Questa roba l’ho scritta tanti anni fa, in un pomeriggio di febbre. Benché non rappresenti assolutamente più il mio modo di affrontare la scrittura, ci sono stranamente affezionato. La posto qui perché mi va, perché mi è ricapitata per le mani in questi giorni dopo molto tempo, perché curiosamente suona bene e serve bene anche come dedica personale.

STORIA DELLA VIOLETTA, DEL SOLO E DELL’ORCO

 

1.

Sere lilla e certi mesi d’inferno senza pioggia

venti secchi i a spazzar foglie morte per le vie…

Sbriciola un pacchetto di paglie amare sotto il tacco,

è solo, febbrile, svuotato e lo distraggono

le nuvole viola feroci.

Strati di luce giallazzurra nei varchi

tra casa e casa, e tutte le cose nascoste

dietro la farfalla d’ogni lampadina –

mani manine ritagli di giornali

sotto il divano, altre mani e mani ancora,

zuppe di carne bruna e verdure e voci

che discutono, dicono: “Ne avremo ancora bisogno,

lo metteremo giù in cantina,

quando sarà il momento allora noi…”.

L’uomo è stupido, l’intelligenza è rigida

e l’anima emotiva

è una fetta di mela farinosa.

È solo, febbrile, svuotato e cammina,

fa scricchiolare la polvere e guarda in su,

sopra le gobbe dei lampioni,

pensa tutte le avventure, tutti i casi –

pesci molli su giradischi, morti casuali, piedi di donna –

e soprattutto s’aggiusta il cappotto,

guarda arrabbiato lo spiffero corvo

di quella stagione malvagia, uh, malvagia…

 

2.

La violetta col suo mantellino –

scialle e mestolo scettro in mano –

oooooh ti farebbe girare la testa,

la vedessi nuda dopo il sonno,

la sua pelle di farina, un po’ ali di falena,

i ditini arrossati sulle punte, eppure, eppure –

guardale meglio le unghie –

non sono cocci di conchiglie?

La violetta si pettina alla finestra

e il vetro fa una faccia scema:

tanta trasparenza per niente –

pensate allo sforzo di farsi attraversare

da tutta la realtà strepitante là fuori –

lo sciame di rami, rametti, paletti, lampioni,

fasci di luci, di fari, di clacson, di urli,

di macchine, bici, pedoni, piccioni,

di passeri, antenne, lamenti e bestemmie,

e ancora gru, ciminiere, supermarket,

borse della spesa, minigonne, sciarponi,

stronzi di cane, cicche morte e cicche accese…

La violetta si liscia i capelli

e guarda oltre il vetro

(colpi di tosse, pattuglie, bassotti al guinzaglio) –

che resti tra noi – con occhi neri.

 

 3.

“Chmrr chmrr chmrr” – l’orco non ha facce univoche,

prospettive sicure, spigoli ben delineati,

si sposta a scatti e formicola nell’aria

come uno sciame di cose, lembi di stoffa stirata,

falde d’impermeabile e scarpe di cuoio,

le dita nelle scarpe gli fanno male,

fzz fzz formicola tutto ma –

zagzagzapbonkbom! Non ci fa caso.

“Chmrr chmrr chmrr” – l’orco stringe i pugni

e storce le labbra in certe smorfie ottuse

che fanno schifo o soltanto paura,

stringe i pugni e non ha neanche voglia di fumare,

solo camminare a passi svelti,

ferrosi come scatti di lucchetti o rutti di lamiera –

zagzagzapbonkbom! Cammina e pensa a stento.

“Chmrr chmrr chmrr” – l’orco soffoca di rabbia

ma ora sa come inghiottirla,

basta masticarla fino a quel portone –

zagzagzagbombonk! Sotto quel lampione…

“Chmrr chmrr chmrr” – l’orco ha il naso squalo bianco

e bolle sotto gli occhi verdi

come pesci morti calpestati,

ha licheni di bava sulle piaghe della bocca

e suda fragorosamente –

zagzagzapbonkbom! “Adesso io l’ammazzo!”

“Chmrr chmrr chmrr” – l’orco ha sempre le idee chiare –

l’orco in questo ci sa fare,

rigira una cosa dorata

tra le mani come grumi di colla industriale

e la cosa dorata gli ricorda

certe mani e certe unghiette:

digrigna i peli delle sopracciglia,

pensa “Adesso te le stritolo –

zagzagzapbonkbom! –Adesso te le strappo!”

 

(continua…)

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3 risposte a

  1. sbiadita ha detto:

    ho immaginato la violetta come se fosse da sola, contenta di vivere immersa in un campo. poi ho immaginato l’orco. e pensandoci ne ho dedotto che tanto orcodentro non lo è. forse fuori, ma cosa importa? ..aspetto il continuo. un bacio.

  2. alderano ha detto:

    poi lo leggo (adesso scappo, suoniamo a genova, quando haidi chiama si risponde…). però ti dico, intanto, sembra fatto apposta per l’ipnoerotomachia femminile che si è svolta ieri sera nella mia stanza telematica…

  3. Violeta ha detto:

    sull’hypnerotomachia..passa ancora raz, la condivisione mi consola. un abbraccio

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