STORIA DI NOI, DEL MARE E DELLA RABBIA IN 12 BRANDELLI

7.
A un centinaio di metri da noi la gente si mette a correre. L’orsetto si gira e grida “Non è niente, andiamo avanti, sarà qualcuno che ha acceso un fuoco sulla spiaggia!”.
F.: “Guarda che quelli sono lacrimogeni!”
Orsetto: “Ma no, sarà un falò!”
F.: “Ma vattene un po’ affanculo!”.

Io e F. andiamo avanti. Ci infiliamo gli occhialini da piscina e il foulard.
Il fumo sembra diradarsi, la gente davanti a noi si ricompone.
L’orsetto: “Visto? Non era niente”.
F. ed io gli occhialini ce li teniamo, per il momento.
Arriviamo. Mi giro verso sinistra. C’è una stradina in salita, stretta e ripida. Attraverso gli occhialini un po’ appannati faccio in tempo a scorgere gli elmetti blu che scintillano sotto il sole. Un momento dopo partono i lacrimogeni. La gente si scompone, urla, si butta furiosamente verso destra. Veniamo travolti, trascinati via. A destra c’è un muro. Ci si schiaccia l’un l’altro contro quel muro. Qualcuno cade per terra. R. tossisce e stringe gli occhi. Gli occhialini non ce li ha mica, lei. Allora la afferro per un braccio e mi metto a correre come un cretino. Usciamo dalla nebbia. Aspettiamo che escano anche gli altri del gruppo.
Ci siamo tutti. L’orsetto è ammutolito. F. si sfila gli occhialini e smadonna. Tutti tossiamo. La pelle ci brucia. Cerchiamo di lavarci le braccia e il petto. È il gas C.S., mica cazzi!

(Per molto tempo mi sono chiesto perché. Perché bersagliarci di lacrimogeni in quel posto e in quel momento. Non eravamo più un corteo, ma tanti piccoli gruppi sparsi. Non marciavamo, ma camminavamo lentamente. Sembravamo i resti di un’armata di straccioni in rotta.

L’unica risposta che ho trovato è questa. Volevano spaventarci e umiliarci. Per loro, evidentemente, terrorizzare e umiliare è fonte di godimento).

8.
Sturla, prima del tramonto.
Siamo dall’altra parte della città, rispetto a dove dovremmo essere. Mentre la folla dei manifestanti ci sfila di fianco, diretta ai pullman, cerchiamo di capire dove si trova lo spezzone milanese del corteo, quello con cui dovremmo tornare. Si cerca di telefonare, ma i cellulari funzionano a singhiozzo. Veniamo a sapere che è molto più avanti, e sta contrattando con la polizia la strada per la stazione. Ora ci tocca rifare daccapo la strada. O in alternativa di trovare un posto dove passare la notte.
– C’è una scuola dormitorio, in centro. Se ci va male e non ribecchiamo il gruppone, possiamo andare lì.
– Fa’ vedere la cartina… Dov’è?
– Qui. Via Battisti.
– No, prima proviamo a raggiungere gli altri.

Deciso. Ci mettiamo a correre. Via Cavallotti, Boccadasse, Lido d’Albaro. Tutti quelli che incrociamo vanno nella direzione opposta, verso piazza Sturla. Ci fermano, dicono: “Non andate verso il centro, che la polizia sta facendo i rastrellamenti”. Questa cosa dei rastrellamenti, in particolare, ce la ripete più d’uno. Ci domandiamo se stiamo facendo una cosa intelligente, a ributtarci in bocca a quelli lì.
Ripassiamo dal posto dei lacrimogeni. Adesso non c’è nessuno, si passa tranquillamente.
Un elicottero ci ronza costantemente sulla testa. Sembra che ce l’abbia proprio con noi, che ci stia dando la caccia. Ovviamente non è così, è solo una mia paranoia. Ma d’altra parte chi può dire cosa può succedere, da qui in poi, e se è ancora possibile rintracciare un confine tra la fantapolitica e la realtà? Per il troppo caldo, mi dico, alla nostra svaccata democrazia si è sciolto il trucco, e da sotto è saltata fuori la sua vecchia, vera faccia: luttuosa, feroce, fascista.

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