[pause # 2]   …

[pause # 2]

 

Ivano Ferrari: “Macello”

 

Tutti in fila
nudi
appena sporchi di letame
attendono la perfezione
balbettando proteste
il più intraprendente sodomizza il compagno davanti
l’urlo che si alza è solo un anticipo

la rivoltella a pressione frena lo scandalo
ci sono vacche olandesi
torelli
e qualche cavallo.

Nel paradisuccio fighetto e un po’ imbalsamato della poesia italiana ha fatto finalmente irruzione in versione completa “Macello”, la raccolta-poema di Ivano Ferrari.

Di che si tratti, lo spiega bene (una volta tanto) la quarta di copertina: “Nello spazio chiuso di un mattatoio, ‘la grande sala dove si esibisce la morte’, Ivano Ferrari mette in scena uno spietato e cruento interregno uomo-animale determinato da una schiacciante sopraffazione. Un Macello che rimanda ad altri macelli che continuano ad attraversare la nostra vita di specie e che è campo di battaglia, lager, laboratorio, chiesa, teatro e dove i macellatori sono carnefici, tecnici, sacerdoti, registi”.

 

E’ una poesia dura, crudele; nasce dall’esperienza autobiografica ma deflagra fino a farsi canto atroce per quel grumo di sofferenza che è la vita terribile del nostro mondo.

Se volete fare un regalo per San Valentino è quindi decisamente sconsigliata. Se amate la poesia e mal sopportate il bon ton letterario, invece, perché non provare ad affrontarla? 

Niente addobbi viola
le croci coperte dalle tute sporche
l’incenso deodora altre chiese,
non bruciano candele
solo grasso di cavalli col carbonchio
eppure la santità del sacrificio
avvolge ogni spazio del carnaio
muscoli domati, nervi di scarto
certamente troppo per un dio
con la puzza al naso.

 (Ivano Ferrari, Macello, Einaudi, 11 euro)

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11 risposte a [pause # 2]   …

  1. anonimo ha detto:

    Io non spenderò 11 euro per quel libro, visto che, arrivata alla fine, sicuramente non lo vorrò rileggere.
    Io amo la poesia ma odio versi simili.

    Gli artisti dovrebbero ricercare la bellezza. Ma la bellezza è cosa sporca ora. Ci viene spacciata ad ogni angolo della strada, tagliata con ogni genere di additivo chimico.
    Non è arte, allora, adornare la propria musa d’oro, neppure se si riesce a distillare il proprio oro dal fango.
    Non è decente neppure corteggiare la musa in qualsiasi modo bisogna prenderla ad insulti, malmenarla, ridurla in fin di vita, deprivarla di tutto, anche del nome di musa, traformarla in un bolo di carne dall’aspetto nauseabondo.

    Io ieri ho visto la bellezza pura. Il cielo al crepuscolo si scioglieva nei in colori sacri. Ho visto l’ombra che si intrecciava in miriadi di rami.
    Vorrei cercare di mettere questo nella mia poesia. Voglio arrogarmi il diritto di usare archetipi millenari.
    Lo so. Sono stupida. Forse sono rimbambita dalla mia storia d’amore. Io voglio che quello che scriverò sia leggibile e rileggibile. Che lo si possa leggere anche per piacere, non solo per compiacersi nella consapevolezza del proprio sapiente disgusto.
    E questo è il genere di creazione più difficile.
    Certo nell’universo infighettato della poesia italiana si è ben lontani da una simile creazione. Ma io vorrei cantare note dolcissime. A costo di ricercare la melodia per tutta la vita e non far udire a nessuno un solo sibilo della mia voce.

  2. anonimo ha detto:

    per gabi…
    diceva Belinskij …Il poeta non può vivere nel mondo dei sogni , egli è già cittadino del regno della realtà a lui contemporanea , tutto il passato deve vivere in lui . La sociatà non deve vedere in lui un consolatore , ma un interprete della propria vita spirituale , ideologica ; un oracolo che risponde alle domande più ardue . ( pippilotte )

  3. anonimo ha detto:

    Belin! Belinskij è andata a recuperare!
    Il poeta non si deve distaccare dalla realtà e deve capire che non è solo schifo come non è solo bellezza.
    Io rivendico all’artista il diritto di non dover dare pugni negli occhi a tutti quanti. I pugni negli occhi li si dia a chi li merita. Che si parli con forza e chiarezza contro l’orrore e con dolcezza di ciò che è bello. Persino nelle pagine del nostro buon Razgul ci sono dei momenti lirici. E non si deve sempre parlare da oracolo se non si vuol essere presi in giro.
    Se dei versi non mi piacciono e se ho il desiderio di scrivere in modo differente, lo dichiaro.

  4. anonimo ha detto:

    ma perchè tutto questo accanimento gabi ? l’artista fa quello che crede , io rivendico questo all’artista , ne più ne meno che questo , ed è fondamentale che sia così ( pippilotte )

  5. anonimo ha detto:

    Grazie al cielo! Avevo capito tutto il contrario.

  6. anonimo ha detto:

    Forza, Tunga… riprendi il fil rouge pubblicitario… spiega tu alll’universo mondo perché ho torto. Solo allora sarò felice.

  7. anonimo ha detto:

    Mitaca Gabi , tu si che prendi fuoco rapidamente , non vorrei mai trovarmi a contraddirti di persona !
    ( pippilotte )

  8. anonimo ha detto:

    …intendevo mitica e non quell’altra cosa che ho scritto (pippi… )

  9. anonimo ha detto:

    Tra parentesi questa pausa nella narrazione mantovana è solo in apparenza una pausa, visto che il Ferrari altri non è che quell’Ivano che parla dialetto e legge poesie al ristorante…

    Vero Raz?

  10. pippilotte ha detto:

    mi sono decisa a bloggarmi

  11. alderano ha detto:

    …hola raz… milano è poi saltata, sarà per un’altra volta… forse andiamo nella ‘tua’ mantova, qualcuno ci ha proposto per il ‘controfestival’, anche se penso proprio che la commissione non ci accetterà… mi stupirei davvero… va bene l’antimafia, ma gli antisociali no… ma se andassimo, dimmi dove trovare il ristorante di ivano…

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