LUGLIO, AGOSTO, SETT…

LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE (NERO) # 2
II. Agosto 2001 – San Pietroburgo)

 

3.

Costeggiamo il canale Griboedov finalmente baciati da un raggio di sole. Maria chiede con voce cinguettante a Sedicinove: “Vuoi vedere la mia paperina?”. Nell’istante di silenzio che segue a Sedicinove la mandibola spiove sul pomo d’adamo e io penso già alle pratiche di divorzio. Sedicinove: “Eeeeh???” Maria: “Ma sì, la mia paperina! Eccola! Ti piace?”. E prontamente estrae un accendino. Effettivamente porta stampigliato il disegno di una paperina.

Sedicinove è preda di un attacco di riso isterico.

L’affaire resterà indelebilmente stampigliato nelle nostre memorie come la paperina sull’accendino.

Maria: “Stupidi!”.

 

4.

Io e Maria visitiamo la casa museo di Anna Achmatova. Il posto è dalle parti del Litejnyj Prospekt, nascosto in fondo a un cortile verdeggiante, pieno di alberi, gatti e panchine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Entriamo, c’infiliamo le babbucce d’ordinanza sulle scarpe e cominciamo a sciare di stanza in stanza. Dalle finestre fa capolino un bel pomeriggio soleggiato, di quelli che vorresti non finissero mai se non in un lungo imbrunire dorato tra sigarette, chiacchiere e gambe accavallate che ondeggiano.

 

Di fronte a una foto della poetessa in tarda età, vengo finalmente catturato dalla custode. Mi puntava fin dal momento in cui sono entrato. Maria si dilegua velocemente, con la scusa che non capisce il russo. La vecchia baffuta mi chiude in un angolo, si sporge verso di me con aria inquisitoriale e comincia a interrogarmi.

“Vy inostranec (siete straniero)?”

“Ehm… da…”

“Otkuda (da dove venite)?”

“Ehr… iz Italii…”

“Ah! Ital’janec!”

“… da.”

“A počemu vy zdes’ v etom dome (E perché siete qui in questa casa)?”

“Po-potomu čto ja lju-ljublju stichotvorenija Achmatovoj (Pe-perché mi pi-piace la poesia della Achmatova)…”

“Ah, vy ljubite… ah.”

Poi, aspramente: “Skažite: vy znaete Puškina? (Dite: conoscete Puškin?)”

“Nu, konečno znaju… (be’, certo che lo conosco)”

“Potomu čto Puškin – veličajšij russkij poet! Vy čitaete Puškina? (Perché Puškin è il più grande poeta russo! Voi lo leggete, Puškin?)”

“Da, ja očen’ ljublju ego stichi (Sì, mi piacciono molto le sue poesie)…”

Alla vecchia spunta un sorriso, ma si riprende in fretta: “A on tože velikij pisatel’… proza… ponimaete? (Ma è anche un grande scrittore… prosa… capite?)”

“Da, ponimaju, proza… konečno… Puškin… eto Puškin! (Sì, sì, capisco, prosa… sono d’accordo… Puškin… è Puškin!)”

E infine, grazie a un’asserzione totalmente cretina come questa, la vecchia si scioglie come zucchero. Mi stringe il braccio con affetto, felice che uno straniero dichiari di amare alla follia Puškin e riconosca la sua somma grandezza, e mi trascina a vedere le stanze che ho appena visitato, borbottando l’incomprensibile storia di Anna Achmatova nei due mesi e mezzo in cui visse in quell’appartamento (pare che la Achmatova abbia vissuto in quattrocento posti diversi).

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20 risposte a LUGLIO, AGOSTO, SETT…

  1. sedicinove ha detto:

    “…. ma tu tiene ancora casa a napule?” :)

  2. razgul ha detto:

    Eheheh, te la ricordi, eh?

  3. dakko ha detto:

    domande: 1) fatemi capire: ci sono solo napoletani su splinder o sono io che per i disegni misteriosi del caso mi ritrovo a leggere solo voi che vi salutate, vi raccontate e vi fate i complimenti tra di voi? 2) ma voi di napoli o giù di lì li vedete un posto al sole e la squadra? 3) io, nel mio piccolo, ho abitato in una ventina di posti diversi: qualche speranza di entrare in qualche classifica?

  4. anonimo ha detto:

    Segnali dell’assoluta superiorità culturale dei paesi che hanno conosciuto il socialismo reale:
    1) Le marshrutki (per i profani sono dei mini autobus-maxi taxi collettivi);
    2) I baracchini con vari generi alimentari e vari generatori di sbronza, aperti 24 ore su 24, che sorgono accanto alle fermate del metrò, degli autobus e dei tram;
    3) Le vecchiette che custodiscono le sale dei musei e s’intrattengono con i visitatori facendo commenti che definirei metafisici da quanto sono a sproposito.

    Quest’anno, nello splendido museo del cosmo della Petropavloskaja Krepost’ ho assistito al complesso monologo della bigliettaia ultrasettantenne con una turista giapponese che non capiva una parola di russo, finalizzato a spiegarle gli orari e le modalità della visita, ripetuto almeno cinque volte.

    E razgul non è napoletano.

  5. razgul ha detto:

    Cara Dakko, come diceva Gabi io purtroppo non sono napoletano, bensì – per la precisione – un triste 50% di lombardia, un triste 50% di veneto e un meraviglioso (ancorché apocrifo) 73% di Russia. La squadra e il posto al sole non li vedo perché sono orgogliosamente fiero di NON possedere la televisiùn.

  6. sedicinove ha detto:

    cara dakko, il napoletano 100% del circondario ero io. a casa mia ci sono tre televisori (non ne vado orgoglioso ma visto che sono li’ ogni tanto le uso, non contemporaneamente ovvio) ma non vedo ne la squadra ne un posto al sole.I miei si invece, tutti e due. Quindi per l’istat io vedo il 66% dei suddetti programmi.

  7. razgul ha detto:

    Il tuo bello, Anto, è che mi fai sentire luridamente snob senza bisogno di dirmelo in faccia.

  8. sedicinove ha detto:

    dai su, lo sai benissimo che trattasi di innocuo giochino delle parti: tu fai il talebano e io il tamarro. la verita’, ovvio, e’ altrove.

  9. mesjac ha detto:

    Ja znaju: istina v vine.

  10. anonimo ha detto:

    quel 50% lombardo-50% veneto mi evoca tristi ricordi di sussidiario delle elementari, di risorgimento e prima guerra di indipendenza…. meno male che ci sono le patrie di elezione
    e comunque non litigate, che qui la vera snob sono io che la squadra la vedo (cafasso forever!) — sono vissuta senza tv dai 18 ai 36 anni e mi manca un pezzo di storia d’italia: dite che non mi sono persa niente?

  11. razgul ha detto:

    Cara Dakko, le cose da salvare della tele secondo me: la musica dell’intervallo (che se non mi sbaglio è di Arcangelo Corelli), i cartoni animati (e in questo sono veramente un figlio della “generazione Settantatre”, quella che ha visto la celebre prima puntata di Goldrake…), la musica dell’almanacco del giorno dopo (quella rubrica serale in cui dicevano il santo del giorno venturo, l’orario in cui sarebbe sorto e tramontato il cielo, ecc… un brandello di cultura popolare italiana degli anni ’50-’60 miracolosamente sopravvissuto fino a metà degli ’80…).

  12. razgul ha detto:

    Bella, mesjac… :-))) Battuta degna della Gabi.

  13. mesjac ha detto:

    grazie. mi sento molto onorata.

  14. anonimo ha detto:

    io della Tv pre-78 rimpiango soprattutto il teatro e gli sceneggiati (mi sa che sei un po’ troppo giovane, e che ti sei perso memorabili Fratelli Karamazov e Anna Karenina) — oggi, battute a parte, la cosa migliore è quel pezzetto di iggy pop che fa da colonna sonora allo spot dell’ultima fiat

  15. razgul ha detto:

    Eh, quegli sceneggiati me li citano tutti quelli che li hanno visti. Persi li ho persi, ma la cosa più triste, se vuoi, è vedere com’è caduta infinitamente in basso oggi la televisione. Constatazione banale ma assai veritiera.

  16. dakko ha detto:

    rileggendo il tutto, mi preoccupano alquanto tutti quei “cara dakko” — considerati i toni decisamente più spicci che si usano da queste parti, mi sa un po’ di accondiscendenza, quella che si usa con una vecchia zia un po’ rimbambita (e la cosa drammatica è che avreste proprio ragione, mi avete smascherato, sono una vecchia zia un po’ rimbambita)

  17. razgul ha detto:

    Cara Dakko, la formula che ti fa sospettare da parte mia un’accondiscendenza di solito riservata alle anziane signore è esattamente la stessa che uso per rivolgermi – per iscritto – a tante altre persone più giovani, più vecchie, coetanee o addirittura di età ignota. Quindi non devi pensar male. Oh, cioè, se preferisci “bellalì” non c’è problema! ;-)

  18. dakko ha detto:

    no, no, per carità, passo già tutta la giornata a contatto con slang e gerghi giovanil-giovanilistici…
    (a proposito, ieri in una classe di 29 fanciulle di 17 anni non ce n’era una che sapesse che era lenin!!)

  19. razgul ha detto:

    Oh cazzo! Io penso che se fossi un insegnante passerei il tempo a prendere a testate la cattedra. Comunque, se ti può consolare, al professore con cui mi sono laureato è capitato di trovare, durante un esame di letteratura russa, studenti che non sapevano l’anno della rivoluzione d’Ottobre. Figurati un po’!

  20. anonimo ha detto:

    a questo non ci avevo ancora pensato — magari si impietosiscono… scherzi a parte, la cosa più angosciante di questi ragazzi è la loro mancanza di curiosità, di apertura nei confronti del mondo, la mancanza di antenne; qualunque cosa non gli corrisponda come una seconda pelle gli è del tutto indifferente…

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