LUGLIO, AGOSTO, SETT…

LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE (NERO) # 2
II. Agosto 2001 – San Pietroburgo

6.

Abbiamo a che fare con l’inattesa irruzione della padrona di casa. Ljuba farà tappa in città qualche giorno prima di ripartire per chissà quale dacia sperduta nel glush’. Mentre Mesjac si avvia imprecando a comprare in fretta e furia un bollitore nuovo, noialtri corriamo a sbarazzarci del cadavere semiliquefatto di quello vecchio. Ah, i delitti incastigati negli appartamenti di Pietroburgo! Sono sicuro che in un altro frangente, Mesjac sarebbe felice del paragone con Raskol’nikov.

 

Ljuba è una biondina minuta e vivace. Ha quarantacinque anni, ma con i jeans attillati e le scarpe da ginnastica all’ultima moda ne dimostra quindici di meno. Dice: “Fate come se non ci fossi”, quindi si siede in cucina e dà inizio a un’estenuante maratona di chiacchiere a ruota libera, accompagnata da una colossale bevuta di tè.

Ricapitolando, siamo seduti in una cucina di Pietroburgo bevendo tè, fumando copiosamente e discutendo: più o meno il carnevalesco paradiso del “sovetskij andegraund” sognato da ogni russista novecentista. Manca solo la vodka, ma non c’è problema: un bottiglione di Stoličnaja aspetta il suo turno nel ghiaccio (abbondante) del freezer.

 

 

Quanto alla vodka, poi, bisogna dire che nel caso dei russisti stranieri come noi, essa produce un caratteristico fenomeno socio-psicologico. Innanzitutto, è risaputo che la vodka in Russia si beve liscia in normalissimi bicchieri da pasto. Lo sciroppone dolciastro e appiccicoso al sapore di arbre magique al melone che da noi viene spacciato per vodka (e servito in quei cazzo di bicchierini lunghi e stretti che in Russia manco sanno che esistono o al limite vengono usati per la raccolta delle urine del gatto di casa) NON è vodka, ma una bufala e un’invenzione dell’Occidente capitalista corrotto e decadente. Infatti la vera vodka alla frutta, in Russia, non c’entra un cazzo: prendiamo per esempio la bottiglia di vodka al limone autenticamente sovietica (sull’etichetta: “Sdelano v SSSR) che si procurò una volta mia zia in un impeto di bolscevismo furioso (era l’epoca della Bolognina e del cambio di nome del Pci): certo recava la dicitura “al limone” e certo aveva un colore giallognolo. Ma al primo sorso ecco che il palato vi svelava l’arcano e la differenza: il colore era dovuto alla presenza di qualche colorante probabilmente tossico e il “limone” dell’etichetta si riferiva solo e unicamente al suddetto colore. In altre parole la dicitura era da interpretarsi così: “vodka al colore del limone”.

 

Ma torniamo ai russisti stranieri, vergognosa categoria di sradicati senza patria a cui Mesjac, Sedicinove e io ci pregiamo di appartenere. Noialtri russisti siamo inesorabilmente spinti dalla nostra tensione (inevitabilmente inappagabile) verso la russificazione di sé (cioè la trasformazione in veri, autentici russi) ad amare la vodka autenticamente russa anche nel caso in cui la sua ingestione ci procuri devastanti conati di vomito. Perché, detto per inciso, la vodka non si beve per il sapore, ma per lo spirito. Ecco dunque cosa accade al russista straniero in presenza del mistico liquore: egli afferra il bicchiere, che gli sarà stato nel frattempo abbondantemente riempito dall’ospite russo, e con aria estatica ingollerà d’un fiato tutto il contenuto. La vodka infatti si butta giù tutta, mica si sorseggia come fanno quei coglioni degli americani che cincischiano il bicchiere col whisky on the rocks per mezz’ora mentre concludono importanti affari connessi allo sfruttamento di qualche migliaio di bambini da parte delle multinazionali.

A quel punto l’aria estatica si trasformerà in un’orribile smorfia di dolore (dato l’urto mostruoso proveniente dalla bocca dello stomaco), ma solo per un attimo. Passata la crisi, l’ospite russo porgerà un secondo bicchiere traboccante, definendolo “bicchierino” (“Davaj, eščë stakančik!”). La scena si ripeterà quasi identica, a parte l’accentuarsi delle smorfie e delle estasi. Così per i primi tre o quattro bicchieri: dal quinto, il russista straniero non avrà più nemmeno coscienza del significato del termine “sofferenza”, e trascorrerà il tempo seguente nella beata ignoranza di quanto la propria bocca, in perfetta autonomia, va dicendo a proposito dei più svariati argomenti (dall’esistenza di Dio a come si pronuncia “mucca” dalle parti di Nižnij Novgorod).

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6 risposte a LUGLIO, AGOSTO, SETT…

  1. alderano ha detto:

    essendo qui a dirti di osterie – pur mancando la possibilità della russificazione – non mi pare di andare fuori tema… dunque, quando ti va di scendere in apuania loca, tu non esitare a (anzi ti impongo di) chiamarmi… è un piacere condurre nuovi volti alla novena delle rustiche osterie, anche se, a dir la verità, vanno man mano scomparendo… pure ancora, tuttavia, ‘non son l’uno per cento, ma credetemi esistono’:-)) e mi raccomando, porta i tuoi compagni/e di vodke ‘leningradesi’… Davaj, eščë stakančik!

  2. sedicinove ha detto:

    – prima uno sbuffo violento (non l’ho mai capito)- butta giu’ in un colpo- un secondo in cui entri in contatto diretto con boris, gleb, cirillo e metodio in un colpo solo- boccone di cetriolo (o shprot o limone)sigh, che nostalgia

  3. anonimo ha detto:

    E naturalmente Bosis, Gleb, Cirillo e Metodio sono misticamente ciucchi.

  4. anonimo ha detto:

    L’ho scoperto oggi catalogando un libro.
    So che non c’entra nulla con la vodka ma sempre di alcool si parla. Il presidente della Carpenè Malvolti si chiama ETILE!

  5. anonimo ha detto:

    BORIS E GLEB, naturalmente. Però una volta ho visto Bosisio ubriaco, a Crema e ciò mi ha sconvolta.

  6. sedicinove ha detto:

    dehihihohoooo

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