Stato canaglia

 

Siamo partiti in guerra per conto dell’Eni e dei neofascisti imperialisti americani, bravi ragazzi dai lineamenti antichi, etruschi, sabini, sannitici, gallo-liguri, come ai tempi della terza guerra punica, bravi soldati obbedienti sui carri blindati e con le bandiere repubblichine (sublime ossimoro, a sessant’anni dallo sbarco alleato: Salò e gli yankee finalmente insieme) negli zaini da appendere sopra la branda. Ci siamo raccontati storie edificanti di aborigeni in adorazione. Quando gli aborigeni ci hanno fatto saltare in aria abbiamo sbarrato gli occhi (“Come hanno potuto fare questo a noi che siamo tanto buoni?”).

Di piangere i propri morti sono capaci tutti ma noi di più, ché siamo più buoni e sensibili: ma solo per la famiglia, si badi, per i nostri eroi i nostri martiri i nostri figli abbronzati, che portano i nostri stessi cognomi e hanno gli stessi nostri prefissi del cellulare – vitelli giovani e di pronta identificabilità, affetti da inflessione dialettale telegenica, mangiatori di pasta e risotto come noi, cultori del puttan tour come noi, guidatori di golf, sgommatori ai semafori, tagliatori di strada sulle tangenziali il sabato sera come noi, estimatori della fica come noi.

Ci siamo asciugati gli occhi, dati un contegno, abbiamo sparato sui civili uccidendoli e sparato balle su scudi umani e vittime di fuoco amico.

I nostri governanti, squallidi valvassini di valvassori di vassalli, agitano la bandiera nazionale come Cadorna novant’anni fa. E qualche figlio di puttana irreprensibile cittadino ci crede e gonfia il petto d’italico ardor.

 

Non ci sposteremo di lì, non schioderemo il culo dal suolo iracheno finché non li avremo liberati. E dio sa che lo faremo, anche a costo di ammazzarli tutti. Quando sarà l’ora, il padrone scioglierà la catena e noi ritorneremo a casa, ai nostri gran premi di formula uno.

 

Oggi la consegna è di sparare per primi, all’occorrenza: e noi spareremo – che sia su case di civili inermi o in faccia a chi ci assedia e ci risospinge nella feccia della nostra irredimibile, nauseabonda democrazia.

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9 risposte a

  1. alderano ha detto:

    presentacija di che? tra l’altro saronno è assai vicino, a gallarate…

  2. alderano ha detto:

    scusa se ho inaugurato questi commenti con una ‘nota di servizio’… ma non ho più parole da versare, per adesso, sull’irak…

  3. razgul ha detto:

    No, ho sbagliato, non proprio una presentazione, bensì un incontro/discussione sul romanzo in Italia… E’ un po’ tardi, a questo punto, ma se vuoi saperne di più:19 Maggio 2004 ore 21.00, Sala Nevera Saronno, incontro con gli scrittori Antonio Moresco e Tiziano Scarpa e il critico Carla Benedetti.Per provare a capire che cosa sia e dove vada la letteratura italiana contemporanea, in un incontro con due fra i suoi Autori più rappresentativi e con un critico che da anni si batte affinché a questa scrittura, a queste Nuove Lettere venga riconosciuto il posto che meritano.

  4. anonimo ha detto:

    Neanch’io ho più parole sull’Irak. Sto preparando una serie di articoli da spedire a Bassora, all’istituto di ittiologia della locale università (o almeno a ciò che gli inglesi hanno avuto la pietà di lasciare, di quell’istituto).

    Sono annichilita dalle mie letture. Il primo volume dei “Canti” di Moresco, in particolare.
    Ma tuo suocero potrà apparire anche nella zona cremasco-lodigiana prima o poi?

  5. alderano ha detto:

    Cia sarebbe tuo suocero, Moresco? Ma che, sei sposato??? Buona ‘dissertacija’, compagno!!!

  6. razgul ha detto:

    Non sono sposato – convivo nel peccato!

  7. anonimo ha detto:

    Suocero nel peccato. Pardon.

  8. pornobarman ha detto:

    buona dissertazione anche da parte mia! quanto a me non sono nè sposato nè non sposato. sono nel porno. sono IL porno fatto carne.

  9. kanji ha detto:

    ……………………………………. ( era un urlo, di quelli con la gola che gratta a sangue, perché se non abbiamo più parole da dire, che non ci manchi mai la voglia di urlare!)

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