Ecco il testo integrale del messaggio del subcomandante Marcos, inviato sia registrato che scritto, ai manifestanti di Cancún.

 

Fratelli e sorelle del Messico e del mondo che vi trovate a Cancún in questa mobilitazione contro il neoliberismo, ricevete un saluto degli uomini, donne, bambini e anziani dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale.
E’ per noi un onore che, nel mezzo delle vostre riunioni, accordi e mobilitazioni, abbiate uno spazio per ascoltare la nostra parola.
Il movimento contro la globalizzazione della morte e della distruzione ha oggi a Cancún uno delle sue espressioni più brillanti. A pochi passi da dove si realizza questa mobilitazione, un pugno di servi del denaro concorda i tempi e le forme per continuare con il lucroso crimine della globalizzazione. La differenza tra loro e tutti noi non è nei borsellini degli uni e degli altri. Benché i loro borsellini trabocchino di monete e i nostri di speranze.

 

No, la differenza non sta nel portafogli, ma nel cuore.
Voi e noi abbiamo nel cuore il domani che verrà, ossia da costruire. Essi hanno solo un passato che vogliono eternamente ripetere. Noi abbiamo la vita, loro la morte. Noi lottiamo per l’umanità, loro per il neoliberismo. Noi vogliamo la libertà, loro vogliono renderci schiavi.
Non è la prima volta, né sarà l’ultima, che coloro che si pensano padroni del pianeta devono nascondersi dietro i loro alti muri e le loro patetiche forze di sicurezza per tracciare i loro piani. Come in una guerra, l’alto comando di questo Esercito Transnazionale che si propone di conquistare il mondo nell’unico modo in cui è possibile conquistarlo, ossia distruggendolo, si riunisce al riparo di un sistema di sicurezza grande quanto la sua paura. Perché prima i potenti si riunivano sì alle spalle del mondo per macchinare le loro future guerre e futuri saccheggi, però oggi devono farlo non solo di fronte a tutti, ma ora contro migliaia a Cancún e milioni in tutta la Terra.

 

Perché di questo si tratta. Di una guerra. Di una guerra contro l’umanità. La globalizzazione di coloro che stanno in alto non è che una macchina mondiale che divora sangue e defeca dollari. E nella complicata bilancia che traduce morti in denaro, c’è un gruppo di esseri umani che viene quotato a un prezzo molto basso, nella carneficina globale. Siamo noi, gli indigeni, i giovani, le donne, i bambini, gli anziani, gli omosessuali, le lesbiche, i migranti, i diversi. Vale a dire, l’immensa maggioranza dell’umanità.
La Guerra Mondiale del potente vuole trasformare il pianeta Terra in un club esclusivo di cui egli si riserva il diritto di concedere l’ammissione. La zona lussuosa ed esclusiva nella quale si riuniscono ora rappresenta un progetto di globo terracqueo: un complesso di hotel, ristoranti e zone di svago di lusso, protetto da soldati e poliziotti.

 

Per il potente tutti noi abbiamo l’opzione di stare dentro questa zona esclusiva, ma solo come camerieri, o restare fuori del mondo, ossia della vita.
Però non abbiamo ragione per obbedire e scegliere tra vivere come servi o morire. Poter costruire un nuovo cammino. Uno dove vivere sia vivere con dignità. Uno dove vivere sia vivere con libertà.
Costruire questa alternativa è possibile ed è necessario. Questa alternativa è necessaria perché da essa dipende il futuro dell’umanità. Questo futuro è in gioco in tutti gli angoli di ciascuno dei cinque continenti. E questa alternativa è possibile perché c’è in tutto il mondo chi sa bene che “libertà” è una parola che, o si declina al plurale, o non può essere che una povera parola oppressa dal cinismo.

 

Fratelli e sorelle: nel mondo intero esiste una lotta tra due progetti di globalizzazione. Quello dall’alto, che globalizza il conformismo, il cinismo, la stupidità, la guerra, la distruzione, la morte, l’oblio. E quello dal basso che globalizza la ribellione, la speranza, la creatività, l’intelligenza, l’immaginazione, la vita, la memori, la costruzione di un mondo che contenga tutti i mondi. Un mondo con democrazia, libertà, giustizia.

 

Dalle montagne del sud est messicano, per il Comitato clandestino rivoluzionario indigeno – Comando generale dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale

 

Subcomandante insurgente Marcos

Messico, continente americano, Pianeta Terra

Settembre del 2003

 

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Una risposta a

  1. anonimo ha detto:

    bratja i sestry…

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