Sono gli anarchici

Questa non è una recensione, ma un consiglio vivissimo.
Stanotte mentre mi assopivo mi sono interrogato: qual è il più bel concerto che abbia mai visto? Quei cari vecchi dinosauri dei Pink Floyd nell’ormai remoto 1989 (dio se ero piccolo!)? L’amatissimo Bob Dylan? I Radiohead?
Chissà, forse fino a ieri avrei detto i Radiohead (ascoltare “Paranoid Android” dal vivo è stato un vero orgasmo). Da ieri forse sono in dubbio. Sono reduce dal concerto (gratuito, per di più) di quel grandissimo gruppo che sono Les Anarchistes. Vengono da Carrara, li conoscono in pochi (anche se l’anno passato hanno vinto il premio Ciampi) e sono grandiosi. Due voci della madonna, musicisti della madonna, arrangiamenti altrettanto della madonna… Dal vivo spaccano di brutto, ti arrivano addosso con una compattezza e un’energia davvero rare. La loro versione di “Bella ciao”, per fare un esempio, è talmente straordinaria che, se in precedenza la corrispettiva di quei patetici coglioni dei Modena City Ramblers mi mi procurava una fluente diarrea (e in più ero costretto a beccarmela almeno 10-11 volte a corteo), adesso è addirittura scomparsa dalla mia coscienza.
Ora direte: “bella ciao”? Ah, ma allora è il solito combat folk! E invece no: non c’entrano proprio un cazzo. Cosa fanno i nostri Anarchisti (sì, perché sono anarchici per davvero)? Prendono un manciata canzoni del grande Léo Ferré, e poi canti anarchci, popolari, di lotta, e li riarrangiano in maniera strepitosa, conservandone in pieno lo spirito originario e al tempo stesso ricreandoli ex novo: ne viene fuori un magma sonoro veramente originale ed emozionante, che spazia da folk (senza altri additivi) al free jazz, passando per la psichedelia.<br>Il loro primo disco – “Figli di origine oscura” – è uscito di recente. Forse nei megastore della musica non lo si trova, ma se vi siete rotti del solito gruppo italiano (ma anche non) che fa della sociologia retorica da quattro soldi con melodie da trombetta in culo, fidatevi, cercatelo. Costa solo 12 euro e garantisce godimento ideologico ed estetico in pari misura.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

5 risposte a

  1. sedicinove ha detto:

    piu’ dei radiohead e pink floyd (vabbe piu’ di questi ultimi non ci vuole molto… ;-) )?!?! caspita! ovviamente se non passano su mtv non li ho mai sentiti… pero’ il nome non mi convince… un po’ banalotto… e come fondare un gruppo e chiamarlo “i moderati” o “i riformisti”…

  2. razgul ha detto:

    Sei tornato, neh? Così posso smettere di invidiarti! “Les anarchistes” a me pare un nome molto bello. E’ il titolo di una famosa canzone di Léo Ferré. Comunque, a prescindere dal nome, dal vivo mi hanno proprio scosso. Pathos (quello buono), energia e una perizia tecnica pazzesca che non diventa mai arida esibizione di virtuosismo. E il disco è una krutizna. Ah: i Pink Floyd del 1967-1970 erano veramente grandi. Fìdati.

  3. sedicinove ha detto:

    eh gia’ mio caro, sono proprio tornato con il mio carico di adipe e di ignoranza (vedi questione origine del nome del gruppo). Per quanto riguarda i Pink figurati se non lo so, ma mi piace cosi’ tanto stuzzicare i loro fan talebani! Purtroppo tu non ti incazzi, provero’ con qualcun altro. Spero di vederti presto. a.

  4. anonimo ha detto:

    A nome de Les Anarchistes, ti sono grato per le tue parole…
    Dovremmo tornare entro un mese al Torchiera, magari ci vediamo là…
    Un abbraccio
    Marco

  5. razgul ha detto:

    Grazia a voi! Al Torchiera ci sarò di sicuro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...