LUGLIO, AGOSTO, SETT…

LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE (NERO)

III. Settembre 2001 – Mantova, Milano

3.

Il locale si svuota, ormai è decisamente pomeriggio. Guardo l’orologio: sono le tre in punto, sarebbe ora che ci alzassimo. Invece no, nessuno ne ha ancora voglia. Così, mentre il distillato caldo di tutti i vini succhiati ci scorre sotto pelle e nella pancia e l’ennesima sigaretta penzola dalle mie labbra, ce ne restiamo seduti molli molli. Il cuoco ha chiuso la porta del ristorante, salutato l’aiutante. Con ancora indosso il camice bianco si siede con noi. Dice Adesso ve ne racconto una.

 

Era il compleanno di Lenin, dice. Allora gli è venuta voglia di fare qualcosa di grande, di giusto. Allora pensa: i laghi di Mantova son tutti spopolati per colpa delle fabbriche che hanno inquinato l’acqua. Le cartiere Burgo. Di pesci non ce n’è più. Allora prende la macchina – che sarà stata una fiat uno o qualcosa del genere – ci infila un enorme mastello e va a un vivaio di pesci della zona. A quelli del vivaio dice: sono un cuoco, ho un ristorante su nel mantovano e mi serve assolutamente un migliaio di pesci. Quegli altri tirano fuori gli occhi, dicono Come, un migliaio di pesci? Lui risponde Sì, sembra strano ma è così. Ve li compro a voi perché mi servono freschi. Be’, ma come farà a trasportarli tutti e poi a tenerli vivi il tot che le serve? Quello non è un problema ci penso io.

Allora si fa riempire di pesci guizzanti il mastello, riparte, torna a Mantova, si ferma sulla riva del Mincio e li butta in acqua. Torna al vivaio, fa il secondo carico, riparte, arriva sulle sponde del lago, versa i pesci, riparte per il vivaio e così via per non sa più quanti giri.

Dice È stato faticoso, però son riuscito a ripopolare i laghi.

E le autorità cosa ti hanno detto? Ci vorrà un permesso, per fare una cosa del genere…”.

“Le autorità san gnient’! Sarà anche stato vietato, chi se n’importa?”.

 

4.

Le sale di Palazzo Tè semideserte, la pace delle tele dolcemente impiccate alle pareti, le voci di bambini che arrivano sempre ovattate, da lontano, come fosse l’inizio di una vecchia canzone dei Pink Floyd. Il pomeriggio assolato, fresco, di quelli che sgorgano solo nella terra di nessuno delle stagioni di passaggio. Il pomeriggio assoluto.

Nell’immenso cortile, con il sole negli occhi e le mani a schermo sulla fronte come parodie di soldatini salutiamo Ivano, lo seguiamo con lo sguardo un po’ strizzato mentre scompare sotto la volta dell’ingresso. C’è un’altra mostra gratuita, in un’altra ala del Palazzo. L’italia e i paesaggisti stranieri. Andiamo a vedere com’è. Faccio ondeggiare il sacchetto con la zucca. “Qualcuno me la tiene per un po’?”. “Dài, che quando l’avrò cucinata sarai contento!” mi prende per il culo Maria. Antonio fa la faccia di chi non si è nemmeno accorto che la zucca esiste.

Questo non è male, dico facendo ondeggiare la zucca verso uno scorcio della campagna romana con mucche e tramonto. Le signorine del personale si spaventano moltissimo, glielo leggo negli occhi, quando faccio ondeggiare la mia zucca per indicare i quadri.

“Vabbe’, niente di speciale. Che facciamo, ce ne andiamo?”

“Che ore sono?”

“No, be’, manca ancora un bel po’ al treno, ci abbiamo tempo.”

“Meglio, così non dobbiamo correre alla stazione come tutte le volte…”

“Tu ti capita perché sei un ritardatario cronico…”

“Ohe, guarda che è tutto il giorno che mi trascino dietro la tua zucca di merda!”

“Ohe, ci mancherebbe, sei tu l’uomo!”

“Dài, usciamo, andiamo a sederci un po’ sulle panchine davanti al Palazzo.”

“E da dove si esce?”

“Guarda, passiamo da bar! È la via più breve”.

 

Il baretto di Palazzo Tè. Penombra, pochi sparuti avventori, un tabellone con i gelati. La nebbia azzurrina di una sigaretta. Sembra il bar di una stazione ferroviaria di provincia. Ne approfittiamo per bere un bicchiere d’acqua, un succo di frutta di quelli che mettono più sete di prima. Il barista ci serve distrattamente, senza dire una parola. Ogni tanto si gira verso la piccola televisioncina sistemata alle sue spalle sugli scaffali.

Beviamo, usciamo. Mentre varco la soglia, con una sveltina dell’occhio noto che tutti i presenti stanno fissando il teleschermo, e hanno tutti il labbro inferiore un po’ sporto in avanti.

Sul teleschermo, del fumo. L’audio è basso, impercettibile.

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2 risposte a LUGLIO, AGOSTO, SETT…

  1. Cordless ha detto:

    A volte mi capita di comprare libri attratta da un'illustrazione particolare seguita dalla lettura delle prime due pagine. Se questo fosse un incipit sarei fortemente invogliata a leggere il seguito. Non centra nulla ma ho finito di leggere il Gengji monogatari "al contrario" ed è stata una bellissima lettura, ho conosciuto Kaoru e Niou adulti per poi ritrovarli piccini a fare i primi passi a palazzo coi loro mantelli di gala. Lo dico qui perché se inizio a parlare di paraventi di gala, mantelli e principi splendenti nella vita reale stavolta mi rinchiudono davvero…

  2. razgul ha detto:

    Ahahah (-: Invece a me sembra che parlare di paraventi, mantelli e principi splendenti sia una di quelle attività nobili che distinguono le persone dagli zombie… Il Genji Monogatari è – non riesco  trovare un termine adatto, perciò diro che Murasaki per me è IL più grande romanziere della storia.(Accolgo il tuo complimento come una suggestione, chissà mai che non riesca a tirar fuori qualcosa di narrativamente più strutturato, da questo non-incipit!)

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