"… Sbocciavano guerre, epidemie, dissenterie, carestie, dischi di merda, film di merda, sport di merda, ma a me avevano dato da studiare attentamente un saggio di cinquecento pagine sull’uso degli aggettivi nei racconti dei prosatori sentimentalisti minori ruteni del xviii secolo, perché mi avrebbe fornito un superbo esempio di metodo d’indagine. Come no.

(…) Molti erano morti, solo non se ne rendevano ben conto. Qualcuno a volte s’insospettiva – per esempio nei bar, dopo le lezioni, nell’ora delle tre sigarette in fila e del caffè. Mi diceva: siamo tutti un po’ in decadenza, citiamo, decostruiamo e riassembliamo ironicamente. Non trovi? Parla per te, sei indietro di trent’anni, rispondevo io cercando di buttarla sul ridere per non fare la figura dello stronzo. La ragazza lì di fianco allungava i piedi troppo lunghi, soffiava fuori il fumo dalle narici sottili, rifatte. È che la nostra cultura è morta e noi di questo in fondo un po’ godiamo, replicava il gambero. ‘Codìo, vedi tu, se la cosa ti fa godere. A me mi fa schifo."

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

3 risposte a

  1. anonimo ha detto:

    a me continuano a tornare in mente i manifesti anti-putin che ci ha fatto vedere la bionda a gargnano. lo so che non è proprio la stessa cosa di quello che stai dicendo tu, ma se mi chiedessero: “dimmi che cosa fanno degli intellettuali teste di cazzo, completamente fuori dal mondo”, io descrverei quei manifesti.
    i morti sono quelli che dicono che c’è qualcosa di morto.

  2. kanji ha detto:

    …..non dico uccidere, ma mozzargli almeno un dito ogni tanto, a chi gode nel pensare morta la colta signora, un dito ogni tanto, tanto per fargli capire la materia di cui stanno parlando.

  3. razgul ha detto:

    Idea suggestiva, Kanji (qui assumo l’espressione dell’inquisitore Eymerich).Io penso sempre a un corpo vivo, carnale (e perciò capace di patire); altri mi sembra che preferiscano la fredda igiene della cenere.E, sì, Tereso, parafrasando il (solito – tra un po’ non ne potrete più di sentirmelo citare) Rimbaud: “Io mi credo morto, quindi lo sono”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...