Sì, certo. La guerra in Iraq è finita: così dice il corriere della sera, così ripetono al telegiornale. Ai vincitori si dà sempre ragione, è così che funziona – pare – la psicologia di massa. Tanto più che questa guerra è stata particolarmente pulita e veloce: proprio come una sveltina igienicamente corretta ai tempi dell’aids. Pochi morti, che poi bisognerebbe sempre mettere nel conto della storia progressiva. E se qualche bambino arabo ci ha rimesso le braccia, innanzitutto dovrebbe considerare che:
1. tutto sommato è ancora vivo;
2. prima o poi gli scienziati sul libro paga di Glaxo-Wellcome, Pfizer o Bayer inventeranno un sistema (costoso ma ineccepibile) per fargliele ricrescere.

E i pacifisti? Si sono sbagliati. Poveretti, cosa credevano? Non sapevano che i B52 sono potenti, che le bombe teleguidate sono efficacissime?
E invece no, col cazzo. Chi ha voluto la guerra ha commesso un gesto criminale, chi l’ha appoggiata vi ha compartecipato psichicamente, la guerra non è finita e applicare calcoli contabili ai morti è una pratica ripugnante.

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