LUGLIO, AGOSTO, SETT…

LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE (NERO) # 2
II. Agosto 2001 – San Pietroburgo

8.

Maria si riposa, imbottita di Fitolizin. Gli altri fuggono in biblioteca o a caccia di cd. Tocca a me restare in cucina a intrattenermi con Ljuba.

 

Anche Ljuba, a modo suo, è un piccolo compendio concentrato di storia russa. Ha fatto gli anni Settanta-Ottanta – il che, nell’accezione sovietica, significa anticonformismo, bohème  e cultura underground, il tutto vissuto con la medesima intensità con cui da noi si visse la stagione dei movimenti extra-parlamentari – a Leningrado, vale a dire la capitale ufficiosa della scena alternativa. Ha studiato Belle Arti, si è diplomata con una tesi sulla pittura di Simone Martini (d’altronde la Russia è forse il solo posto al mondo in cui può succedere ancora che, quando dici che sei italiano, non ti rispondano automaticamente “Milan, mafia, spaghetti, Ramazzotti, Berlusconi” ma piuttosto “Ah, Leonardo, Mikelandželo, Bottičelli, Piero della Frančeska!”), ha frequantato l’ambiente dei musicisti rock (quelli clandestini, naturalmente, cioè gli unici veri e degni di rispetto) e infine, con l’avvento del libero mercato e la fine della censura culturale, si è un po’ imborghesita.

 

Fumo molto e trangugio litri di tè, per l’agitazione di dover sostenere in lingua straniera tutta quella conversazione fiume. Ljuba parla senza interruzione, divaga, si racconta con naturalezza, come se io fossi un buon amico e non uno straniero sconosciuto. L’estraneità e la separatezza che sempre percepisco nei confrornti dei russi si assottigliano miracolosamente.

 

Mi racconta la storia del suo cognome, della sua famiglia. Suo nonno, dice, si chiamava Prejs (Preiss), era tedesco. Agli inizi del secolo si era trasferito in Russia per lavoro. Una volta lì si era sposato con una del posto, aveva messo su radici e famiglia. Negli anni Trenta, a un tratto, divenne sommamente pericoloso avere un cognome tedesco. Il poveruomo fu arrestato e accusato di attività antisovietiche. L’accusa poggiava essenzialmente sul suo scomodo cognome, ma tanto bastò perché venisse giustiziato.

“Che storia orribile, che carico di dolore si porta dietro la Russia”, dico io.

“Be’, sai, – risponde Ljuba con lo stesso tono con cui noialtri si commenterebbe il rincaro delle zucchine – “praticamente ogni famiglia qui ha nel suo curriculum qualche esecuzione e qualche GULag. È normale”.

 

Mi racconta dei suoi amici, di tutti gli ex semidesjatniki che fecero il glorioso underground leningradese. Adesso, dice, sono tutti diventati ortodossi devoti. Prendi il mio amico pittore Benuà – sì, il pronipote dell’altro famoso pittore Benuà – il tuo sosia perfetto: una volta era un allegrone, un pazzerellone. Adesso se ne va tutto serio con una gran barba da arciprete e le icone addosso…

Però in chiesa ci va anche lei, e non manca di farmi notare quanto la liturgia ortodossa sia più bella e sfarzosa di quella cattolica. “Prima di tutto da noi la messa dura minimo due ore, poi bisogna averci il fisico, ché ci si deve continuamente alzare e inginocchiare e inchinarsi… Si esce provati, è proprio bellissima!”.

 

“Questa primavera sono stata nel Caucaso. I posti sono bellissimi ma la gente è diversa da noi. In molti casi sono brava gente, molto ospitale. Si mangia bene, i vini georgiani sono buonissimi. Altre volte, invece, ti scontri con la barbarie. Prendi la Cecenia, per esempio. Lì ovunque c’è il crimine. È triste dirlo, ma i Ceceni sono un popolo violento.”

Cosa posso risponderle? Che una guerra da mezzo milione di morti in un’area grande quanto la Lombardia non si può liquidare con considerazioni superficiali e pregiudizi razzisti? La guardo e mi sembra che lei non si sia resa conto del mio imbarazzo e del mio disappunto. Mi accendo una sigaretta, faccio finta di niente e mi affretto a cambiare discorso.

 

9.

Eh Rus’, Rus’ maledetta! Quanta merda hai in testa, quanta balordaggine? E continui ad andare, e da che parte non sai, non riesci a capire… E mica ti sei ancora davvero levata dal suolo, ché questo tuo rotolare di schiena su ogni sasso appuntito è tutto fuorché un volo… E niente trojka irraggiungibile, ma una Lada scarburata che si ferma a ogni angolo di via, e niente tintinnare di sonagli, ma scorregge di clacson nei vapori di monossido. Merda, Russia, trojka-lada, lurida, porca Russia scassata, amata, fottuta! Brutta schifosa, mafiosa, assassina, cretina, ignorante! Che ti lavi il culo con i tuoi poeti, che li hai massacrati, li hai schiacciati o gli hai messo una pistola in mano per spararsi alla tempia! Russia stronza, empia! Dimmi com’è che non riesco a mollarti?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

9 risposte a LUGLIO, AGOSTO, SETT…

  1. dakko ha detto:

    sei contagioso, mi hai fatto ritirare giù dagli scaffali Majakovskij & co

  2. razgul ha detto:

    Arrossisco…

  3. alderano ha detto:

    …splendida la tua apostrofe finale…

  4. razgul ha detto:

    …Grazie. E’ un modesto tentativo di rispondere al Gogol’ dell’ultima pagina delle “Anime morte”.

  5. amarantide ha detto:

    RASSTREL GORNOGO EHA
    V tiši perevala, gde skaly vetram ne pomeha,
    Na kruchah takih, na kakie nikto ne pronik,
    Zhilo-pozhivalo veseloe gornoe,
    gornoe eho,
    Ono otzyvalos’ na krik – chelovecheskij krik.

    Kogda odinochestvo komom podkatit pod gorlo
    I sdavlennyj ston ele slyšno v obryv upadet, –
    Krik etot o pomošchi eho podhvatit,
    podhvatit provorno,
    Usilit i berezhno v ruki svoih doneset.

    Dolzhno byt’, ne ljudi, napivšis’ durmana i zel’ja,
    Chtob ne byl uslyšan nikem gromkij topot i hrap, –
    Prišli umertvit’, obezzvuchit’ zhivoe,
    zhivoe ušchel’e.
    I eho svjazali, i v rot emu vsunuli kljap.

    Vsju noch’ prodolzhalas’ krovavaja zlaja poteha.
    I eho toptali, no zvuka nikto ne slyhal.
    K utru rasstreljali pritihšee gornoe,
    gornoe eho –
    I bryznuli kamni – kak slezy – iz ranennyh skal…

    1974

  6. amarantide ha detto:

    * = a. purtroppo non ho fatto in tempo ad imparare il russo durante le tre settimane che ho passato a leningrad nel mite dicembre di quattro anni fa… della tua frase ho capito solo “spasibo”. in effetti volodja non è molto conosciuto qui in italia, in francia un po’ di più. ti leggerò più tardi, quando mi sarò svegliata del tutto. dashvidanjie

  7. dakko ha detto:

    … e voglio sperare che tu abbia declamato a maria almeno una volta La nuvola in calzoni, possibilmente da sotto la finestra

  8. anonimo ha detto:

    dirò un ‘ovvietà memoria di cultura italiana a san pietroburgo ce n’è tanta , basta solo dare uno sguardo all’ architettura , mi stò appassionando molto ai tuoi racconti pietroburghesi ( pippilotte )

  9. anonimo ha detto:

    Mi mandi un cassone della tua premiata pomata polacca contro i calcoli? Mi sono svegliata con il mal di gola.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...