LUGLIO, AGOSTO, SETT…

LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE (NERO)

III. Settembre 2001 – Mantova, Milano

  

1.

Non c’è scampo. Settembre è il mese più immangiabile. Ricordi quand’eri studente la fine dell’estate, il ritorno alla merda purissima dei banchi di scuola, all’alito guasto della professoressa ciellina di matematica?

E poi t’inganna, come stamane, con abbaglianti mattinate di sole, di quelle con cieli così turchesi e brezze così fresche e pulite che avresti creduto potessero esistere solo nei ricordi sfalsati dell’infanzia più remota, in certe memorie dolcemente apocrife dell’asilo.

A Rogoredo siamo arrivati in anticipo mostruoso – Antonio ha insistito perché uscissimo presto – e nell’ora più strana del giorno. Appena dopo l’ondata dei pendolari, prima dei john doe, dei vecchi e delle bigiate. Tutto è deserto e spogliato. Ci sediamo su una panchina di fronte ai binari, in attesa.

Quand’è così, bisogna saper ammazzare il tempo. Difficile, a un’ora soltanto dal risveglio e con il fastidioso sospetto che presto ti verrà irresistibilmente voglia di cagare. Mi metto a fumare. In bocca, un vero letamaio. Sapore di sigaretta russa, caffè, biscotti primo prezzo, dentifricio e succhi gastrici. Gli aggiungo una liquirizia e vado a comprare il giornale.

Dalle pagine del giornale, Ahmad Shah Massud sorride e strizza gli occhi forse per l’ultima volta. Mostro la foto a Maria e Antonio. “Pare che sia in fin di vita”. “Dicono che fosse una brava persona, diversa dagli altri signori della guerra…”. “Aveva una faccia incredibile…”.

Sono giorni pazzeschi, da grumo di sale in gola. Stropiccio il giornale, cerco notizie su Genova, sugli strascichi del controvertice. Non riesco a liberarmene, torno continuamente indietro col pensiero o mi perdo in fantasticherie penose, in cui siamo noi a prendere a calci sulle costole gli sbirri. Cerco compensazioni profetizzando piccole esplosioni, piccole rivolte, piccole guerre civili locali. Dico: “Vedrete che autunno caldo, sarà. Si tornerà in piazza, lo scontro si farà sempre più duro, la morte di Carlo segna un punto di non ritorno…”. Maria non ne può più dei miei sproloqui. Dice che da luglio prova un’angoscia indescrivibile, che certe cose le sa bene anche lei, senza bisogno che io faccia l’apocalittico psichicamente disintegrato. Da Antonio, che sta sfogliando distrattamente il giornale, cerco di non farmi sentire, ché ho paura del suo giudizio. Che possa pensare tra sé, giustamente, Smettila di sparare stronzate.

 

Scampanellano l’arrivo del treno. Stiamo in piedi lungo il binario deserto, nella brezza e nel vuoto. Da un cantiere aperto dietro la recinzione si alzano nuvole di polvere. Tutto sembra come in un racconto di Andrej Platonov, luce bianca e la superficie del mondo spazzata da pigri venti autunnali.

 

2.

Ogni volta a Mantova mi sento come un bambino piccolo, che venga portato per la prima volta al museo dei dinosauri. Antonio mi guida per vie e portici. Dice “Qui a mio zio piaceva passeggiare” o “Qui all’angolo una volta da ragazzo ho scatarrato per errore sulla scarpina di una ragazza che mi piaceva…”. Maria mi indica il palazzo ducale. “Tu non hai mai visto la camera degli sposi del Mantegna… è incredibile…”. “Cosa? La camera?” “No. Che tu non l’abbia ancora mai vista!”.

Ci sono alcune bancarelle, vendono frutta e verdura. Maria vuol comperare una zucca enorme, arancione. “Guarda che meraviglia! E poi sai quante cose ci si può cucinare?” “Sì, ma dove cazzo la mettiamo?” “Eh, fatti dare un sacchetto!” “Sì, poi però di sicuro mi tocca portarmela in giro tutto il giorno…” “Certo!”.

 

Ivano ci viene incontro in bicicletta. Fuma e stringe tra le mani una cartelletta di pelle nera, su cui fa bella mostra uno stemmino rosso e dorato. Falce e martello. “Prima mangiamo, poi la mostra?”. Ci guardiamo in faccia. L’aria fresca e il sole mettono appetito. Votiamo per il ristorante.

 

Il luccio, dice il cuoco nel porgermi il piatto, l’ho pescato io personalmente. Ivano gli risponde scherzosamente di non raccontare palle, che il pesce lo compra surgelato, la pasta con i finferli era pessima e il vino scadente. Il cuoco ride, si diverte un mondo. Lui e Ivano si conoscono da anni. In realtà tutto è talmente buono che a volte resto interi minuti a bocca piena, senza deglutire, solo per il piacere di sentire la polpa sfaldarsi sulla lingua.

Il pranzo si allunga. Compaiono i formaggi, in successione studiata. Il più dolce, quello un po’ più robusto, quello che dà la merda a tutti gli altri. Ovazione entusiasta da parte mia. Mostarda fatta in casa alla mantovana, marmellata di cachi. Sauternes. I cadaveri delle bottiglie bevute cominciano ad accumularsi sulla tovaglia. Tra i miei piedi, sotto la sedia, il sacchetto bianco con l’enorme zucca arancione.

 

Ivano tira fuori un foglietto dal taschino. È una poesia che ha scritto dopo gli scontri di Genova. Ci passiamo il foglietto facendo lo slalom con la mano tra i bicchieri. “Vi sembra che vada bén? Si capisce o no ’sta cosa, che ci possono star dentro anche quelli come me, i vecchi?”. Rispondo che sì, che ci possono, che ci devono star dentro tutti a pari diritto, che non è una cosa per soli liceali e ventenni iscritti al second’anno di filosofia, che quella versione ideologicamente fasulla la scorreggiano i giornali, va’ che merdate che mettono sulla repubblica – il disegnino col ragazzo in divisa da rivoltoso e la legenda degli accessori… ma son tutte balle, è che gli fa comodo ridurre tutto, minimizzare, dire ‘Ma sì, signori, è solo l’ennesima tempesta ormonale generazionale. Sono giovani, gli passerà’. Figli di puttana!

Tutti annuiscono, nessuno commenta. Probabilmente ho appena detto un’altra delle mie stronzate. D’altra parte sono felicemente sbronzo e non me ne frega un beato cazzo. Arrovescio la testa e scalcio la zucca, sorridendo come un pirla a Maria.

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2 risposte a LUGLIO, AGOSTO, SETT…

  1. alderano ha detto:

    ciao raz. (ma qual’è il tuo ‘vero’ nome, mi chiedo…) evito di commentare su mantova, ho dei fondati pregiudiziali motivi sulla città… ieri sono stato a vedere per la seconda volta lo spettacolo di ovadia su l’armata a cavallo. l’hai visto? che ne pensa un russofilo come te? in settimana prossima forse capito nel milanese, se ci sei ci si potrebbe vedere per una bevuta, non riesco a sostenere troppo a lungo le conoscenze virtuali…

  2. anonimo ha detto:

    grande rispetto per tutti quelli che facevano il 2°anno di filosofia nel settembre 2001…
    paperoga81

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