Le agende, quand'ero…

Le agende, quand’ero piccolo. Verso Natale o capodanno mio padre me ne portava sempre almeno due o tre, di quelle che regalano le banche e le assicurazioni. Addirittura a volte risalivano a qualche anno prima (sospetto che si trattasse di vere e proprie riesumazioni impreviste, di cadaverini estratti dai più defilati cassetti delle scrivanie con l’arrivo delle agende nuove). Erano brutte, grigie o marroni, con la copertina di fintissima pelle, e la cosa più interessante che potevi trovarci era la tabella con i fusi orari o i nomi dei giorni della settimana scritti in tedesco. Eppure per me era una festa. Cominciavo subito a scarabocchiarle, a riempirle di disegni (volevo diventare un grande vignettista), di pezzi di romanzi (da piccolo di professione facevo lo scrittore), di radici verbali (facevo anche il glottologo dilettante).
Quest’anno niente agende.

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