Sfogliando Internazionale (I)

Questa settimana riportano un articolo di Michael Lewis. Questo Lewis è un giornalista del New York Times Magazine. È anche, per applicare le nostre categorie politiche, un progressista. L’incipit del suo pezzo mi ha perciò colpito in maniera particolare. Scrive Lewis: “Onestamente è impossibile sapere se questa è una guerra buona o cattiva; se aumenterà o diminuirà la somma totale delle sofferenze umane. (…) Le certezze non sono possibili: la guerra è questione di sottili calcoli, valutando i costi in continuo cambiamento e i benefici sempre sfuggenti”.
L’argomento dibattuto nell’articolo è il silenzio del mondo finanziario statunitense sulla guerra, l’apparente mancanza di un’opinione precisa sul conflitto da parte degli uomini d’affari. Cosa tanto più grave, dal momento che per Lewis costoro sono “le persone veramente capaci di influenzare la società americana”.
Mi viene da pensare a quanto siano differenti tra loro le categorie mentali nostre e americane, anche se apparteniamo grossomodo allo stesso spazio culturale. Anche se ci riconosciamo grossomodo nella stessa area ideologica – progressista, democratica. Vediamo.

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