Sfogliando Internazionale (II)

Onestamente è impossibile sapere se questa è una guerra buona o cattiva”: qui è espresso il concetto dell’impossibilità di un giudizio preventivo sulla guerra (il concetto di guerra preventiva, a quanto pare, è stato legittimato). Chissà perché. Forse è lo spirito pragmatista che pervade la visione del mondo americana dal suo nascere. Eppure a me sembra un approccio totalmente degno e possibile alla realtà, quello di formulare un pre-giudizio (cosa diversa dal pregiudizio comunemente inteso), un’opinione che nasca a partire da elementi ‘anteriori’ rispetto all’oggetto dell’osservazione, siano essi l’esperienza di un conflitto precedente o una convinzione etica. Mi allargo: che sia perché il nostro modo di rapporto con il mondo e il loro sono rovesciati? In altre parole, il materialismo e il pragmatismo della cultura statunitense scaturiscono dal rifiuto di una visione che tragga giudizi sulle cose non basandosi esclusivamente su quelle stesse cose? E, all’inverso, il modo europeo non tende forse ad applicare alle cose uno sguardo cognitivo che non è totalmente vergine, ma si arricchisce preventivamente di un codice etico a priori? Forse l’etica americana scaturisce unicamente dalle cose, mentre l’etica nostra viene prima di esse (così che è il rapporto etica-realtà a generare la nostra visione del mondo)?

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