te.

  10. razgul ha detto:

    Anch’io sono contento di averti incontrato.Quanto al Coro dell’Armata Rossa, il pericolo è che il mio condizionamento di russista mi spinga irrefrenabilmente a intonare la Varshavjanka… (“Alla cruenta pugna, santa e giusta – marsc, marsc, avanti, popolo lavoratore!” e così via…)

  11. anonimo ha detto:

    caro tunghin riconosco nelle tue parole il concitamento che mi prende SEMPRE quando parlo di “loro” agli amici e non essendo capace ad esprimermi correttamente incomincio a blaterare dei VI GIURO SONO MITICI CIOè SONO FANTASTICI INSOMMA CAZZO …e giu a masterizzare ciddì ( spiace aldin vi distribuisco senza farvi guadagnare ) e poi non sono solo MITICI , con loro si bagorda sul serio mica “birrette e panini” che dire poi di “lui” se non che è il mio amichino che lo amo tanto e che se non avessi già un compagno sicuramente me lo rapirei ! tunghin…hai capito chi sono ? spero di poterti conoscere presto , magari in una serata piena di canti e bagordi in apuania.
    Tra l’altro mi ha detto alde che abbiamo gli stessi occhi tu ed io
    baci pippi

  12. anonimo ha detto:

    alla flog è difficile valutare un concerto , l’acustica è di merda … sono bellissimi in piazza “loro”
    pippi

  13. alderano ha detto:

    ESO!!! “e feste su feste…dal tramonto all’alba…baci e carezze…”
    La Varshavjanka la si intonerà, ma nella nostra versione (che avrebbe dovuto chiudere il concerto milanese), quella ispanica anarchista, A las barricadas!

  14. razgul ha detto:

    E allora a maggior ragione MALEDETTI RIFONDAROLI!(E li ho anche votati, perdio!)

  15. anonimo ha detto:

    Supplicavo ieri notte: raccontatemi una storia. E ho tolto l’elettricità pochi istanti dopo.
    Forse perchè mamma non va mai a letto se io sono ancora sveglia. Come se potesse perdersi qualcosa, come se ogni minuto di mia veglia fosse da sorvegliare. Forse perchè la rete mi aveva stancata.
    Ma ho dormito. Ho dormito un sonno sprofondato, di quelli senza sbadigli ma con le palpebre di piombo. Ti ho sognato,anche. Ho sognato te che nemmeno ti conosco e un po’ ne sento la colpa. Parlavamo
    al buio, una città senza tempo, mura color mattone e una ragazzina, ta soeur, che camminava veloce e mi diceva e si diceva: in centro c’è la guerra. Dobbiamo comprare le pillole dobbiamo comprare le pillole che la gente è impazzita, che credono di suonare i tamburi e invece stanno bombardando.Dobbiamo comprare le pillole!
    che la gente oggi ha smesso di prenderle e adesso son tutti ad urlare e riempirsi i bicchieri e gli intestini d’illusioni e di sprechi!
    Le pillole, presto!
    Poi si ferma, abbassa il collo della maglietta, scosta i capelli e mi dice: mi è cresciuto qualcosa , qua dietro.
    Poco sotto la nuca, al centro della schiena aveva un bozzolo grande un nocciolo.
    E come l’uomo dal fiore in bocca ,lo diceva leggero, con voce liquida e piana.
    Tu camminavi più piano.Avevi anche un nome ,ma lo terrò per me.

    Mi hai lasciato una strana contrazione alla bocca dello stomaco, Monsieur Raz.

    La tunga perpetrans. Forse è questo quello che fa.

    E poi adesso rubo lo schermo a mio fratello e leggo la tua storia.Mi piomba addosso come il sogno passato.

    Io aspetto il seguito, razgul.

    Un bacio al centro degli occhi,
    elos

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