Gente che torna in sogno. Ben.

 

“Tienimelo un attimo che metto via i soldi… Ecco. Dammi.”

“Com’è?”

“Buono. Non hai mai assaggiato il riso alla Cantonese?”

“Eh… no. Sai, a casa mia si mangia solo il risotto giallo.”

“Ah, ma sei lombardo fino alla noia…”

Sorrido. “Te, piuttosto, come fai coi pezzi di prosciutto, che sei vegetariano?”

“Infatti te li sto tenendo da parte.”

 

Milano, febbraio, le otto di sera. Ben e io da qualche parte a qualche metro da qualche take-away cinese. Montgomery blu, zainetto, jeans senza forma o colore. Finte Clark’s. Tre sigarette. Più che sufficienti. Io non ho il vizio, fumo solo per darmi un contegno. Ben non fuma e non mangia il prosciutto. Questo è il modo in cui ci si deve presentare a diciassette anni: piccoli, puri, anarchici. Tutt’intorno nebbia e buio, poca gente in ritardo per la cena o in anticipo sull’uscita serale. L’indomani alle 8,25 due ore di latino, ginnastica, due ore di filosofia: niente male, posso andarmene a spasso con l’anima lieve.

Il cinque meno meno nella verifica di chimica la stronza isterica stasera può tranquillamente infilarselo su per il culo. E anche mia madre.

 

“Ben, secondo te come sarà?”. Fa il navigato, lui, risponde a voce alta nella nebbia, allegramente: “Che cazzo di domande mi fai? Interessante. Bello. E lui pare che sia bravissimo, uno coi controcazzi”.

Si sfrega le mani nella poltiglia fradicia della sera.

“Cos’hai lì alle dita?”

“Niente, un eczema. Mi viene tutti gli anni, in inverno”, risponde.

“E perché non ti metti i guanti?”

“Mah, così.”

“Guarda che fa un freddo cane. Non so come fai a stare senza.”

Il freddo milanese che fa scricchiolare le ossa, le ginocchia, che imperla d’acqua la soffice pelliccia della mia barba novella.

 

Mi accendo una Diana. La fiamma dell’accendino illumina per un attimo la scena. Nessuno passa proprio in quel momento solo per invidiare l’assoluta devastante bellezza delle nostre figure. Chissenefrega, ci sarà pure un dio qualsiasi intento a osservarci. Mirate, ser Durante fiorentino: siamo racchiusi come eroi omerici nel guscio sfolgorante della fiamma, spettinati, malvestiti, ebbri – e nessuno che ci rimproveri questa nostra bohème. Che roba!

 

“Ecco, è qui.”

“Aspetta, devo buttare via la vaschetta…”

Entriamo. Non che sia particolarmente agitato, sebbene sia la mia prima volta. Anzi, sono perfino leggermente sovreccitato, ma in quella mia maniera zitta, da rossore e sguardo lucido. Ci sediamo in mezzo alla sala, proprio al suo centro. Intorno a noi chili e chili di carne invecchiata, tailleur e parure. Mi vien da ridere, do di gomito a Ben, gli dico “Cazzo, ma tolti noi l’età media qui va verso i sessanta!”. E lui di rimando: “Ma piantala di fare il villico”. E lo dice con faccia da gatto o da cane burlone. Alla sua destra siedono due stagionate signore dalla pelle color pancetta affumicata. La più vicina a noi porta appeso al collo il più atroce e ingombrante collier di lapislazuli che io abbia mai visto. Di quelli che avresti creduto esistessero soltanto nei racconti horror sulle prime comunioni.

Il concerto comincia. Mozart. Al piano un giovane ma promettente pianista, Alexander Lonquich.

 

Il pianista si alza. Applausi. Il pubblico si alza. Applausi. Le due signore color pancetta si alzano, applaudono. Il collier scintilla alla luce dei lampadari, ha un sussulto, si scuote. La sua proprietaria allunga il collo per vedere meglio, afferra la conmpagna per un braccio, si mette a urlare e a battere le mani freneticamente: “Guavda! Guavda! Quello è Gualtievo Mavchesi! È pvopvio lui! Gualtievo! Gualtievo!”.

Immediatamente due altre voci bercianti si aggiungono. “Gualtievo! Gualtievo! Uuuuuh! Uuuuuuh!”. Io e Ben al culmine della sfacciataggine.

(……)

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8 risposte a

  1. sbiadita ha detto:

    tu godi tantissimo quando vedi linkato l’esercito zapatista di liberazione nazionale.. io invece quando leggo post come il tuo del 29 aprile, in riferimento a quanto l’italia sta facendo in iraq.. e godo tantissimo quando leggo cose intelligenti, sensate perchè pesate e meditate come il tuo blog nel periodo gennaio/febbraio 2004. ti linko, non c’e’ altra possibilità. un bacio, sara.

  2. razgul ha detto:

    Oooh! Grazie, un bacio anche a te!

    …Devo andare a vedere cos’ho scritto a gennaio-febbraio…;)-<=

  3. dakko ha detto:

    spero che ben in qualche modo possa leggere questo tuo post — consegnati all’eternità in questa scheggia di ricordo luminoso

  4. sbiadita ha detto:

    ma possibile che appena ti incrocio sparisci? insomma torno qui per leggerti, per leggere la tua quotidianità e tu diventi evanescente.. uffff :)

  5. razgul ha detto:

    Mah, Dakko, temo che se Ben leggesse ‘sta cosa assumerebbe quella sua famosa, sarcastica espressione di disgusto+commiserazione…

  6. dakko ha detto:

    e questa sarebbe, appunto, la reazione più fedele al personaggio e al ricordo

  7. razgul ha detto:

    Mi sa che hai proprio ragione. Solo che un tratto di carattere che a 17 anni comunicava (anche) un effetto di gagliarda freschezza, a 27 somigliava molto di più a una cancrena caratteriale…

  8. dakko ha detto:

    hai ragione, bisogna saper invecchiare con grazia — ma il ben del ricordo comunque non invecchia

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