LUGLIO, AGOSTO, SETT…

LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE (NERO) # 2
II. Agosto 2001 – San Pietroburgo

5.

L’isola Elagin è un unico grande parco alberato. Ci sono due cessi pubblici: uno all’estremità nord, dirimpetto a Staraja Derevnja, è inagibile. L’altro, a sud verso Kamennyj Ostrov, è chiuso. Maria si tiene disperatamente le mani sulla vescica.

 

Ma più di tutto, penso mentre sosto sul ponticello cercando di aprire con i denti un seme di girasole, in questo momento vorrei essere un Sergej Ivanyč qualunque, stazzonato e senza pensieri, che se ne sta semplicemente appoggiato al parapetto sputando gusci e guardando il transito delle nuvole.

Poi mi riprende l’onda stordente della rabbia: “Ma cosa? A casa, bisogna tornare, e scendere in piazza e agire, lottare…”.

Maria dice che sono come un traumatizzato che rivive ossessivamente lo shock e non riesce a uscire dal vortice.

“Mi stai dando dell’ossesso? Sì, be’, dì quello che vuoi. Intanto tu ti stai facendo la pipì addosso!”.

 

Il vecchio: “Tualet? Ah, na remont… a tam v lesù vozmozhno…” (I bagni? Eh, li devono riparare… però lì nel bosco si può…”).

Maria: “Che ha detto?”.

“ha detto che bisogna farla nel bosco…”.

“Nooo, io nel bosco non ce la faccio! E se mi vedono?”.

Il vecchio: “Da, v lesù… Eto kul’turno” (Sì, nel bosco… è “kul’turno”).

“Cos’ha detto? Che pisciare nel bosco è cultura?!”.

 

Maria è riuscita a portare la pipì a casa.

Le spiego: “In realtà in russo ‘kul’turno’ vuol dire più o meno ‘conforme alle norme di buona condotta sociale’…”.

“Cioè mi stai dicendo che pisciare in giro è conforme alle norme di buona condotta sociale?”.

“Esatto”.

“Da quando?”

“Dall’ottobre del 1917. Sai quando i bolscevichi hanno assaltato il Palazzo d’Inverno? Ecco, quella sera Trockij era rimasto tutto il tempo in mezzo ai suoi uomini per organizzare l’assalto. Le cose andavano per le lunghe e gli mè venuta voglia di pisciare. Proprio mentre si stava mettendo dietro un angolino appartato e aveva già in mano la cerniera dei calzoni arriva un cosacco e grida “Partenza!”. Ma Trockij non si lascia ingannare, sa che ai cosacchi piace fare i pirla, e già sta frugando nei mutandoni di lana in cerca del cannello, quando da lontano si sentono tuonare i cannoni dell’incrociatore Aurora: è il segnale pattuito. A quel punto, seppur a malincuore, Trockij tira su la cerniera, si sistema la camicia che gli era scivolata fuori dai calzoni (ma gliene resta fuori un pezzo) e al grido di “Avanti alla cazzo!” dà inizio alla carica.

Ecco che i bolscevichi sfondano il portone, salgono di corsa le scale (Trockij davanti a tutti, con la vescica dolorante e un lembo della camicia che gli penzola sul culo) e penetrano nel salone in cui si erano asserragliati i membri del governo Kerenskij.

A questo punto bisogna prenderli e portarli via, e allora cominciano le solite menate, “Siete in arresto” “Perché?” “Perché sì” “Non è valido” “Dài, su, per piacere” “Ma no, scusi, mi dia almeno un buon motivo” “E si alzi da quella poltrona” “Mi lasci almeno andare a recuperare il cappotto” “Perché, dove l’ha lasciato?” “Eh, al pianterreno”…

Passa almeno un’ora e Trockij non ha ancora pisciato. A un certo punto sente che si sta avvicinando il momento cruciale: o la fa subito o gli esplode la vescica come successe a Tycho Brahe. Allora si volta verso l’ex ministro dei rapporti con la Duma e gli chiede dov’è il cesso. L’ex ministro gli indica una porticina dall’altra parte del salone. Trockij si affretta, agguanta la maniglia e – cazzo! È occupato! “Puttana la miseria, possibile che quando ci ho bisogno… Chi è dentro si sbrighi!”

“E Diobono, non si può neanche cagare in pace?!”. È la voce di Kerenskij! L’ex primo ministro in persona si è chiuso nel cesso! Trockij gli urla “Vieni fuori, che c’è stata la rivoluzione e ti dobbiamo arrestare!” e Kerenskij di rimando: “Sì, sì, fate quello che volete, ma io di qui non esco!”. Ah, farabutto! Pensa Trockij. Prova a sfondare la porta, ma è tutto inutile. Perciò si volta e, apertasi la patta con gesto perentorio, piscia seduta stante sul tappeto.

A questo punto Stalin, che era lì di fianco ma non aveva fatto praticamente un cazzo per tutto il tempo, lo guarda e dice “Ma Lev Davydovič, cosa fate? Non sta mica bene: adesso sul corriere scriveranno che siamo un branco di noglobal facinorosi e maleducati!”. “Ah, sì? E chissenefrega! – risponde Trockij aggiustandosi il pacco – tanto adesso chi comanda siamo noi! Anzi: da questo momento per decreto del Soviet di Pietrogrado pisciare fuori dai cessi è da considerarsi un gesto perfettamente costumato e civile! (sovershenno kul’turno)”.

E si racconta che allora il giovane Stalin, sogghignando e arricciandosi i baffi, abbia mormorato: “Kul’turno, eh? Non male. Me ne ricorderò”. E poi, a voce un po’ più alta: “Lev Davydovič, cosa stavate dicendo? ‘Chi comanda siamo noi’? Ma ‘noi’ nel senso del proletariato o nel senso di ‘voi e me – e Volodja, naturalmente’?…”

Ma questa è tutta un’altra storia”.

(…)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

2 risposte a LUGLIO, AGOSTO, SETT…

  1. anonimo ha detto:

    tutta la mia solidarietà a maria

  2. razgul ha detto:

    Eheheh…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...